Shania Twain e Peter Gabriel, primi ospiti stranieri a Sanremo

Shania Twain e Peter Gabriel, primi ospiti stranieri a Sanremo
Non si poteva scegliere un cartellone così diversificato per gli ospiti della prima serata del festival di Sanremo. Da una parte la signora del country-rock Shania Twain, dall’altro lato Peter Gabriel, uno che non ha bisogno di presentazioni. Da un lato la musica più divertente e l’intrattenimento; dall’altro, la musica come sperimentazione creativa.
La Twain, canadese ora trapiantata in Svizzera, si presenta alla stampa nel pomeriggio di oggi, 4 marzo, in una sala dell’hotel a 5 stelle in cui alloggia. La segue uno staff imponente, come si confà ad un star che ha venduto più di 40 milioni di dischi: oltre 30 per il fortunatissimo “Come on over” e più di 10 per il recente “Up!”, uscito lo scorso autunno. Gentile e disponibile, come già quando Rockol la intervistò lo scorso novembre, dichiara di sapere ben poco di Sanremo, se non che è un grosso evento. “Perché sono qua? Perché no? Faccio molta promozione, partecipo a molti show televisivi di questo livello”, dice. Poi spiega che conosce poca musica italiana: “In Svizzera ne passano molta alla radio, ma non so nominare nessun artista, se non quelli di successo internazionale. Bocelli per esempio… E’ qua a Sanremo? Non lo sapevo, sarebbe bello conoscerlo”.Mentre spiega che il suo tour non partirà prima dell’autunno 2003, dedica un pensiero deciso all’attuale situazione mondiale: “I politici pensano che dovrebbe parlare solo chi ha titolo per farlo. Eppure tutti abbiamo una voce, e dobbiamo usarla. Io non sono un politico, faccio spettacolo e non voglio abusare della mia posizione. Però cosa penso ve lo dico volentieri: ‘No war’. Sicuramente ci deve essere un’altra soluzione per risolvere questa situazione.
Peter Gabriel, invece, incontra invece la stampa al Teatro Ariston, e viene subito assalito, prima dai fotografi poi dalla domande dei giornalisti. Parla con voce pacata e non si scompone neanche quando scatta un applauso per sottolineare il suo ritorno al Festival dopo 20 anni. Era il 1983 e, cantando “Shock the monkey”, Gabriel cadde sul palco facendosi male alla schiena. Questa sera Gabriel si esibirà cantando “Growing up” utilizzando due sfere di plastica di 3,2 e 1,8 metri di diametro rispettivamente, nelle quali si rinchiuderà.
Le prime parole sono di affetto e stima verso il nostro paese: “l'Italia è sempre stato il mio paese preferito in Europa, e la Sardegna è sempre stata la località più romantica per me e mia moglie”, dice Gabriel, che nell’isola ha preso casa; la scorsa estate vi ha pure organizzato un concerto a sorpresa (vedi news).
Poi, su richiesta dei giornalisti, Gabriel riflette sull’uso della tecnologia, di quella stessa tecnologia che lui usa in abbondanza sul palco e nei suo dischi: “La tecnologia è sempre stata vista come un nemico dello spirito, ma è uno strumento che ci aiuta a capire meglio il nostro potenziale. La tecnologia è come il fuoco: se ne può essere schiavi nel caso di un incendio oppure usarlo per riscaldarsi”.
Gabriel si dichiara contro la guerra (ad inizio conferenza stampa si presta pure a posare con una bandiera della pace), annuncia di avere intenzione di occuparsi ancora della musica e della cultura italiana, come ha già fatto in passato con la sua etichetta Real World: ci sono due progetti in via di definizione, ma Gabriel preferisce non parlare al momento. La conferenza stampa scivola via velocemente: le ultime battute sono per annunciare che non bisognerà aspettare nuovamente un decennio per dare un seguito a “Up”, che arrivò dieci anni dopo “Us” : un nuovo album dovrebbe uscire già il prossimo anno.
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