Bollini su Cd e Dvd, la Commissione Tributaria intima il rimborso alla SIAE

Torna ancora una volta in primo piano la questione della legittimità dei "bollini" SIAE su Cd e Dvd, dopo che la Commissione Tributaria del Lazio ha disposto il rimborso al gruppo Edizioni Master delle somme versate per i contrassegni tra il 2004 e il 2008 (la somma in gioco sfiora 1,3 milioni di euro).

L'insorgere della vertenza (che nel tempo ha spaccato anche il fronte delle associazioni dei discografici: FIMI su posizioni contrapposte alla SIAE, PMI e AFI solidali con la società degli autori) risale al 2007, quando una sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea parlò di "anomalia italiana" riscontrando irregolarità nella procedura di applicazione dei contrassegni ai supporti non cartacei. Nel 2009, in difesa della SIAE e del suo operato, intervenne la Presidenza del Consiglio dei Ministri mentre due anni dopo il Consiglio di Stato emise un parere che diede adito a interpretazioni contrapposte da parte dei soggetti in causa.

"Andremo in appello", ha replicato l'avvocato della SIAE Andrea Mendel definendo ingiusta la sentenza della Commissione Tributaria. "Speriamo di non essere costreti a girare allo Stato italiano il conto del rimborso", ha aggiunto il legale della società degli autori secondo quanto riporta il sito Punto Informatico. "La sentenza estromette lo Stato dalla questione ma non lo riteniamo corretto, perché solo lo Stato, e non la SIAE, poteva fare quella notifica (all'Unione Europea). E' stata la sua dimenticanza a far partire tutto. Al limite, se un rimborso è dovuto, chiederemo che sia solo per il biennio 2007-2008". Guido Scorza, rappresentante in giudizio delle Edizioni Master, ha invece calcolato un danno da decine di milioni di euro per la SIAE, "che ricava infatti dai 7 ai 10 milioni di euro l'anno per quel tipo di bollini". "SIAE impugnerà la sentenza ma nel frattempo deve pagare. Davanti a una cosa di questo genere, io mi aspetterei che lo Stato ordinasse alla SIAE, per legge, di rimborsare tutti gli editori, senza costringere decine di imprenditori ad agire in giudizio per riavere indietro quanto loro dovuto".

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