Faithless live a Milano: poca gente, tanto calore

Chi aveva organizzato il concerto di dei Faithless a Milano, mercoledì 11 febbraio, probabilmente sperava in un altro tipo di affluenza, almeno a giudicare dal locale prescelto, il Rolling Stone, spazio da 1500 posti circa. Invece, i presenti erano molti meno, gli assenti scoraggiati forse anche dall’orario di inizio del concerto - le 21 - forse eccessivamente presto rispetto alle ore notturne in cui la musica del gruppo si fa micidiale. Sì, perché i Faithless, capitanati dal loro sciamano Maxi Jazz - un’ovazione per lui quando arriva sul palco - propongono un connubio riuscito tra la forma canzone e la tensione dinamica della musica rave, catturando il pubblico con la ripetitività ipnotica delle loro atmosfere. Maxi Jazz alla voce, Dave Randall alla chitarra e i due produttori Rollo e Sister Bliss a prendersi cura del resto, con in più due coriste e un percussionista: la line-up del gruppo sul palco è questa, e la loro formula musicale è sostenuta sin da subito dall’attacco massiccio che Maxi Jazz porta al cuore del pubblico, inanellando rime dalla vibra ragamuffin’ ma mai scontate. Non si risparmia, il frontman, mentre il gruppo cerca di enfatizzare al massimo le sue parole condendole con arrangiamenti di volta in volta capaci di citare il technopop inglese anni ’80, la sana lezione dub alla Sly & Robbie, del banale pop da classifica. L’impressione - a tratti - è che se sparissero tutti e rimanesse solo lui, Maxi Jazz, a rimare per la folla, il risultato sarebbe lo stesso, in termini di calore umano. Dove il gruppo però fa la differenza è nell’effetto rave di cui si diceva prima: tastiere e programmazioni hanno gioco facile nel ripetere le stesse sequenze e scatenare il ballo, e così anche un Rolling Stone non proprio affollato si ritrova a ballare con le braccia al cielo. Il concerto, incentrato sulle canzoni del loro album "Sunday 8 p.m." (v. in Recensioni Rockol), decolla dal quinto pezzo, "Insomnia" e non scende più di tono, anzi, dopo la clamorosa "God is a DJ", per i bis la tensione sale ancora di più, e quando il gruppo saluta dopo "Drifting away" il malcontento serpeggia palpabile. Il gruppo abbandona il palco, lui, Maxi Jazz, scende in platea per stringere qualche mano prima di ringraziare e sparire. Le magliette con su scritto "God is a dj" si vendono, comunque, come a voler dire "messaggio ricevuto". Ecco di seguito la scaletta del concerto:
"Reverence"
"She’s my baby"
"Take the long way home"
"Sunday 8 p.m."
"Insomnia"
"Bring the family back"
"Salva mea"
"Dirty old man"
"All races, all colours"
"God is a dj"
"Postcards"
"Drifting away"

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