Robbie Williams dal vivo in diretta nei cinema: l’intervista

Robbie Williams dal vivo in diretta nei cinema: l’intervista
Credits: Leo Baron

Il 20 agosto Robbie Williams si esibirà dal vivo a Tallin, nel corso del suo “Take the crown tour”, a supporto del disco uscito lo scorso autunno. Il concerto sarà trasmesso in diretta nei cinema di tutta Europa - in italia nelle sale del circuito Nexo - (qua l'elenco delle sale).
Per l’occasione ripubblichiamo l’intervista che abbiamo fatto a Robbie lo scorso 17 ottobre, in occasione della sua visita italiana per presentare l’album. Un’intervista a tutto tondo in cui Robbie reclama la corona di re del pop....Buona Lettura!




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“Sono pronto a combattere”. Robbie Williams è in splendida forma e vuole riprendersi la corona di re del pop. “Take the crown”, appunto. Il nuovo disco uscirà il 5 novembre e oggi è passato a presentarlo in Italia: staserà sarà ad “X Factor”, ma prima ha incontrato la stampa.
Più che una conferenza stampa è uno show: battute continue e un fuoco di fila di dichiarazioni che farebbero la gioia di un titolista.

Robbie diverte i giornalisti, guarda negli occhi quando risponde per farti capire (o illudere, per i cinici) che è sincero. Il ciuffo è sempre lo stesso, con qualche striatura di grigio. Il peso è sotto controllo, l’umore è davvero ottimo. .
“Ho stabilità, ho una famiglia”, dice - sua figlia è nata giusto un mese fa. “Non voglio mandare tutto a puttane e so che posso smettere di preoccuparmi di certe cose - so che c’è una rete di sicurezza là fuori, qualcosa che va oltre le vendite o un commento di merda su Youtube ad un mio video”.
Però Robbie è iperdeterminato a riguadagnarsi il posto che, secondo lui, gli spetta. “L’ultimo disco non ho fatto promozione e tour, non ero interessato a fare la popstar. E se mandi quel segnale la gente lo recepisce. Ora il mio segnale è che voglio prendermi tutto. Voglio competere, sono pronto”, spiega.
“Non ci sono altre popstar anglosassoni della mia generazione in grado di riempire uno stadio e tenere quella platea per due ore e questo mi fa sentire bene” - e infatti il prossimo passo sarà un tour che toccherà anche l’Italia, a San Siro a luglio (“I miei discografici mi han chiesto di non parlarne. Ma posso dirvelo, so che non lo scriverete...”, scherza confermandolo).

Poi continua il suo ragionamento sulle olimpiadi del pop: “Non c’è molta competizione tra gli uomini, in realtà. E’ più dura sul versante femminile. Tra gli uomini credo che Michael Bublé sia un grande performer e intrattenitore. Bruno Mars. Sono contento che Justin Timberlake si sia messo a fare l’attore perché sarebbe stato un osso duro da battere. Ma non c’è molta gente nuova”.
Un Robbie così tosto e determinato avrà contemplato l’ipotesi del fallimento, gli chiediamo: “Ci sono molti modi per me per giudicare il mio successo.

Se il destro non va a segno, magari il sinistro sì”, dice continuando la metafora boxistica e mimando ganci e uppercut. “Spero di fare un uno-due tra album e tour, ma so che il disco non funziona, lo faranno i concerti, e la mia autostima avrà qualcosa su cui reggersi. Sono sul ring, ho la guardia alta e sono pronto. Ma ho anche le spalle larghe per reggere quello che succederà”. .
Del disco dice apertamente: “Non ha un genere preciso, voglio solo un fucking hit!”. Poi spiega la sua storia: “Ho fatto cinque album con il suono ‘classico’ di Robbie Williams, che hanno avuto successo, forse ero la maggior popstar del mondo... Anzi, lo ero sicuramente. E anche allora, quando sei in cima, l’unica voce che senti è ‘Sei una merda’. Voglio dire: gli U2 sono grandi, e la gente pensa siano delle merde. I Coldplay.... sono delle merde ma la gente pensa siano delle merde.... Scrivetelo pure, non mi interessa”, dice con un sorriso (anche se poco dopo tesserà le lodi di Chris Martin: “il migliore autore di melodie che ci sia in circolazione)”.



“Ad un certo punto ho iniziato a pensare che ero davvero una merda e mi sono messo a sperimentare. Credevo di avere trovato la risposta con ‘RudeBox’, mi ero divertito a farlo e speravo che i miei fan lo percepissero. E tutti mi hanno risposto che non ero io. Il mio disco successivo, “Reality killed the video star” era una via di mezzo, perché ero in un dilemma: se avessi seguito la strada di ‘Rudebox’ sarebbe stato un suicidio. Così ho fatto un po’ quello che volevo e un po’ quello che ci si aspettava da me. Oggi sono swing, hip-hop, sono un sacco di cose. In questo disco voglio solo avere successo”.
Per andare sul mercato americano? “E’ una battuta, vero?”, dice dopo una fragorosa risata. “No, voglio sfondare anche lì”, dice riprendendo l’atteggiamento serio. Per quanto può essere serio Robbie Williams, uno che dice cose pesanti con un sorriso, e cose leggere con la faccia cupa.

Curiosa in questa ottica, la scelta di Jacknife Lee, uno dei più stimati produttori rock in circolazione (Editors, R.E.M., Snow Patrol): “E’ stata un’idea dei miei discografici. Io non avevo più molte idee”, spiega. “Poi, a dire la verità, non ci sono molti produttori giovani del livello di un Brian Eno, e lui potrebbe uno di quel calibro. L’ho conosciuto, mi è piaciuto come persona, sono andato a casa e ho ascoltato quello che aveva fatto. E a quel punto ho messo il mio disco nelle sue mani. Tutto così semplice”.
Ha una parola buona per tutti, Robbie.

Per i .Take That: “Mi diverto a lavorare con i ragazzi, è quasi una vacanza. E’ facile, è bello condividere le responsabilità in cinque. Se il prossimo album che faremo assieme sarà comprato e giudicato positivamente la metà dell’ultimo, sarà un successo. Ci vedremo presto a pranzo e faremo un ragionamento assieme sul punto cui siamo”.
Persino sugli eredi One Direction (“sono sempre cinque ragazzi che fanno urlare le ragazze. Noi abbiamo lavorato come dei pazzi sui passi di danza e spero che tocchi anche a loro. Sono certo che stanno lavorando duro”) e sui talent show (“In Inghilterra X Factor sarà pure calato, ma fa pur sempre 9-10 milioni di persone ed è sempre meglio di tante altre cose. Ha sempre un grande impatto culturale e mi diverto a vederlo”).
Lascia la sala con un sorriso mettendosi a disposizione dei giornalisti che per un attimo si trasformano in fan e gli chiedono una foto, mentre i suoi discografici cercano di portarlo via. Un intrattenitore puro.

 

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