Linkin Park: una ‘Meteora’ di suoni ibridi

Linkin Park: una ‘Meteora’ di suoni ibridi
Per capire quanto la casa discografica dei Linkin Park tenga al gruppo californiano, basta scorrere i dati delle vendite elencati nel comunicato stampa e ascoltare attentamente la lunga lista di ciò che è proibito fare: proibito portare in sala i registratori, almeno durante l’ascolto del nuovo disco “Meteora”, proibiti i cellulari (non si sa mai, con la tecnologia di oggi), proibiti cappotti e naturalmente zainetti. In compenso, però, il tavolo è imbandito di cornetti di tutti i gusti, succhi di frutta e mille altre leccornie. Per saggiare poi la consistenza del fenomeno Linkin Park, ingigantito a dismisura dalle quindici milioni di copie vendute con il disco di debutto, “Hybrid theory”, è sufficiente dare un’occhiata, non soffermandosi troppo con lo sguardo, alle due gigantesche guardie del corpo che seguono i cinque ragazzi ovunque. Cinque, appunto, perché il cantante Chester è impegnato altrove, forse in un’altra intervista. “Ciao, come state, voi che scrivete per i giornali quotidiani. Che cosa vi ha mai portati qui?”, dice qualcuno. E’ silenzio. Lo spirito dei Linkin Park, circondati da giornalisti che potrebbero essere loro padri, non risulta così efficace. “Ho come l’impressione che questa intervista non ci porterà da nessuna parte”, dice tra i denti Joe Hahn, DJ e campionatore, oltre che il più loquace del gruppo. Quando però gli viene annunciato a gran voce che in Italia la gente vuole capire meglio chi sono i Linkin Park, vestiti extra large e cappelli da baseball indossati al contrario, tutti sembrano molto compiaciuti. “Siamo contenti del nostro disco”, ribatte allora Joe, prontamente. “Abbiamo lavorato molto duramente per ‘Meteora’. Un giorno ci è capitato di avere tra le mani una rivista di viaggi, che era del nostro autista che ci accompagna in giro in autobus, in cui si parlava di questo luogo in Grecia, un posto dove ci sono dei monasteri costruiti a picco su delle rocce altissime. Non avevamo mai visto una cosa del genere. Abbiamo guardato le foto, e tutto era così imponente che abbiamo deciso di intitolare il nostro disco così. Anche la parola, ‘Meteora’, è solenne”. Non sarà forse che le loro canzoni sono improvvisamente diventate sinonimo di spiritualità, come nel caso dei colleghi P.O.D., la cui musica è stata ribattezzata “Christian rock”? “Quando abbiamo scelto quel titolo, avevamo appena cominciato a raccogliere idee per il disco”, dice Mike Shinoda (beat e sample). Non avevamo idea di cosa ne sarebbe uscito. Di certo non volevamo scrivere un album che parlasse di ‘monasteri in cima a una roccia’… volevamo solo che suonasse fresco, perché il successo precedente era stato molto grande per noi. E volevamo che le qualità del nuovo lavoro fossero ancora più varie rispetto al passato”. Proprio come l’ibrido musicale che ha reso i Linkin Park uno tra i gruppi rock oggi più amati nel mondo.
L’intervista completa rilasciata dai Linkin Park verrà pubblicata prossimamente sulle pagine di Rockol.
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