NEWS   |   Recensioni concerti / 11/07/2013

Concerti, Gov't Mule: la recensione del live di Milano

Concerti, Gov't Mule: la recensione del live di Milano

 

"We apologise for the crazy sounds", scusateci per i suoni assurdi e fuori controllo. Siamo a tre quarti dell'esibizione dei Gov't Mule alle Officine Creative Ansaldo di Milano e Warren Hayes, uomo schivo e di poche parole, si becca un applauso catartico e liberatorio da parte di un pubblico esasperato. La cosiddetta "Agorà" ricavata negli spazi della vecchia struttura industriale in zona Navigli, preferita all'altra sala disponibile perché dotata di una pedana rialzata che permette una migliore visibilità, può andare bene per un rave a base di musica elettronica ma per un concerto rock ad alto volume e un gruppo virtuoso come i Mule diventa un incubo (ne sono consapevoli loro, "road warrior" che ne hanno viste di tutti i colori. E ne viene tempestivamente informato il promoter Claudio Trotta, che oggi si scusa pubblicamente con gli spettatori offrendo opportunità di riutilizzo del biglietto per assistere ad altri concerti). Lunga, alta e stretta, dotata di ampi finestroni e occupata su un lato da un ingombrante parallelepipedo di cemento che nasconde alla gran parte degli astanti metà dei diffusori, sembra contraddire immediatamente ogni concetto elementare di acustica architettonica. Cosicché quando i quattro attaccano decsi il primo dei due set con i riff hard "Streamline woman" e il wah wah di "Bad man walking" lì dentro è una bolgia: il basso di Jorgen Carlsson e la batteria di Matt Abts rimbombano in un tremore traballante e confuso, qualcuno arretra subito o si avvicina speranzoso alla zona mixer, altri smoccolano e scuotono la testa, e in tanti - armandosi di santa pazienza - si adattano immaginandosi magari proiettati indietro agli anni Settanta, quando l'alta fedeltà dal vivo era un concetto relativo. La musica aiuta, perché i Mule sono una banda che a quel decennio guarda con affetto e passione e che intende i concerti come happening in cui si mescolano improvvisazione, citazioni storiche, scalette sempre diverse e assoli fiammeggianti sottolineati da puntuali battimani (il leader, un "Gibson man" per sua stessa ammissione, si dà da fare come sempre tra Firebird e Les Paul).



C'è un disco nuovo in arrivo a settembre, e Haynes ne offre due anticipazioni con il roccioso rock sudista di "No Reward" e gli accordi liquidi, bluesati e floydiani di "Captured", destinata probabilmente a diventare un cavallo di battaglia (due chitarre, con Louis alla ritmica). Le maglie dei Mule avevano cominciato a dilatarsi prima, con le belle variazioni di tempo, di ritmo e d'atmosfera di "About To Rage". Lì Haynes, sostenuto dall'organo e dalle tastiere di Danny Louis, comincia a sciorinare in assoluta scioltezza quell' enciclopedico sapere musicale che ne fa oggi probabilmente il miglior interprete e testimone di un certo classic rock americano che parte dal blues per allargare il compasso in traiettorie che includono jazz, funk, heavy, musica sudista e psichedelia. Gli accordi in "staccato" di "Banks Of The Deep End" e l'inizio quieto della ballata "Forevermore" sono un balsamo temporaneo per le massacrate orecchie degli aficionados, talmente ben disposti nei confronti dei quattro che nessuno sembra lamentarsi della mancanza di classici come "Thorazine Shuffle" o l'amatissima "Soulshine" (ereditata dal repertorio della Allman Brothers Band, l'altro prestigioso incarico professionale dello stakanovista Haynes). Pazienza, perché gli aromi della band dei fratelli Allman si spargono alla fine del primo set di un'ora e un quarto con una lunga e fluida jam coltraniana che getta un ponte tra i primi anni '90 di "Kind Of Bird" e i primi anni Settanta di "Les Brers In A Minor", una delle tante evocazioni di un concerto che come sempre diventa anche l'occasione di un ripasso generale di storia della musica, articolato in capitoli e narrazioni che variano ogni sera. Ogni volta è un viaggio e un'avventura diversa, ed è nel secondo set che si sale sull'ottovolante con una lunga sequenza che partendo dai riff alla ZZ Top di "Slackjaw Jezebel" incorpora una frizzante "The Letter" con il versatile Louis impegnato brevemente al trombone (qualcuno qui la ricorda soprattutto grazie a Joe Cocker, ma per i Box Tops di un giovanissmo Alex Chilton fu numero uno in America nel 1967) e l'immancabile assolo di batteria del tatuatissimo Abts (che usa anche le mani, modello John "Bonzo" Bonham). Più avanti, la seconda jam viene lanciata dai power chords e dal groove funk di "Bad Little Doggie" e utilizza la struttura aperta di "Mule" per mandare in orbita gli accecanti bagliori zeppeliniani di "Whole Lotta Love" (e quella, ovviamente, la riconoscono tutti).



Non si fosse capito o ricordato, in quel marasma, il corpulento Warren è anche un gran cantante soul/blues/gospel dalle molteplici sfumature timbriche e lo dimostra cimentandosi (in sola compagnia delle tastiere e della sua chitarra) con gli impervi saliscendi di "Hallelujah" di Leonard Cohen senza sfigurare a confronto di Jeff Buckey, Rufus Wainwright o chicchessia. Poi sale sul palco un amico di vecchia data, Fabio Drusin dei W.I.N.D. e anche se la sua armonica annega nella poltiglia sonora il resto del bis è tutto in chiave blues, tra l'Albert King di "The Hunter" e il Sonny Boy Williamson di "Good Morning Little Schoolgirl", che i muli sciorinano per l'ennesima volta senza sembrare neppure per un attimo pedanti o scolastici. E' il piccolo, routinario prodigio di chi questa musica la respira da sempre con le orecchie e gli occhi aperti a quel che accade intorno. Ma neanche loro, purtroppo, riescono nel miracolo di trasformare l'Agorà in un luogo dove gustarsi la musica dal vivo.



 

(Alfredo Marziano)




SET 1

 

 

Streamline Woman


Bad Man Walking


About To Rage


Larger Than Life


New World Blues


No Reward


Banks Of The Deep End

Kind Of Bird with Les Brers In A Minor Tease


 

Set 2


Forevermore


Temporary Saint


Slackjaw Jezebel


The Letter


Drums


Captured


Any Open Window


Bad Little Doggie


Mule >


Whole Lotta Love


Mule with Immigrant Song Tease

 


 

Bis


Hallelujah (Warren & Danny)


 

The Hunter con Fabio Drusin

 

 

Good Morning Little Schoolgirl con Fabio Drusin

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