La nuova campagna di IFPI e FIMI: 'Basta alle masterizzazioni in ufficio'

Prima è toccato a bancarellari e ambulanti. Poi agli studenti. Quindi alle radio e ai negozi di dischi. E ora il passo successivo: la discografia mondiale scende in campo compatta contro i “pirati” musicali in giacca e cravatta, gli impiegati d'ufficio che con sempre maggior frequenza e disinvoltura utilizzano pc e masterizzatori aziendali per copiare CD e magari mettere in piedi un piccolo commercio tra colleghi e conoscenti.

FIMI e FPM, in contemporanea alle associazioni consorelle che operano in Europa e negli Stati Uniti, annunciano il lancio di una campagna di “sensibilizzazione” che prevede la distribuzione a migliaia di aziende private e di enti pubblici italiani di una brochure esplicativa dei rischi che si corrono nel permettere il downloading e lo scambio non autorizzato di file musicali sul posto di lavoro: rischi di carattere legale, perché la legge punisce il concorso di colpa nella violazione delle norme che tutelano i diritti d'autore; e pericoli d'altro genere, come l'eventualità di subire attacchi da parte di hacker, di copiare inconsapevolmente programmi “spyware” e di infettare i server aziendali con virus che possono provocare danni rilevanti ai sistemi informatici.

La campagna, spiega la FIMI, “si è resa necessaria visto il dilagare del problema che ha assunto toni molto preoccupanti. Server aziendali contenenti migliaia di file protetti da copyright, sistemi informatici aziendali utilizzati costantemente per accedere a sistemi di file sharing, commercio all'interno delle aziende di CD masterizzati illegalmente – sostiene l'associazione di categoria dei discografici - sono fenomeni ormai comuni in molte imprese ed enti pubblici”. FIMI e FPM invitano i titolari d'azienda a intensificare i controlli sul fenomeno, magari nominando un responsabile aziendale per la tutela del copyright, e a prendere le adeguate contromisure tecnologiche (software specifici di protezione, configurazioni dei “firewall” aziendali che consentano di individuare e bloccare sul nascere ogni scambio illecito di file). .


Il maggior deterrente resta, naturalmente, la sanzione economica, se altri paesi prenderanno esempio dagli Stati Uniti dove un'azienda hi-tech di grosse dimensioni, Integrated Information Systems, ha dovuto patteggiare nell'aprile 2002 un risarcimento da un milione di dollari con le case discografiche dopo che alcuni dipendenti avevano utilizzato i server aziendali per distribuire in rete migliaia di file non autorizzati (vedi News).
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