Bertelsmann: un paio d'anni per decidere le sorti di BMG

Bertelsmann: un paio d'anni per decidere le sorti di BMG
E' tempo di ripensamenti e di grandi riflessioni, nei quartier generali delle major multinazionali. Mentre Vivendi fa sapere di non voler rinunciare a Universal, almeno nel breve-medio termine, ed EMI riprende i negoziati con Warner in vista di una possibile fusione (vedi News), anche la tedesca Bertelsmann si interroga sul futuro della sua divisione discografica, BMG.
Il fatto che il presidente e amministratore delegato Rolf Schmidt-Holtz abbia deciso di restare al suo posto (vedi News) fa supporre che per la società si prospettino novità importanti nel futuro prossimo: ma per vedersi delineare la nuova situazione, ha subito aggiunto il numero uno di Bertelsmann, Gunter Thielen, bisognerà probabilmente attendere un paio d'anni.
Il management della multinazionale tedesca respinge come semplici congetture, allo stato attuale, le ipotesi di un “merger” con EMI (se l'operazione Warner non dovesse andare in porto), di una cessione del 75 % di BMG o di una vendita tout court dell'azienda discografica. Ma ammette che il direttore finanziario di Bertelsmann, Siegried Luther, sta studiando i bilanci per valutare con attenzione le soluzioni più convenienti, dal punto di vista economico e strategico. Più snella (1.200 posti di lavoro tagliati) ed efficiente (risparmi annui di 200 milioni di euro nei costi annui di gestione, profitti stimati tra i 100 e i 125 milioni di euro per il 2002) rispetto a due anni fa, BMG resta al centro degli interessi di Bertelsmann, come gli stessi Thielen e Schmidt-Holtz (vedi News) hanno confermato in questi giorni: anche perché i suoi vertici sono interessati a sfruttare più intensamente, in futuro, le possibili sinergie tra musica e televisione. Ma tra le priorità del gruppo tedesco c'è anche quella di ridurre i debiti, aggravati dall'acquisto di Zomba per 2,74 miliardi di dollari (vedi News): una soluzione al vaglio prevederebbe la separazione tra società discografica e edizioni musicali, che potrebbero essere messe in vendita (come si dice potrebbe fare anche la EMI: il publishing ha di nuovo perso la sua centralità strategica?). I giochi, come si vede, sono tutt'altro che fatti. Ma è sicuro che alla Bertelsmann incrociano le dita, sperando che la fusione EMI-Warner non abbia mai luogo: in quel caso, BMG rischierebbe davvero una posizione marginale sul mercato.
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