NEWS   |   Industria / 17/06/2013

Canali YouTube, su GQ, Vogue e Wired la musica di Songs Music Publishing

Canali YouTube, su GQ, Vogue e Wired la musica di Songs Music Publishing

Sempre meno configurabili come una terra di nessuno, YouTube e gli altri portali video online stanno diventando al contrario un'opportunità redditizia anche per il music business, desideroso di partecipare alla spartizione di una torta pubblicitaria che (secondo gli ultimi dati rilasciati da eMarketer) vale già 4,14 miliardi nei soli Stati Uniti ed è destinata a raddoppiare in volume da qui al 2016.

Il nuovo mercato attira le major del settore ma anche indipendenti intraprendenti come Songs Music Publishing, creatura dell'ex dirigente EMI Matt Pincus in attività dal 2004 che oggi amministra le edizioni di artisti come il rapper Nelly e il dj Diplo. La società americana, infatti, ha appena annunciato un accordo di licenza globale con l'editore Condé Nast, che utilizzerà il suo repertorio e i suoi 350 autori come fonte musicale primaria per i canali online aperti da testate come Glamour, GQ, Vogue e Wired su YouTube e altre piattaforme.

"Si sta imponendo un nuovo paradigma che permette ai produttori di grandi volumi di contenuti di creare prodotti di intrattenimento al fine di distribuirli su YouTube e altri canali video online", ha spiegato lo stesso Pincus a Billboard. "Si tratta di un business enorme e in crescita che utilizza moltissima musica". "La tradizionale infrastruttura impiegata per le licenze musicali", ha aggiunto il presidente di Songs Music Publishing, "non riesce ancora a sostenere questo genere di contenuti in maniera organizzata. E quando i network di YouTube si procurano licenze quadro per la musica, finisce che editori ed etichette forniscono loro un servizio inadeguato".

Condé Nast ha lanciato a marzo il suo network di canali video tematici, destinato a diffondere online programmi originali in materia di bellezza, moda, fitness, fai da te, tecnologia e altro ancora. Anche la major editoriale Universal Music Publishing si è mossa per tempo in questa direzione, licenziando a febbraio (in cambio di una quota degli introiti pubblicitari) il suo catalogo a Fullscreen e Maker Studios, ognuna delle quali gestisce su YouTube migliaia di canali tematici capaci di generare miliardi di visualizzazioni ogni mese.