Demi Lovato, 'Demi': 'Il mio disco più onesto'

Demi Lovato, 'Demi': 'Il mio disco più onesto'

Incontrare Demi Lovato e pretendere di parlare con lei solo del suo ultimo lavoro come musicista è come entrare in un supermercato per comprare semplicemente del latte. Prima di arrivare al dunque, ad ottenere ciò che si vuole è inevitabile passare in mezzo agli scaffali gremiti di prodotti di ogni genere e sorta, prenderne visione e magari caderci in tentazione. Con la giovane artista di Albuquerque, cresciuta nel frenetico e variopinto mondo della tv per ragazzi firmata Disney, è altrettanto impossibile non perdersi in considerazioni altre dalla musica, che coinvolgono il passato problematico della cantante e che l'hanno resa ciò che oggi. Nel bene e nel male.

20 anni da poco compiuti, la Lovato ha dato alle stampe il suo nuovo album, battezzato semplicemente "Demi", il secondo realizzato dopo essere uscita dalla clinica di riabilitazione (il primo era "Unbroken", del 2011), ed è venuta in Italia per presentarlo alla stampa nostrana. Il bianco e il nero la fanno da padrona durante tutta la conversazione, non solo per via della giacca a righe bianche e nere che indossa la cantante, ma anche e soprattutto per il significato che questi due colori in contrasto portano con sé. Partendo dal video che accompagna il primo singolo estratto da "Demi", "Heart attack", in cui Demi compare con le mani nere coperte di olio, il discorso si amplia a svariati concetti: "Il video rappresenta un po' tutto quello che ho affrontato, il mio passato. Tutto quello che non mi permetteva di innamorarmi. Per me significa che tutto ciò non posso lasciarlo andare perché è da dove provengo. Ma è anche un modo per dire che da quell'oscurità sono rinata".
Il percorso che la Lovato ha dovuto affrontare, e che sta tuttora affrontando, scome artista e come donna è stato riversato nelle 13 tracce del disco: "E' il mio album più personale e onesto. Sono anche vulnerabile per questo. Sono cambiate molte cose dal mio disco precedente. Ho compiuto 20 anni innanzi tutto e per me era importante poter essere sincera sia con me stessa che con le persone, poter dire a loro che le cose possono essere difficili, ma anche che se ne può uscire. Volevo parlare ai miei fan di tutto quello che mi è successo, ma anche diffondere l'idea che ce la posso fare. Scrivere per me è davvero terapeutico perché mi permette di parlare di tutto quello che ho passato e sono molto grata di aver la possibilità di esprimermi in questo modo, perché è anche la mia passione". Per esempio con il brano "Warriors", che chiude il disco: "Mi sono basata su un'esperienza realmente vissuta e di cui avevo paura di parlare. Ma poi mi son detta 'qualcuno là fuori avrà bisogno di sentirla'. Perché poteva essere di aiuto per altri nella stessa situazione. Dopo che l'ho scritta mi son tolta un peso dalle spalle e son passata dall'avere paura a realizzare il pezzo per i miei amici e per milioni di persone".

Ma sono molteplici i campi in cui Demi Lovato si è applicata negli ultimi anni: oltre ad aver fatto parte della giuria di X Factor USA insieme a Simon Cowell e Britney Spears, ha collaborato al magazine Seventeen, dispensando consigli o raccontando la propria esperienza ai giovani in difficoltà tramite la sua rubrica; ha supportato numerose campagne anti-bullismo nonché iniziative benefiche (una su tutte il "Demi Lovato Charity Boutique", con il quale sono messi in vendita i suoi abiti di scena): "Ho imparato a uscire dalla situazione di vittimismo in cui spesso si cade. Capita di ripensare a quei giorni bui, ma bisogna imparare dalle cose. E non ho più tempo di sentirmi in colpa con me stessa. Perché sono stata così forte da uscirne e perché mi rendo conto che ci sono bambini nel mondo che percorrono miglia e miglia per poter bere dell'acqua. Dunque io posso sopportare queste cose, no?"

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