NEWS   |   Industria / 11/07/2013

Copia privata, sul caso Amazon l'Europa conferma diritto all'equo compenso

Copia privata, sul caso Amazon l'Europa conferma diritto all'equo compenso

L'Unione Europea ritiene legittima, a determinate condizioni, la riscossione di un prelievo per "copia privata" sulla prima vendita di supporti di registrazione (Cd e Dvd vergini, schede di memoria, lettori Mp3). Lo ha stabilito la Corte di Giustizia della UE, chiamata a decidere su una vertenza che da anni contrappone Amazon ad Austro-Mechana, una società austriaca di gestione collettiva dei diritti d'autore che aveva citato il colosso americano del commercio elettronico presso il Tribunale di Commercio di Vienna relcamando un importo pari a 1.856.275 euro per il primo semestre del 2004 e l'emissione di una ingiunzione che costringesse il rivenditore a produrre i dati contabili necessari a quantificare le somme dovute per il resto del periodo compreso tra il 2002 e il 2004. Dopo che l'agenzia di collecting austriaca si è vista dare ragione sia in primo grado che in appello, Amazon è ricorsa alla Corte di Giustizia: ma anche secondo l'organo comunitario, a determinate condizioni e salvo prova contraria, si può presumere che i supporti di registrazione venduti a privati vengano utilizzati da questi per effettuare copie di opere dell'ingegno determinando così l'insorgere di un diritto all'equo compenso da parte di autori, artisti e produttori (la normativa dell'Unione, spiega la Corte, prevede anche la possibilità di un rimborso nei casi in cui l'uso non sia manifestatamente rivolto alla realizzazione di copie private).

L'organo giudiziario comunitario ha anche statuito che l'obbligo di versare un prelievo sui supporti vergini non è escluso se un versamente analogo è già avvenuto in un altro Stato membro, perché il soggetto che ha effettuato il pagamento in uno Stato non territorialmente competente può richiederne il rimborso. "Questa decisione della Corte di Giustizia sul caso Amazon", sostiene il presidente della FIMI Enzo Mazza, "chiude molte delle contestazioni anche in Italia. A questo punto tutti gli esportatori verso l'Italia dovranno versare il compenso".