Jay-Z in Italia. L'intervista di Rockol

Jay-Z in Italia. L'intervista di Rockol
Jay-Z (vero nome Shawn Corey Carter), ha appena girato la boa dei 33 anni, eppure dopo tanti successi, sente già d'essere arrivato al capolinea, d'aver raggiunto il massimo possibile nel rap. “Ho pubblicato il primo album nel '96, ma faccio il rapper da una vita. Non credo che potrò continuare per sempre. Il mio prossimo disco sarà anche l'ultimo e s'intitolerà 'Black album', come quello di Prince. Sono pronto ad affrontare nuove esperienze”, ci racconta Jay-Z in occasione del suo arrivo a Milano per il concerto all'Alcatraz. Di certo a lui non mancheranno le alternative una volta appeso il microfono al chiodo, essendo uno dei tre soci dell'etichetta discografica Roc-A-Fella Records, proprietario del marchio Armalade Vodka, titolare della linea d'abbigliamento RocaWear e in procinto di lanciare la “Shawn Carter collection”, risultato di un contratto pluriennale con la Reebok. “Devo ammettere che sono piuttosto orgoglioso di me stesso e questa nuova cosa con la Reebok mi esalta moltissimo”, sottolinea.
Un ritiro dall'attività dunque tra uno, due anni, forse per mettere su famiglia con la sua fidanzata, la cantante del trio Destiny's Child, Beyoncè Knowles. Jay-Z è un po' evasivo sulla sua vita privata, ma smentisce che il matrimonio sia tra i progetti a breve scadenza. Non ha però problemi a dire la sua su un paio di cose che hanno di recente animato la scena musicale, cioè la sua 'guerra' con Nas e le polemiche con Toni Braxton: “Tra me e Nas non è in atto nessun vero confronto fisico, si tratta solo di una sfida verbale. Questo genere di faide fanno parte della musica, della storia a del rap e la nostra, è una rivalità che ci spinge ad essere in competizione attraverso i nostri dischi, ma non andiamo oltre questo”. La questione Toni Braxton è un po' più complicata e riguarda il singolo “03 Bonnie & Clyde” (tratto dall'ultimo album di Jay-Z “Blueprint 2: the gift and the curse”). Il brano, utilizza un campione da “Me and my girlfriend” di 2Pac/Makaveli, canzone simultaneamente usata anche dalla Braxton per la sua “Me and my boyfriend”, tratta dall'album “More than a woman”. “Spesso succede che più persone campionino la stessa canzone, e stavolta è successo a me e a Toni Braxton più o meno nello stesso periodo. Lei si è arrabbiata molto, addirittura mi ha accusato d'averle rubato quella canzone. Non si può rubare qualcosa che non ti appartiene e 'Me and my girlfriend' non né è mia, né sua. A dirla tutta, nel mio precedente album ho cantato un passaggio di quel pezzo nella canzone “All I need”, perciò non ha molto senso questa sua accusa di furto”, ci tiene a chiarire Jay-Z.
Sette album in studio, uno dal vivo, una colonna sonora da lui completamente concepita (“Streets is watching”), un disco in coppia con R. Kelly (“Best of both worlds”); in pratica una carriera che dura con immutato successo da ormai una decina d'anni (“La mia prima sfida è stata arrivare da perfetto sconosciuto nel panorama hip hop ed esordire su una nuova etichetta”), eppure Jay-Z appare alla mano e persino timido, pur essendo ormai "un ripulito", come sua madre lo definisce. Una delle sue missioni è quella di mettere a disposizione degli altri ciò che l'esperienza nel business musicale e il successo gli hanno insegnato. Di recente lo ha fatto nel “Principle for a day tour”, dove ha svolto il ruolo di relatore in numerose high school americane: “Ho visto tanti che una volta diventati famosi hanno dimenticato i quartieri dove sono cresciuti. Con questa iniziativa, ho voluto raccontare agli studenti quello che io ho imparato, magari ispirandoli a credere in loro stessi e nelle loro aspirazioni. Ho voluto trasmettere un po' di fiducia per il futuro e sottolineare che io sono ancora legato al mio passato. Molti di questi ragazzi mi vedono come un idolo da emulare, ma ho voluto comunicare loro che la comunità ha bisogno di bravi medici, avvocati e che il rap non è l'unica via percorribile per essere qualcuno. Solo uno su 10 ci riesce, solo pochi diventano delle star della musica o del basket”, riferisce il rapper di Brooklyn.
Il tour europeo di Jay-Z continua e dopo la tappa milanese si appresta a concludersi a Manchester i primi di febbraio. Negli Stati Uniti lo attende un'altra serie di concerti con una data speciale il 22 febbraio dove metterà la sua firma su una nuova, ennesima conquista del rap, cioè esibendosi prima di un match di boxe sul canale pay per view, Showtime. “Mi piace il gemellaggio sport/musica e ho colto al volo l'occasione. E' una nuova opportunità per allargare il raggio d'azione del rap, raggiungere un pubblico diverso e più ampio. E' la prima volta che accade e sono felice di dare io l'avvio”, ci confida. Una vittoria importante questa che Jay-Z utilizza per allontanare da sé le vicende negative che accadono nella realtà, come l'arresto del suo amico R. Kelly (vedi News), la violenza che sempre più spesso funesta l'area hip hop e l'interventismo di Gorge W. Bush in Iraq: “Non sono ferrato in politica e a dire il vero non mi è chiaro se l'accanimento del nostro Presidente sia realmente motivato dal timore di armi di distruzione di massa o da vecchie storie di petrolio. Io credo che le guerre non servano a nulla e che nessuno vinca mai veramente”.
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