Bobo Rondelli e l'Orchestrino: 'musica da strada' tra jazz, rock e Celentano

 Bobo Rondelli e l'Orchestrino: 'musica da strada' tra jazz, rock e Celentano

Vita notturna e balere. Jazz e orchestre. Rock'n'roll e Adriano Celentano. Smessi (ma non troppo) i panni del cantautore malinconico e stropicciato dalla vita, in "A famous local singer" (Ponderosa Art&Management) il livornese Bobo Rondelli diverte e si diverte tornando ai suoi amori di gioventù. "Ai tempi in cui si andava a ballare incravattati a bordo di una moto Guzzi o persino di un'Ape", ricorda. Musica da ascoltare ma soprattutto da ballare, allora: swing, jive e New Orleans Sound, suoni balcanici, calypso e marcette registrate pressoché in diretta, in uno studio toscano, con gli attuali compagni di strada, l'Orchestrino capitanato dal russo (trapiantato a Livorno) Dimitri Grechi Espinoza. "Il suono del disco nasce dal nostro incontro", spiega Bobo a proposito del connubio con la brass band di cui oltre a Grechi (sax alto e tenore) fanno parte Beppe Scardino (sax baritono), Filippo Ceccarini (tromba), Tony Cattano (trombone), Daniele Paoletti (rullante) e Simone Padovani (cassa) con l'aggiunta di Fabio Marchiori (melodica). "E' come in un matrimonio. Se sposi una donna che ama il cinema diventi cinefilo anche tu... Ognuno s'è adattato all'altro e per me non è stato difficile: musicalmente ho sempre viaggiato in libertà, senza pormi limiti. Non ci tengo ad avere un marchio riconoscibile, seguo tante tradizioni diverse e perdermi nelle canzoni mi fa felice". Soprattutto se c'è modo di portarle in giro. "Ci piace suonare per strada, ovunque capiti. Interrompendo una monotona lezione scolastica, o salendo su un palco a far festa dopo una rappresentazione teatrale. Siamo un'orchestra mobile, insomma. In continuo movimento" (e c'è anche un tour in programma, partenza il 13 giugno da San Benedetto del Tronto, con tappe a Umbria Jazz e in altri festival estivi e un invito al London Jazz Festival in novembre). "Quando vai a suonare in mezzo alla gente acquisisci più forza e ti illudi di poter cambiare la vita a qualcuno: magari a un bambino o a un ragazzo che, come me, non aveva mai visto suonare un trombone prima di allora".

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Con l'Orchestrino, d'altra parte, l'amicizia e l'affiatamento sono consolidati. "Con Espinoza, che è il principale arrangiatore del disco, suono sovente", ricorda Rondelli. "E col gruppo ci siamo incontrati qualche anno fa, ai tempi del documentario che Paolo Virzì realizzò su di me nel 2009" ("L'uomo che aveva picchiato la testa", citando i suoi trascorsi con gli Ottavo Padiglione). "Già nel mio disco precedente, 'L'ora dell'ormai', c'era un brano intitolato 'Sporco denaro' che preannunciava questa collaborazione. Loro spesso suonano jazz nei locali, e io mi presento lì con un megafono. Sono come un cavallo che non riesce a star fermo, la sera sento il bisogno di farmi una corsetta sulle piste dei locali. Giusto per vedere se m'azzoppo o se riesco a stare in piedi".

Il "brass& roll" di Rondelli e l'Orchestrino è altrettanto dinamico e imprevedibile. Pezzi riarrangiati dal catalogo di Rondelli, inediti e cover: due, entrambe pescate dal primo repertorio di Celentano. "Vengono bene da suonare per strada, sono adatte a vecchi e bambini. 'Un bimbo sul leone' è un rock'n'roll venato di soul con un testo molto bello, pieno di luce e di colore. Un'arca di Noè proiettata in cielo". Mentre '24.000 baci", oggi, potrebbe anche suonare come un omaggio postumo a Little Tony. "Mi piaceva anche la sua versione, di un tono sotto rispetto a quella di Celentano. In apparenza è un rock'n'roll dei poveri, ma ha una melodia molto raffinata. Le parole, poi, sono un po' pazze e io, che non ho le potenzialità vocali di Adriano, ho voluto rifarla un po' più sguaiata, un po' strozzata. Un po' più punk, con un arrangiamento in stile Les Negresses Vertes".

Il resto, come sempre, conserva una marcata matrice livornese: a partire dal titolo dell'album e da pezzi divertenti come "Puccio sterza", frasi colte sui muri della città o su un cartello che in un giardino pubblico locale ricorda la storia di un orso cantato in "Gigi balla" da Rondelli, il "famoso cantante locale". " 'La gran fregatura dell'amor', per esempio, è nata suonando l'ukulele nei bar", ricorda Bobo. "Dentro un pezzo come quello c'è un autentico spirito toscano". E che dire, allora, de "Il paradiso" secondo Rondelli, un posto in cui si beve vino, si mangia pane e salame e le suore sono ben accette purché non siano racchie? "Quello", riconosce, "è un pezzo nel solco di Cecco Angiolieri o di Roberto Benigni. Da Roberto credo di aver preso inconsciamente anche l'immagine dei balli 'cheek to cheek' di cui canto ne 'Il palloso'. Da ragazzo aveva scritto per Carlo Monni una canzone su un tipo che si trova guancia a guancia con una mucca. Oggi Carlo non c'è più, ed è stato un grande dispiacere". La storia degli uomini soli e "bunga bunghisti" di "Cuba lacrime", però, è ambientata a Rimini: "Probabilmente avevo in mente un personaggio felliniano. Dovessi farci un video, vedrei un protagonista con la faccia del padre di Mastroianni ne 'La dolce vita': il tipo che si sente male mentre si apparta con una ballerina". Anche "Settimo round" vive di suggestioni cinematografiche, con uno scherzoso omaggio all'indimenticabile Gassman pugile suonato de "I mostri" di Dino Risi..." E' un episodio tristissimo, quello, che non doveva neanche far parte del film. Mi è venuto in mente di citarlo perché mi piace imitarne i personaggi. La canzone, invece, è un manifesto dei miei cinquant'anni e di come mi capita di sentirmi la sera. Anch'io, separato e a volte lontano dai figli, corro il rischio di diventare come quell'ometto di Rimini. Parlando di quei tipi che vanno al night e si perdono dietro le ragazze facendosi portar via tutti i soldi ho voluto esorcizzare quel che potrebbe succedere a me. Sono personaggi tragicomici, non sai se odiarli o volergli bene".

Storie di provincia, comunque. Quanto di più distante, apparentemente, dalla cultura dei collaboratori internazionali del disco: il produttore newyorkese Pat Dillett (nel suo carnet David Byrne, They Might Be Giants, Soul Coughing, Lounge Lizards e Brian Eno,ma anche Notorious B.I.G., Queen Latifah e Mariah Carey) e il percussionista brasiliano Mauro Refosco, collaboratore di Red Hot Chili Peppers e Atoms For Peace, oltre che dello stesso Byrne. "Sono arrivati tramite Ponderosa con l'idea di badare meno alle parole e di stare più dietro alla musica, alla sua energia. Abbiamo cercato di stupirli e di divertirli, usandoli un po' come un termometro. E in effetti si sono divertiti molto, soprattutto nelle cene toscane a fine giornata...tanto che Dillett vorrebbe collaborare anche al mio prossimo disco. Stavolta, magari, si apriranno prospettive all'estero, con un disco dalle sonorità a volte mediorientali, altre in stile New Orleans. I fiati, ogni tanto, ricordano persino Mingus".

In una proposta musicale che oscilla tra nostalgia e ironia, amarezza e spirito scanzonato, colpisce, per diversità del testo e della musica, un pezzo come "Bobagi's blues", cui le agili percussioni di Refosco regalano un tocco di eleganza in più. "E' una preghiera, e in effetti il mood è molto diverso dal resto dell'album", conferma Rondelli. "Serviva a spezzare il clima generale, magari anche a introdurre un prossimo disco di tono più intimo. O a farmi uno sgambetto da solo, chissà. Non riuscivo a trovare un titolo e così ho pensato a Bobagi. La parte più ascetica, più profonda e più seria di me".

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