Black Star Riders: 'Non siamo i Thin Lizzy, ma quel sound è dentro di noi'

Black Star Riders: 'Non siamo i Thin Lizzy, ma quel sound è dentro di noi'

Il dopo Thin Lizzy è cominciato. Orfani di Phil Lynott, Scott Gorham e compagni sono tornati a calcare le scene (tre concerti tra Germania e Svezia, mentre tra novembre e dicembre saranno impegnati tra Regno Unito e Irlanda) sotto una nuova sigla, Black Star Riders, e con un nuovo album, "All hell breaks loose", da qualche settimana nei negozi su etichetta Nuclear Blast/Warner Music. "Abbiamo cominciato a scrivere i pezzi poco più di un anno fa e abbiamo continuato per circa sei mesi", racconta il sessantaduenne chitarrista di Glendale, California, colonna portante del gruppo di origine irlandese dal 1974 al momento del primo scioglimento nel 1983. "Io e Brian Downey (il batterista cofondatore della band) avevamo cominciato a sentirci a disagio di fronte all'idea di fare un altro disco a nome Thin Lizzy. Ne abbiamo parlato con Damon (Johnson, l'altro chitarrista) e con Ricky (Warwick, cantante nordirlandese e unico membro della nuova line up non di nazionalità americana) e anche loro la vedevano allo stesso modo. Avevamo in mano più o meno diciotto canzoni da registrare e da pubblicare e abbiamo cominciato a chiederci che cosa farne. L'unica soluzione che ci è venuta in mente è stata di consegnare alla storia ciò che Phil Lynott e i Thin Lizzy hanno fatto in passato per proseguire con qualcosa di nuovo. A cominciare dal nome, ovviamente: è sempre difficile trovarne uno che non suoni stupido o non sia stato già utilizzato da qualcun altro. Io e Ricky amiamo entrambi i film western e uno dei nostri preferiti è 'Tombstone', con Kurt Russell nella parte di Wyatt Earp. In quella pellicola lo sceriffo è chiamato a ripulire la città da una banda di criminali chiamata Black Star Gang. Ci è piaciuto subito, quel nome, e Ricky ha suggerito di chiamarci Black Star Riders come se fossimo una gang di motociclisti".

Nella nuova formazione Gorham, Warwick e Johnson sono affiancati dal nuovo batterista Jimmy DeGrasso e da Marco Mendoza (basso), altri veterani del circuito hard rock. Mancano all'appello Downey e il cantante/tastierista Darren Wharton... "Mentre lavoravamo ai demo dei nuovi pezzi Brian ha cominciato a interrogarsi sul suo futuro e si è reso conto di non sentirsela", racconta Gorham. "Con la nuova band si prospettava un periodo lavorativamente intenso, tra sala di registrazione, pubbliche relazioni e mesi da passare on the road. Eravamo rimasti in tour per quasi tre anni e Brian a un certo punto è venuto a dirmi che, pur amando il gruppo e augurandogli il meglio per il nuovo disco, aveva bisogno di riposo. Voleva starsene un po' a casa, per conto suo. Bene, gli ho risposto, nessuno deve sentirsi prigioniero. Anche Darren soffriva nostalgia di casa, e a causa degli impegni dal vivo con i Thin Lizzy non trovava mai il tempo di finire il film a cui stava lavorando. A entrambi ho suggerito di fare quel che si sentivano. Ci siamo lasciati in modo amichevole. Senza strepiti, senza pianti e senza urla. A quel punto era necessario trovare un nuovo batterista e Damon ci ha suggerito Jimmy, che suonava con lui nella band di Alice Cooper. Lo avevo incontrato frettolosamente da qualche parte ma non ho apprezzato davvero il suo valore di musicista finché non è venuto alle prove del gruppo a Londra. Lì abbiamo capito che era perfetto per la band, l'elemento che ci voleva per completarla".

"All hell breaks loose" sembra un titolo adatto a suggerire il tipo di musica che fanno i Black Star Riders: grandi riff, chitarre all'unisono (un marchio di fabbrica dai tempi dei Thin Lizzy), cori cantabili..."In effetti è così", ridacchia Gorham. "Hard rock che cerca di colpirti dritto in faccia. Il titolo proviene da un documentario sui bombardieri B 17 della Seconda Guerra Mondiale che Ricky aveva visto in tv. Sulle fiancate quegli aerei avevano dipinte le immagini di alcune pin up, e sopra uno di quei disegni c'era proprio quella scritta...La frase gli è piaciuta subito, pensava spiegasse bene il significato delle nostre canzoni e qualcun altro ha suggerito di usarla come titolo dell'album. Siamo stati tutti d'accordo, e questo è il risultato. Ci siamo portati dietro il suono classico dei Thin Lizzy, le twin guitars e tutto il resto. Io non ero così sicuro, all'inizio, che fosse una buona idea rimanere così fedeli allo stile della vecchia band ma alla fine mi sono convinto che questo è quel che siamo, ciò che abbiamo fatto in tutti questi anni. Molti sentono la mancanza di Phil, ed è come se lo avessimo fatto rivivere nelle nuove canzoni". Che in alcuni casi - "Kingdom of the lost", ad esempio - tornano a visitare le radici Irish Folk dei Thin Lizzy..."Curiosamente quel pezzo si deve a Damon che è originario dell'Alabama. Il suo background è nella musica country, che in fondo non è altro che una forma imbastardita di musica irlandese, quella che gli immigrati si portarono dietro dalla madre patria e che poi venne assorbita nella cultura americana. Negli Stati Uniti l'abbiamo sviluppata in direzioni leggermente differenti, ma feeling, strutture e accordi non sono così diversi. In sostanza, per Damon non è stato così strano tirar fuori una cosa del genere".

Ci sono anche, in "All hell break loose", melodie pop come "Someday salvation" e pezzi come "Before the war" che potrebbero persino ricordare i Clash ("Dici? Interessante...Personalmente non sono mai stato un loro grande fan ma mi piaceva la loro energia e da questo punto di vista posso essere d'accordo con te"). Mentre in tutto il disco, accanto alle chitarre, svetta la voce di Warwick, per cui Gorham spende parole di grande elogio: "Avevo suonato nel suo primo album solista, più o meno cinque anni fa. In quell'occasione ho avuto la possibilità di verificare di persona la qualità del suo fraseggio e del suo modo di cantare, ma anche la sua abilità nello scrivere i testi. Mi ha subito ricordato Phil: entrambi irlandesi e grandi storyteller. In tre minuti e quaranta secondi Ricky è capace di raccontarti una storia e di sviluppare una melodia che ti resta in testa. Una cosa tutt'altro che facile da fare. Quando mi sono reso conto di quanto fosse bravo a scrivere canzoni mi sono ripromesso di lavorare con lui, prima o poi, e due o tre anni dopo la chance si è concretizzata. Era un grande fan dei Thin Lizzy, e quando gli ho chiesto di unirsi alla band è saltato a bordo immediatamente. Quest'album per lui è una bella vetrina, tutti avranno modo di capire quanto vale". Anche Kevin Shirley, il produttore, è una vecchia conoscenza per gli ex Thin Lizzy... "In studio", dice Gorham, "si è dimostrato perfetto per il compito. Avevamo poco tempo a disposizione, lo sapeva lui e lo sapevamo noi che pure non avevamo idea di come arrivare al risultato finale in tempi brevi. Kevin è riuscito a fare in modo che si andasse avanti senza perdere tempo. Abbiamo completato dodici canzoni in dodici giorni e non avrei mai immaginato che fosse possibile! Non avevamo mai fatto un album così in fretta, di solito ci mettevamo almeno un mese. Siamo rimasti in tour per un anno e mezzo, entrare in studio e registrare come se fossimo ancora su un palco ci è venuto naturale. All'inizio è stato un po' scoraggiante, ma poi abbiamo cominciato ad ascoltare quel che Kevin stava ricavando dalle tracce base: mentre Ricky fissava su nastro le sue parti vocali finali lui stava trovando i suoni giusti di chitarra e di batteria. A quel punto abbiamo cominciato a prendere fiducia e le cose sono diventate molto più semplici".





La parola ora spetta al pubblico: soprattutto dal vivo, dove le nuove canzoni si mescoleranno al vecchio repertorio. "Se non suonassimo i pezzi dei Thin Lizzy probabilmente una parte del pubblico uscirebbe dal concerto insoddisfatta, anche perché non tutti avranno già preso confidenza con il nostro nuovo disco. Ci divertiamo ancora a suonare i vecchi pezzi, che ci aiutano a conquistare l'attenzione degli spettatori e ad allestire un set di un'ora e mezza perché altrimenti non avremmo abbastanza materiale a disposizione. Dal vivo sappiamo il fatto nostro". Un dato di fatto, come lo è la volonta dei Black Star Riders di durare nel tempo. "Non ci limiteremo a un solo album per poi tornare a fare i Thin Lizzy", assicura Gorham. "La vecchia band non è finita, rinascerà in occasione di concerti ed eventi speciali, ma i Black Star Riders oggi sono il nostro impegno a tempo pieno". Anche se Lynnot resta nel cuore e nella memoria. "Quando li conobbi i Thin Lizzy erano un gruppo di persone speciali, diverse da quelle che avevo incontrato fino a quel momento. Specialmente Phil: un tipo alto, grosso, carismatico e nero di pelle con un accento irlandese pazzesco, inaudito per un ragazzo di colore. Quando mi insegnarono la prima canzone capii subito quale potenziale ci fosse in quel quartetto e volli subito farne parte. Fortunatamente annotarono il mio numero di telefono e mi chiamarono la sera stessa. Di Phil mi manca tutto, era uno dei miei migliori amici. Insieme suonavamo, facevamo festa e andavamo a ragazze. E' stata una costante fonte di ispirazione, un tipo che non perdeva mai la sua energia e che ti aiutava sempre a recuperare le forze. Era davvero figo, chi lo ha visto dal vivo sa che era capace di tenere in pugno diecimila persone e al tempo stesso di creare un rapporto intimo con ogni singolo spettatore".

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