Mercato 2002: male gli USA, peggio la Germania

Un altro anno in rosso, per la discografia USA: le cifre di consuntivo del 2002 (fonte RIAA, l’associazione nazionale di categoria) parlano di fatturati in calo di quasi il 7 % e di perdite dell’ordine dell’11 % in termini di pezzi venduti. Peggio che in Italia, insomma, dove il mercato è stato tenuto artificialmente in vita dagli sconti e dalle promozioni sul catalogo (vedi News): non si tratta comunque di una sorpresa, dato che da tre anni ormai anche l’industria più potente del mondo ha dovuto rassegnarsi a chinare la testa di fronte alla recessione implacabile dei consumi di musica registrata. Resta il fatto che i risultati del 2002 sono peggiori di quelli dell’anno precedente (il giro d’affari di oggi, 12,6 miliardi di dollari, è il più basso dal 1997), mentre i discografici puntano il dito sui nemici di sempre, la pirateria on-line e quella tradizionale, a dispetto di un forte giro di vite nelle attività di repressione e nei sequestri di CD-R e di prodotti contraffatti (+ 90 %).
Ancora più drammatica la situazione in Germania, dove il fatturato dell’industria discografica è crollato nel 2002 dell’11,3 %, a 1,97 miliardi di euro (calano del 7,6 % i pezzi venduti, 223,7 milioni di unità, con i singoli in caduta libera, - 22 %). Nell’arco di un anno, fa osservare la locale associazione dei discografici BPW, le vendite di CD-R sono contemporaneamente balzate da 304 a 486 milioni di pezzi. E secondo il presidente della stessa BPW, Gerd Gebhardt, circa il 55 % dei dischetti vergini (267,3 milioni di pezzi) sarebbero stati utilizzati per copiare musica: a dispetto del numero crescente di CD (tra i 40 e i 50 milioni di pezzi) immessi sul mercato con software di protezione anticopia.
Dall'archivio di Rockol - Music Biz Cafe, parla Enzo Mazza (FIMI)
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