Rocco Hunt presenta 'Poeta urbano'. La videointervista.

Rocco Hunt presenta 'Poeta urbano'. La videointervista.

Rocco Hunt è uno dei nuovi volti del rap nostrano: Diciott'anni, entusiasmo da vendere e rime che non lasciano spazio all'immaginazione tanto sono dirette. Rocco esordisce proprio in questi giorni con il suo nuovo disco, "Poeta urbano", dal quale è stato estratto il primo singolo, "Fammi vivere", un brano in cui l'artista presenta se stesso e la sua realtà. Incontriamo Rocco in occasione del suo passaggio a Milano per presentare i suoi dodici nuovi pezzi. " Il mio connubio con l'hip hop è nato quando avevo undici anni, è stata la prima volta che ho ascoltato un pezzo rap grazie ad un amico. Da quel momento l'hip hop non mi ha più lasciato. Di li a poco ho cominciato a scrivere i primi pezzi e qualche anno più tardi sono entrato in studio per registrare. Ero giovanissimo", ci racconta Rocco. "I primi ascolti sono stati prettamente di rap campano, poi ho accresciuto la mia passione ampliando i confini all'hip hop italiano ed internazionale". Parliamo, poi, con il rapper di "Poeta urbano": "Molto 'arrogantemente' mi definisco proprio così, un poeta urbano, usufruendo delle giuste licenze poetiche. Parlo della strada, del posto da cui vengo delineando una realtà forte propria del sud Italia, per questo ho scelto l'aggettivo urbano. Il disco è nato grazie all'incontro con Fabio Masta, produttore, oltre al connubio artistico con Vallerio Nazo e Gianni Blob, ingegnere del suono molto bravo di Napoli. Ci siamo chiusi in studio e tra una risata e l'altra sono nati i pezzi. Sono molto contento del risultato. I temi trattati nell'album sono l'allegro seguito di ciò che ho realizzato nel mixtape precedente, autoprodotto 'Spiraglio di periferia'. Si parla un po' di tutto: famiglia amici, tematiche introspettive, amore. Tra argomenti d'attualità e storie di vita", ci dice Rocco.
Il "poeta urbano" di salerno parla, poi, dei due brani realizzati con la partecipazione di Clementino ed Ensi: "Con Clementino avevo già lavorato in occasione del brano 'O mar e o' sol', che aveva avuto grande successo in Rete, una canzone in dialetto, anche un po' 'cafona'. Ho deciso così di avere il suo supporto anche per il mio primo lavoro completo. Per me è un fratello. Dopo questa prima collaborazione hanno cominciato a definirci i 'bomber del rap' campano, non potevamo non realizzare un pezzo intitolato 'Capocannonieri'. Con Ensi, invece, ci siamo incontrati ad un live al Leoncavallo. E' stato uno dei primi rapper del nord (anche se ha un animo del sud) a supportarmi. Lui è uno dei miei rapper preferito. Il pezzo con lui parla dell'amore verso la famiglia, si intitola 'Quanto darei'. Mentre il brano del disco a cui mi sento più legato è 'Happy meal', parla della mia infanzia e del mio futuro. La canzone è incentrata su un paragone: la grande felicità dei ragazzi della mia generazione che portati da McDonald's, non aspettavano altro che scoprire la sorpresa dell' Happy Meal, alla poca capacità che hanno i giovani di emozionarsi ora, per le cose semplici", prosegue il rapper. Il primo singolo estratto dal disco, invece, è "Fammi vivere": "Una risposta alle critiche che si fanno quando esce un nuovo disco, critiche a prescindere, a volte fatte senza ascoltare nemmeno l’album. E' una canzone liberatoria, uno sfogo: Fatemi vivere come mi pare, ascolto solo i pareri di famiglia e amici, per il resto vado per la mia strada". "Ora che sono sotto 'l'ala protettrice’ di una casa discografica così importante come la Sony, è cambiato solamente l'aspetto pratico di alcune cose di cui mi occupavo da solo prima, come marketing e promozione. Per me è una grandissima opportunità questa, si è creato un team fortissimo. Sicuramente porterò avanti il mio essere underground, è ciò che il pubblico apprezza maggiormente di me. In un periodo storico dove domina il talent show, fenomeno pop del momento, io porto avanti me stesso. Ironizzo sul fatto di chi dice che mi sono venduto. Trovo che 'Poeta urbano sia più underground di 'Spiraglio di periferia'", dice ancora il rapper.





"A livello di utenza l'hip hop è sicuramente il nuovo pop, anche il nuovo rock volendo. A differenza di anni fa, il rap ora passa in radio ed è un miracolo se si va guardare la storia dell'hip hop, soprattutto negli anni novanta. E' una cosa che ha fatto bene alla scena, dopo anni di gavetta ce l'abbiamo fatta", afferma Rocco. L'artista sarà presto dal vivo per una serie di concerti estivi: "L'aspetto dei live è fondamentale, ho suonato molto in giro e spero di poter partire al più presto con un tour. Sicuramente tra djset e live non mancheranno le occasioni di potermi venire a vedere dal vivo", dice il cantante. Per due anni il rapper ha portato avanti un progetto sociale che lo ha visto impegnato con i detenuti del carcere di Airola (BN): "Con lo staff del carcere abbiamo realizzato un 'Corso di rap' per i detenuti. Sono entrato nella struttura che i ragazzi non sapevano quasi cosa fosse l'hip hop, quando ne sono uscito mi hanno regalato un disco con le loro tracce, che hanno registrato da soli. Un'esperienza davvero formidabile", dice ancora l’MC. Chiudiamo l'intervista chiedendo a Rocco quale sarebbe per lui la collaborazione che vorrebbe realizzare a tutti i costi: "Mi piacerebbe davvero tantissimo poter lavorare con Nino D'Angelo, un sogno. Spero di riuscirci prima o poi. Il rap vive anche attraverso i campioni. Negli USA si campionano i dischi dei propri nonni, nomi come Marvin Gaye. A Napoli i dischi di mamme e nonne hanno a che fare con la tradizione: Mario Merola e ovviamente Nino D'Angelo. Trovo giusto coltivare le proprie radici. sempre", afferma Rocco Hunt.

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