Un 'bar code' per la musica on-line: servirà a pagare artisti e etichette

Arriva il “codice a barre” per la musica elettronica, distribuita in formato digitale attraverso il Web: si chiama Global Release Identifier, o GRid, e assomiglia in tutto e per tutto, almeno dal punto di vista concettuale, ai sistemi che permettono di rendere conto con esattezza dei movimenti di magazzino e delle vendite dei CD nei negozi di dischi che operano nel mondo “reale”.

Il sistema, a cui le associazioni dei discografici IFPI (organismo internazionale di categoria) e RIAA (la sua branca statunitense) hanno lavorato per due anni, ha appunto lo scopo di dotare ciascun file venduto su Internet (in forma tanto di streaming che di downloading) di una “targhetta” di identificazione personale ed esclusiva che dovrebbe consentire di misurarne con precisione le vendite e di pagare conseguentemente tariffe e royalty ad artisti, autori, editori ed etichette discografiche. I dati elaborati dai computer che rintracciano i movimenti dei file venduti in rete saranno trasmessi alle società degli autori e alle agenzie di collecting che, come la SIAE e la SCF in Italia, sono incaricate di ripartire i proventi tra gli aventi diritto.
Gli sviluppatori del sistema hanno precisato che gli àmbiti di applicazione della tecnologia riguardano soltanto la distribuzione legale di musica a pagamento sul Web, e non gli scambi non autorizzati di file attraverso servizi peer-to-peer come Grokster e KaZaA: il suo compito, dunque, non è di fornire una nuova arma nella lotta alla pirateria ma piuttosto uno strumento di calcolo scientifico delle vendite on-line.
Il sistema GRid, i cui costi iniziali (150 sterline all’anno) ricadranno sulle aziende venditrici che decideranno volontariamente di farne uso, dovrebbe essere adottato quanto prima da tutte le maggiori case discografiche aderenti alle associazioni di categoria. I responsabili di MusicIndie.com., braccio on-line della Association of Independent Music (un’organizzazione che raggruppa circa 700 indies nel mondo) hanno fatto sapere che anche i loro associati prenderanno in considerazione l’ipotesi di adottare la nuova tecnologia.
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