Paul Simonon: 'Perché ho detto no alla reunion dei Clash'

Gli altri tre non erano affatto contrari. Ma lui ha preferito lasciar perdere. Davvero la "reunion" dei Clash, che si sarebbe potuta verificare nel 2003 in occasione dell'entrata della band nella Rock and Roll Hall of Fame, andò a rotoli perché uno solo disse "no"? Così afferma Paul Simonon. Il bassista, oggi 57enne, sentito dall'edizione USA di "Rolling Stone" ha affermato che le cose andarono proprio in questa maniera. Poi in ogni caso non se ne fece nulla perché Joe Strummer morì nel dicembre 2002. "Mick Jones, Joe e Topper Headon ne avevano voglia", ha detto Paul. "La clausola era, credo, che se ci si riuniva e se si andava a suonare, allora si riceveva il premio. Ma sinceramente a me non andava di mettere nuovamente assieme la band, specialmente non in quell'ambiente. Io la vedevo così: se davvero avessimo voluto tornare insieme, la cosa si sarebbe dovuta verificare nel giusto ambiente. Joe non sapeva che lì i biglietti costavano 1000 dollari l'uno, o forse più. Io ho sempre pensato che, se i Clash dovevano tornare assieme, non doveva essere per qualcosa con un biglietto a 1000 dollari. Joe questa cosa non la sapeva, e poi morì un paio di giorni dopo che questa cosa era venuta fuori, quindi non feci a tempo a mandargli un messaggio per metterlo al corrente della situazione del costo dei biglietti".




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Il bassista e pittore, che ha militato in uno dei progetti di Damon Albarn, il supergruppo The Good, the Bad & the Queen, recentemente ha creato tre capi di abbigliamento per Sailor Jerry, azienda che, basandosi parzialmente sulle gesta dell'omonimo famoso tatuatore (Norman ‘Sailor Jerry’ Collins), produce sia del rum sia una linea di abbigliamento contraddistinta da un'àncora marina.
 

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