Universal, Vivendi ha rifiutato un'offerta da 8,5 miliardi di $ per venderla

Tre mesi fa la società giapponese di telecomunicazioni e Internet SoftBank ha fatto un'offerta da 8 miliardi e mezzo di dollari per aggiudicarsi la major discografica Universal Music senza tuttavia convincere la holding francese Vivendi ad accettare la proposta. Le indiscrezioni diffuse ieri dal Financial Times sostengono che le trattative siano proseguite per circa tre mesi: obiettivo di Masayoshi Son, il magnate miliardario che ha fondato SoftBank, è di fare della sua società la più grande azienda di telefonia mobile del mondo con asset di prima qualità anche sul fronte dei contenuti da diffondere attraverso il suo network.

Come noto, e a dispetto delle dichiarazioni ripetute negli ultimi mesi, Vivendi sta prendendo in considerazione l'ipotesi di uno spin off delle sue attività nel settore entertainment a fronte di risultati poco soddisfacenti a livello di conglomerato e sul mercato azionario. Universal conserva saldamente la leadership del settore discografico mondiale, con quote di mercato che variano tra il 30 e il 40 per cento a seconda dei Paesi, e anche per questo motivo - oltre che per la solidità dell'azienda - la sua valutazione da parte di SoftBank è nettamente superiore a quella che ha permesso alla stessa società di rilevare gli asset discografici di EMI Music da Citigroup per 1,9 miliardi di dollari.

Billboard stima in circa 940 milioni di dollari l'attuale margine operativo lordo (EBITDA) di Universal, inclusivo degli introiti ricavati dalla vendita dei cataloghi Sanctuary, Mute e Parlophone (acquistato da Warner Music per 487 milioni di sterline). Il multiplo che SoftBank sarebbe stata disposta a pagare è dunque superiore a 9, significativamente più alto rispetto al multiplo del 7,6 incassato da Citigroup grazie alla vendita della EMI.

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