La Corte Suprema USA: 'Legittima l'estensione dei copyright da 50 a 70 anni'

Sono in tanti a tirare un sospiro di sollievo, negli Stati Uniti: case discografiche, produttori cinematografici, editori librari, custodi dell’immagine dei personaggi più popolari dei cartoni animati, eredi di scrittori, compositori e “creativi” dei diversi campi dell’arte e dell’intrattenimento. La Corte Suprema statunitense ha stabilito che la proroga dei termini di protezione dei diritti d’autore, approvata nel 1998 dal Congresso USA su proposta del compianto (ed ex cantante di successo) Sonny Bono, non è anticostituzionale. Di conseguenza, le opere dell’ingegno resteranno tutelate per 70 anni dalla morte dell’autore - e per 95 anni, se gestite da aziende industriali - secondo quanto disposto, appunto, dalle più recenti modifiche alle leggi che disciplinano la materia del copyright (i termini sono più ridotti in altri paesi: il che provoca non pochi patemi d’animo alle major americane, timorose di vedersi scippare in qualche parte del mondo i loro cataloghi più preziosi e redditizi).
Con una decisione approvata da 7 membri su 9, la massima autorità giudiziaria del paese ha riconosciuto la legittimità dell’intervento dell’organo legislativo, che non lederebbe la libertà di espressione sancita dal Primo Emendamento costituzionale: la Corte ha quindi rinviato la restituzione al pubblico dominio di centinaia di migliaia di incisioni sonore, libri e film a cui numerosi editori on-line e imprenditori indipendenti speravano di poter presto mettere mano: tra questi, numerosi classici della letteratura del Novecento, pellicole leggendarie come “Casablanca”, “Via col vento” e “Il mago di Oz” e i primissimi lungometraggi con personaggi di fantasia come Topolino oltre, naturalmente, a tutto il repertorio musicale, classico, jazz e popolare, che arriva fino ai primi anni Cinquanta (tra poco sarebbe stato anche il turno di Elvis Presley e dei pionieri del rock and roll).
“Se il Congresso non agisse in modo da aggiornare i termini di protezione agli sviluppi delle tecnologie”, ha commentato il deputato repubblicano e membro della Commissione di Giustizia John Conyer Jr., “chi produce opere dell’ingegno non sarebbe più incentivato a continuare la sua attività e il paese perderebbe la sua fonte primaria di esportazioni”. La decisione della Corte Suprema ha naturalmente ricevuto il plauso di organizzazioni come la RIAA (discografici) e NMPA (editori musicali), che vedono prolungati i loro diritti di sfruttamento economico delle opere in loro possesso: si calcola che grazie all’estensione dei termini di tutela l’industria americana dell’intrattenimento intascherà almeno 400 milioni di dollari di fatturato aggiuntivo per i 20 anni a venire.
Negativi invece i commenti delle associazioni dei consumatori e dei loro rappresentanti: “Vince chi ha in mano dei copyright preziosi, perdono tutti gli altri: il risultato è che si pagherà di più per qualcosa che si sarebbe potuto avere a prezzo contenuto o addirittura gratis”, ha sintetizzato l’avvocato di Washington Erik S. Jaffe. E anche il giudice della Corte John Paul Stevens, che ha votato contro l’estensione dei termini, si è espresso in termini critici: “Non abbiamo protetto”, ha detto, “l’interesse pubblico ad un libero accesso ai prodotti dell’ingegno”.
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