Jennifer Lopez, è polemica per un concerto privato per il presidente turkmeno

Jennifer Lopez, è polemica per un concerto privato per il presidente turkmeno

Quando di lavoro si fa pop o rock star accettare ingaggi privati da facoltosi e potenti è prassi comune. Per esempio, i Rolling Stones, che di certo non hanno bisogno di aggiungere degli zeri al proprio conto in banca, nel 2007 accettarono oltre due milioni e mezzo di sterline dai vertici della Deutsche Bank per un concerto privato al Catlan National Art Museum di Barcellona a beneficio di 500 altissimi dirigenti del colosso bancario teutonico. "Grazie per averci scelto", scherzò Jagger sul palco: "La cosa più bella di questa faccenda è che il nostro cachet verrà decurtato dai vostri bonus".

Però c'è un limite a tutto, specie quando il ricco e potente di turno non è un imprenditore ma un uomo politico alla guida di un paese sulla cui libertà è lecito sollevare dubbi. Due anni fa, poco prima dell'implosione definitiva del regime di Gheddafi, furono in molti (ma non tutti) a prodursi in autodafé per essersi esibiti - ovviamente a pagamento - per i familiari e gli amici del Raiss libico: ci fu chi, come Mariah Carey, si dichiarò all'oscuro di tutto, o chi, come Beyoncé e 50 Cent, pentito per la propria improvvida esibizione, devolse i proventi dalla serata ad associazioni benefiche.

A finire nell'occhio del ciclone nelle ultime ore per una vicenda del tutto simile è stata Jennifer Lopez: la pop star newyorchese di origine latina si è esibita lo scorso sabato a Aşgabat, in Turkmenistan, per la festa di compleanno del presidente Gurbanguly Berdymukhamedov. A finanziare il tutto è stata la China National Petroleum Corporation, la compagnia petrolifera nazionale cinese che nell'ex repubblica sovieta ha fortissimi interessi commerciali, tutelati - non è un caso - dal governo monopartitico di Berdimuhammedow, presidente assoluto del paese in carica dal 2007. Paese che l'associazione umanitaria Human Rights Watch ha messo agli ultimi posti nella graduatoria mondiale per rispetto dei diritti umani e concessioni di libertà democratiche.

Dopo aver intonato "Happy birthday" in apertura del proprio set, la popstar ha snocciolato una selezione dei propri maggiori successi, senza dimenticare di augurare al presidente turkmeno "il più felice dei compleanni". Dopo poche ore, davanti alle critiche della comunità internazionale, lo staff della Lopez ha iniziato a prendere le distanze: "Non avevamo idea che ci fossero problemi di limitazione dei diritti umani: in caso contrario, l'artista avrebbe rifiutato di esibirsi", ha assicurato il portavoce dell'artista, che ha specificato come l'esecuzione di "Tanti auguri" fosse stata una richiesta dell'ultimo momento alla quale J.Lo sia stata "gentilmente obbligata" ad acconsentire. Rimane in ogni caso ignota la cifra incassata dalla cantante, che il suo staff si è rifiutato di rivelare.

In una gaffe del genere incappò, nel 2011, anche il nostro Eros Ramazzotti, quando si esibì a Tashkent, la capitale dell’Uzbekistan, a chiusura di un festival organizzato e finanziato da Gulnara Karimova, figlia del dittatore Islam Karimov: Sting, in cartellone nella stessa edizione della rassegna, cancellò la propria esibizione in segno di dissenso nei confronti del governo uzbeko.

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