Concerti in Italia: cresce il fatturato, ma soprattutto crescono i prezzi

Concerti in Italia: cresce il fatturato, ma soprattutto crescono i prezzi
Tiene duro, a dispetto di tutto, il settore della musica dal vivo in Italia. E i primi a stupirsene sono gli stessi organizzatori di concerti, alle prese con i problemi annosi e irrisolti della latitanza di regolamentazioni legislative, dell’assenza di strutture dedicate, della discriminazione perdurante tra musica “colta” e musica “leggera”, dell’inflazione dei prezzi dovuta spesso a cause che sfuggono al controllo degli stessi promoter.
“Parlo per esperienza personale: l’affitto dell'Arena di Verona per il concerto di Vasco Rossi mi è costato più di quanto pagano all’anno le due società calcistiche della città; e, sempre a Verona, l’abbonamento ad un’intera stagione lirica dell’Arena costa meno del biglietto di un concerto pop”, ha raccontato il promoter Ivano Massignan, vicepresidente di Assomusica, nel presentare assieme al presidente dell’associazione Roberto Meglioli, ieri 30 gennaio al Circolo della Stampa di Milano, i dati relativi alla stagione 2002: stagione che ha visto crescere abbondantemente, da 1970 a 2574, il numero di spettacoli organizzati dagli impresari associati (da 1970 a 2574) e i fatturati delle aziende del settore (+ 40 %, 101,830 milioni di euro), alla faccia della crisi che azzoppa tutti i settori contigui, discografia in primo luogo: Milano si conferma la città leader (22 % degli incassi) davanti a Roma (18 %), Bologna (10 %), Firenze (9 %) e Verona (7 %). “Ma non sono tutte rose e fiori”, ha ammonito Meglioli, spiegando che l’aumento del giro d’affari è dovuto in buona parte ad un’impennata nel prezzo medio dei biglietti che maschera un calo preoccupante - - 16 % - nelle presenze del pubblico. “E lo stesso incremento del fatturato”, ha spiegato il presidente di Assomusica, “risulta meno significativo se si escludono dal computo gli incassi del musical “Notre dame de Paris”, con le musiche di Riccardo Cocciante, che da solo ha attirato almeno 700 mila spettatori”.
La recessione, insomma, non risparmia del tutto la musica dal vivo, anche se in modo più strisciante. E a farne le spese sono soprattutto gli artisti giovani ed emergenti, “penalizzati da una legislazione che impone assurdamente a tutti quanti, big e giovani promesse, lo stesso carico di imposte, di IVA (10 %) e di SIAE (un altro 10 %)”, sottolinea Meglioli, manifestando la sua preoccupazione anche per i segnali che provengono dal mercato internazionale: “Negli USA i Rolling Stones alzano i prezzi alle stelle e fanno fatturato diminuendo l’affluenza ai loro concerti. E si verifica un pericoloso appiattimento dell’offerta verso la fascia medio-alta: ormai le grandi star e gli artisti di seguito consolidato assicurano il 90 % degli introiti dell’intera industria.In questo modo si finisce per non investire più nulla sui giovani talenti”. Alcuni dei quali, ammette Massignan, sono colpevoli (loro, e i loro manager) di alzare immediatamente i cachet appena conseguito un qualche successo nel circuito live o sul mercato discografico. “E così”, spiega l’organizzatore di spettacoli veronese, “capita non di rado l’assurdo di chiudere in perdita anche quando si fa il tutto esaurito”.
Ascoltata il 9 gennaio scorso dalla Commissione Cultura della Camera cui è demandata la stesura del testo di legge sulla musica, Assomusica ripropone la sua agenda per una riqualificazione del settore: considerazione di tutta la musica, senza distinzioni di genere, alla stregua di un patrimonio nazionale da tutelare; riconoscimento professionale degli operatori dello spettacolo dal vivo; loro coinvolgimento nella progettazione di nuovi spazi destinati ai concerti, in modo da tener conto delle esigenze di acustica così come quelle di comfort e sicurezza del pubblico. E poi riconoscimento di agevolazioni fiscali e previdenziali per i lavoratori della categoria, accesso al Fondo Unico per lo Spettacolo e promozione all’estero della musica italiana. Nel frattempo, assicura Meglioli, l’organizzazione si adopererà per ricompattare il fronte interno, dopo lo “strappo” che ha portato alla sospensione di alcune società (una decina, tra cui le maggiori: Barley Arts, Friends & Partners, Clear Channel, Indipendente ecc.) in seguito all’esclusiva concessa a TicketOne nella vendita on-line dei biglietti dei concerti. Una scelta che, secondo Meglioli, “va contro le regole che l’associazione si è data, e che ci impegnano a ricercare le soluzioni, anche economicamente, più favorevoli per il pubblico. Anche e soprattutto in prospettiva futura, quando i servizi on-line diventeranno presumibilmente la modalità più diffusa per l’acquisto dei biglietti. Ora vogliamo riunirci intorno ad un tavolo e tornare a discuterne serenamente: nei confronti di quelle aziende è scattata appunto una sospensione, cioè una sanzione temporanea”.
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