I discografici alla UE: riducendo l'IVA sui dischi aumenteranno le entrate

Per sostenere la sua tesi davanti agli organi competenti della UE, l’organizzazione internazionale dei discografici IFPI ha diffuso i risultati di una nuova ricerca di mercato secondo cui una riduzione dell’IVA sui CD produrrebbe un incremento nelle vendite tale da compensare rapidamente la contrazione del gettito fiscale subìta dai governi dei paesi europei.

Secondo lo studio, il 60 % dei consumatori di età superiore ai 16 anni sarebbe motivato a comprare più CD se l’imposta sul valore aggiunto (e conseguentemente il prezzo di vendita) dovesse abbassarsi in misura sostanziale. Ne conseguirebbe, sempre secondo l’indagine, il trasferimento di una quota di mercato dalla pirateria all’industria legittima, che nell’arco di un paio d’anni bilancerebbe la riduzione delle entrate riscosse dalle amministrazioni pubbliche. L’iniziativa dell’IFPI segue di una settimana quella della Video Coalition, organismo transnazionale di categoria che ha richiesto alle autorità europee di applicare un’IVA ridotta sulla vendita di videocassette e DVD alla stregua di quanto già succede per libri, biglietti dei cinema e dei musei.
L’IVA sui prodotti musicali varia oggi in Europa tra il 16 e il 25 %, ed è del 20 % in Italia.
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