NEWS   |   Industria / 06/06/2013

Aumento dell'IVA sui dischi in edicola, Mazza (FIMI) scrive al governo

Aumento dell'IVA sui dischi in edicola, Mazza (FIMI) scrive al governo

La vendita di cd, dvd e LP in edicola come allegati a giornali e riviste (numerose le operazioni che hanno interessato ultimamente il catalogo di artisti di altissimo profilo: Beatles, Peter Gabriel, Bruce Springsteen, Pink Floyd, Lucio Battisti, Fabrizio De André, Luciano Ligabue e molti altri, con il settimanale TV Sorrisi e Canzoni e il quotidiano la Repubblica tra i protagonisti più attivi) potrebbe subire una brusca battuta d'arresto in seguito ai provvedimenti adottati nel cosiddetto decreto legge "Ecobonus", che proroga di altri sei mesi, fino al dicembre 2013, le detrazioni previste per gli interventi di riqualificazione energica nel settore edilizio prevedendo come strumento di copertura finanziaria un drastico aumento dell'IVA, dal 4 al 21 per cento, proprio sui "gadget" e prodotti allegati ai giornali.

La notizia ha provocato la reazione preoccupata del mondo dell'editoria e anche dell'associazione dei discografici FIMI, il cui presidente Enzo Mazza ha inviato due lettere alle autorità competenti (una al presidente del Consiglio Enrico Letta, l'altra al ministro per i Beni e le Attività Culturali Massimo Bray e al sottosegretario di Stato Giovanni Legnini) per invocare il blocco delle misure deliberate dal governo. Nella missiva Mazza ricorda che l'industria ha convertito negli ultimi cinque anni il suo modello di business "senza oneri a carico dello Stato", e sottolinea che "in una fase di transizione e di grave crisi dei consumi, la misura prevista dal c.d. Decreto Ecobonus rappresenta una minaccia per un segmento, quello dell'edicola, già in gravissima difficoltà, ma che mantiene tuttavia ancora un ruolo e una funzione di distribuzione di contenuti musicali e culturali". Il canale dell'edicola, spiega Mazza, "costituisce una fonte di ricavo per i bilanci delle imprese discografiche", e "un aumento di 17 punti di IVA significherebbe dare un colpo mortale alla nostra industria, in particolare a un segmento la cui mission è quella di tutelare e promuovere l'immenso patrimonio artistico italiano". Il presidente FIMI auspica che "si possa rivedere tale approccio normativo per non gravare ulteriormente su un comparto che già sconta una sperequazione fiscale rispetto ad altri comparti del mondo culturale". "Sono convinto", conclude Mazza, "che non sia intenzione di questo Governo penalizzare il mercato dell'industria musicale che rappresenta un'eccellenza del Made in Italy del nostro Paese".