Jackie Leven: 'Nelle canzoni cerco frammenti di poesia'

Jackie Leven: 'Nelle canzoni cerco frammenti di poesia'
Una vita turbolenta sulle larghe spalle da roccioso scozzese del Fife, Jackie Leven manifesta nei dischi e nello sguardo trasparente un animo poetico e contemplativo. Difficile trovargli paragoni, nel cantautorato contemporaneo. Viene in mente subito lui, quando ci si trova di fronte un album (il nuovo “Shining brother shining sister”, in uscita in questi giorni per Cooking Vinyl e Nasco in Italia) che prende il titolo dai versi di Pablo Neruda, e che impiega le voci recitanti dei colleghi David Thomas (Pere Ubu) e Ron Sexsmith, e del poeta americano Robert Bly, per recitare le strofe di Edith Sitwell, di Rainer Maria Rilke, di E.E. Cummings e del russo Osip Mandelstam. “Ancora oggi”, racconta lui in un faccia a faccia milanese con Rockol, “la poesia mette in circolo idee, è stimolante, è sexy, è eccitante. E' quel che il rock and roll era e non è più, dalla metà degli anni '70 almeno”.
Gli facciamo notare che è in buona compagnia: a W.B Yeats si è ispirato, in passato, il connazionale Mike Scott (Waterboys), e oggi è Lou Reed a rendere omaggio ad Edgar Allan Poe e al suo celebre “Corvo”. “Mike è un amico, ed è uno di quelli nella cui musica scorgo frammenti di poesia. E' lo stesso per me: penso di scrivere materiale interessante, ma la poesia è un'altra cosa e nelle mie canzoni affiora solo a tratti”. E Lou Reed? “E' stato un grandissimo autore, ho adorato i Velvet Underground. Ma dai tempi lontani di “New sensations”, francamente, i suoi dischi mi sembrano terribili. Senza neanche bisogno di ascoltarlo, so già che 'The raven' non fa per me.
Un mito infranto, insomma, come la Joni Mitchell incocciata (letteralmente) per le strade di Londra qualche anno fa? “Le finii rovinosamente addosso pestandole un tacco, senza sapere in chi mi ero imbattuto. Quando mi profusi in scuse, e la riconobbi, mi apostrofò dicendomi: 'Lo credo bene che ti scusi, fottuto bastardo!' Non mi è sembrato il momento più opportuno per esternarle tutta la mia ammirazione…”. Altri idoli dello scozzese giramondo, che oggi vive in un piccolo villaggio dell'Hampshire, dalle parti di Winchester, ma resta orgoglioso delle sue radici (“soprattutto da quando abbiamo attenuato una grossa piaga sociale, la violenza degli uomini sulle donne”), restano saldi in sella: “Ho deciso la mia futura professione dopo aver ascoltato 'Rescue me' di Fontella Bass. E il mio primo modello è stato il cantante d'opera russo Feodor Chaliapin”.
“Heroine dealer blues”, una canzone del nuovo disco che rimanda al suo passato di tossicodipendenza e di frequentazione della “wild side” (oggi Leven si prodiga nel guarire le dipendenze dalla droga attraverso un centro di recupero londinese, il Core Trust, che pratica l'agopuntura cinese), sembra quasi rovesciare il gospel soul di “People get ready” (Curtis Mayfield) in una storia di morte e disperazione. “Quel brano, in verità”, confessa Leven, “è il mio ennesimo tentativo di avvicinare l'arte di Randy Newman, canzoni come 'Sail away' o album straordinari come 'Little criminals'. Randy ha nella voce qualcosa di gospel, di profondamente religioso”.
Il pop e il rock avranno perso il loro smalto, ma il cantautore è prodigo di complimenti per altri colleghi: tra i suoi variegati 'consigli per gli acquisti', gli ultimi album di Bebel Gilberto e Bonnie 'Prince' Billy, e il giovane rapper tedesco… “Niente di meglio, per acchiappare la musica del momento, che prestare orecchio a quello che ascoltano i taxisti: un nigeriano al volante ti fa ascoltare cose che non avresti mai sentito altrimenti… Finisco per comprare le loro compilation, e per raddoppiare la tariffa della corsa!”.
“Shining brother shining sister' è, come sempre, un disco ricco di strati, di arrangiamenti, di suoni della strada, di colori strumentali: pop folk jazz blues e un tocco d'elettronica. “Sono un onnivoro, è vero. I rumori di rotaie, di freni e di sirene che aprono il pezzo di apertura, 'Classic Northern diversion', sono ispirati ai miei frequenti viaggi in treno. Dal finestrino vedi passare velocemente la vita e il caos della città. Anche “Irresistible romance” è ispirata dai viaggi. A Londra e a Manhattan, a Amsterdam e a Milano: e ovunque scorgo giovani vite in rovina a cui nessuno presta attenzione”.
Temi dolorosi, dunque. Eppure il CD è nato in circostanze insolitamente rilassate: “Con Lyle Lovett, ho partecipato ad un concerto di beneficenza nella Napa Valley, in California. Per due settimane ci hanno messo a disposizione una splendida dimora con piscina, e il miglior vino della zona. Il disco è nato in un clima di lieve stordimento alcolico”. Anche per questo, forse, le canzoni sono ancora una volta affollate di pub, di bar e di bevute (e Jackie si prodiga prontamente a fornirci gli indirizzi di alcuni dei migliori locali di Edimburgo…). “Già, l'idea stessa di public house, di luogo pubblico destinato a far incontrare le persone mi è sempre piaciuta. Ma non tanto per le sbronze: in realtà il mio momento preferito, per andare al pub, è tra le undici di mattina e mezzogiorno, quando magari ci siamo solo io e il barista. Mi sistemo al tavolino, mi faccio un drink, leggo i giornali e scruto il cielo per vedere che tempo farà”. Conversando del più e del meno: per esempio di quest'Inghilterra che, a dispetto di Blair, di andare in guerra non ne vuole sapere. “E' questo, in fondo, che mi ha fatto scegliere le parole di Neruda per il titolo del disco. I nostri governanti pensano che in Iraq non ci siano fratelli e sorelle splendenti e degni di essere rispettati come esseri umani. Io, e tanti altri come me, penso il contrario”.
Jackie Leven visiterà il nostro paese per un tour, che comprednerà le seguenti date:
12 marzo - Lavis (Trento) Auditorium
13 marzo - Ferrara - Circolo Renfe
14 marzo - Cantù (Como) - 1 e 35 Circa
15 marzo - Pavia - Spazio Musica
18 marzo - Frosinone - Cantina Mediterraneo
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