'Italia wave': dal Midem di Cannes l'Italia che suona si presenta al mondo

'Italia wave': dal Midem di Cannes l'Italia che suona si presenta al mondo
In attesa del concerto-showcase programmato per stasera, martedì 21 gennaio, all'Hotel Martinez di Cannes, i protagonisti della serata a tema “Italia wave” si presentano ai giornalisti del Midem.
Cominciano (in italiano con traduzione simultanea) i Subsonica, apparentemente un poco imbarazzati dal contesto. La moderatrice/intervistatrice gli domanda subito se i riconoscimenti internazionali di MTV hanno cambiato la loro carriera e loro si scambiano rapide occhiate per concordare una risposta coerente. “Per noi non cambia nulla”, assicurano prima Samuel e poi Max: “non ci interessa vendere tanti dischi, sono i concerti e la musica dal vivo la nostra ragion d'essere. Abbiamo cominciato mettendo in fila 200 date all'anno, e altrettante ne facciamo oggi: questo ci dà anche più libertà di manovra rispetto alle logiche discografiche. La TV? In Italia ti rende popolare, ma poi spesso sono proprio i personaggi lanciati dalla televisione a fallire clamorosamente, quando si tratta di vendere dischi e di attirare pubblico ai concerti”. Gli chiedono da dove prenda ispirazione il loro stile meticcio, contaminato tra rock, dance ed elettronica, e Casacci rende omaggio alla città di origine: “Torino è un po' com'era Manchester anni addietro, un posto dove i club dove si balla e la scena rock underground hanno sempre intrecciato molteplici contatti: venendo da lì è venuto naturale mischiare le due cose”. I ragazzi terminano il breve incontro manifestando il loro apprezzamento per l'electronica degli Air e confidando di essere pronti al lancio internazionale. “Finora”, racconta Samuel, “siamo stati solo in Giappone ed è stata un'esperienza molto stimolante. In futuro ci interessa andare soprattutto in posti dove possiamo venire accettati continuando ad esprimerci nella nostra lingua”: Gran Bretagna e Stati Uniti, sembra di capire, non sono nel mirino.
Carmen Consoli esordisce dichiarandosi onorata di essere stata invitata al Midem e (in un buon inglese) enuncia la sua filosofia musicale, in bilico tra suono elettrico ed acustico: “Ani DiFranco, che suona la chitarra acustica, per me è molto più rock dei Blink 182. Ed è rock, nell'approccio, anche la musica brasiliana a cui mi sono accostata di recente. Elettrico ed acustico sono solo due vestiti diversi che indosso a seconda delle occasioni”. Le ricordano le sue incisioni in lingua francese, e lei sottolinea che “ogni lingua aggiunge sonorità differenti: è come quando sul palco cambio chitarra, passando da una Gibson a una Fender”. Ci saranno anche impegni oltreoceano nel suo futuro? “L'America resta un sogno per tutti i musicisti, cosa non darei per girarla in van e fermarmi a suonare di città in città, dicendo: attenti, arrivo dalla Sicilia, e se non mi date ascolto vi taglierò la gola! A parte gli scherzi, meglio fare un passo per volta: per adesso penso all'Europa”.
Federico Zampaglione (in italo-romanesco) inizia tutto serio, spiegando che “finalmente la musica italiana non è più solo 'Volare' “, per poi sfoderare il suo senso del paradosso. “Io sono partito ascoltando death metal, e poi sono tornato indietro, alle musiche che piacevano ai miei genitori, il primo Dalla e De André. Mi sono chiesto se ci poteva essere un punto di contatto, tra melodia e rock underground: alla fine la mia musica nasce da lì”. Spiega con un certo disappunto di essere rimasto fuori dalla doppia compilation che accompagna “Italia wave” per una mancanza di liberatoria da parte della Virgin, dovuta a non meglio precisati “motivi burocratici”, e chiude con un aneddoto, quando dalla platea un giornalista (italiano) affibbia a lui e alla Consoli una copia “taroccata” dei rispettivi ultimi album. “In Italia – racconta ad una platea stupefatta e incuriosita - se vendi sigarette di contrabbando ti arrestano subito, mentre con i CD si può fare di tutto. Qualche tempo fa, a Roma, ho visto due vigili che mi avevano appena multato discutere animatamente con un venditore ambulante: tiravano sul prezzo”. Ai giornalisti internazionali non sembra vero: che paese bizzarro e divertente, l'Italia.
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