Paolo Conte al lavoro su un nuovo disco: l'intervista

Paolo Conte al lavoro su un nuovo disco: l'intervista

Scarseggiano i dettagli, ma la notizia è certa: Paolo Conte è al lavoro su un nuovo disco. Non si apre più di tanto nell’anticiparne a Rockol i particolari: “Un’idea dei tempi non gliela posso dare, però le dico che sto lavorando a un disco, questo sì”. E vista la pubblicazione del best “Gong-oh” nel novembre 2011, non può che trattarsi di un lavoro di inediti, atteso seguito di “Nelson”, inciso nel 2010.
Questo nuovo impegno discografico ci spiega perché il suo calendario estivo langua di concerti: dopo le tappe di Vienna (24 giugno) e Montreux (8 luglio), l’unica data prevista resta quella imminente del 30 luglio, nell’antico borgo medievale di Cava degli Umbri a San Marino. E, se manterrà come crede il repertorio degli ultimi live, chi andrà potrà sentirlo cantare vecchi successi: da “Bartali” a “Via con me”, a “Gioco d’azzardo”, fino alla produzione più recente. Il tutto accompagnato da un’orchestra pronta a garantire arrangiamenti importanti: chitarre in primo piano, bassi, fiati, percussioni e l’immancabile pianoforte suonato dallo stesso Conte.
Ed è proprio la data di San Marino a darci il pretesto per intervistare l’avvocato astigiano, che ci racconta così di come lavora ai suoi concerti (“Tutto preparato dal punto di vista armonico e ritmico, con qualche spazio per l’aspetto melodico/improvvisativo”), di essere di tanto in tanto anche spettatore (“Gli ultimi concerti sono stati quelli di Woody Allen e Charles Aznavour”) e, rispetto ai tanti viaggi che il lavoro gli impone, di sentirsi “un artista internazionale che fa i suoi giri e poi torna a casa”. Dunque “italiano, orgogliosamente sì, emigrante magari no”. E ci si ritrova così a parlare di confini: “Come lei sa, ci sono tanti tipi di confini, a volte amari a volte piacevoli, dipende anche da noi che ora siamo nomadi, ora non più”.
E’ sempre così con Paolo Conte, si inizia chiacchierando di canzoni e ci si ritrova a parlare del mondo, perché la sua musica davvero non conosce esili, in quanto figlia di ogni dove. Canta in italiano Conte, ma anche in francese, inglese, spagnolo, e se gli chiediamo con che verso farebbe iniziare una canzone che racconti il suo rapporto con la musica italiana, non ci pensa su: “Non scriverei mai una canzone saggistica. Se proprio vuole un incipit, lo prendo in prestito: ‘Saran belli gli occhi neri, saran belli gli occhi blu’… (da ‘Ma le gambe’ di Giovanni D’Anzi)”. Una citazione di fine anni 30, che sa di visione ampia e che al contempo ci riporta alla mente tante realtà musicali perdute, dal Trio Lescano al Quartetto Cetra, tutti fini interpreti di un mondo musicale che non c’è più. Ma non bisogna andare così lontano per declinare al passato le vite artistiche di illustri colleghi, su tutti hanno fatto rumore gli addii di Ivano Fossati e Francesco Guccini: “Mi auguro che questi due grandi artisti tornino a essere visitati dalle Muse e riprendano a scrivere”, auspica Conte. Perché la musica dei grandi è patrimonio della nostra cultura e il nostro jazz-man lo sa bene, ma se oggi le sue canzoni sono in buone mani, “il problema è la memoria, nel futuro, del passato”. Ed è proprio la memoria del passato a farci ricordare Renzo Fantini, suo produttore (ma anche di Francesco Guccini e Vinicio Capossela) venuto a mancare nel 2010, e che Conte ricorda “con l’infinita tenerezza per un caro amico”. Siamo ai saluti, ma non si lascia andare via un Maestro come Conte senza un consiglio per i curiosi dell’arte e della musica, su chi o cosa valga la pena porre attenzione: “Un disegno di Dürer, gli Hot Five di Louis Armstrong e le poesie di Camillo Sbarbaro”. Qualcosa con cui ingannare l’attesa del nuovo disco di Paolo Conte ora l’abbiamo.

(Paola De Simone)

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