The Observer 2013: l'intervista agli Eterea Post Bong Band

Due settimane fa abbiamo presentato gli eclettici Eterea Post Bong Band sulle pagine di The Observer. La settimana scorsa, invece, recensito la loro seconda opera in studio, il concept album“Bios”.

Oggi abbiamo preso contatto con la band per chiudere lo spazio di The Observer a loro dedicato e scambiare due parole direttamente con loro, giusto per conoscerli davvero più da vicino. E’ Gigi Funcis a rispondere alle nostre domande. Nomen omen: partiamo da qui. C'è chi ci ha visto un riferimento all'Incredibile Bongo Band. Upbeat, musica strumentale, sperimentazione… i punti di contatto, effettivamente, sono tanti. “Ha visto male” esordisce perentoriamente Gigi su Rockol. La storia degli Eterea inizia nel 1997, ma prima di vedere sugli scaffali il disco d'esordio, "La chiave del 20", passano dieci anni. Un intervallo abbastanza lungo: “Puoi decidere se fare il risotto con la pentola a pressione o aggiungere piano piano il brodo a fuoco basso” prosegue Gigi. “Noi abbiamo preferito aspettare dieci anni per poi comprare un ottimo risotto liofilizzato di marca e fare bella figura”. Dopo "La chiave del 20" poi, sono usciti due altri Ep che hanno in sostanza spianato la strada a "Bios". “Abbiamo superato il classico momento di crisi” ammette Gigi, “prendendoci il tempo di coltivare i cazzacci nostri, per poi ricompattare le energie. La consapevolezza di queste strutture naturali è già di per sé BIOS. La matematica è stato lo stimolo per fare un passettino oltre a quello che avevamo fatto fino ad ora”.



I pezzi degli Eterea sono complessi sia dal punto di vista concettuale che da quello tecnico. A precisa domanda, succinta risposta: come nascono i pezzi degli Eterea? “Paghiamo dei ghost-player e passiamo la giornata al bar”.
Entrando poi nello specifico, "Bios" è un lavoro denso di riferimenti di ogni genere, dal cinema alla matematica, da Aronofsky a Kasparov passando per Fibonacci (per non parlare della copertina stessa del disco). Che cosa ha fatto scattare la molla? L'idea di un concept era alla base del progetto fin dall'inizio oppure è una cosa nata in divenire? “Come per “La Chiave Del 20” ed “Epyks”, anche qui l'idea è alla base del progetto ma contemporaneamente funge da contenitore” precisa Gigi. “Diciamo che la musica e la parte grafica hanno attinto da più livelli, comprese le numerose gag saltate fuori in studio. Sarebbe riduttivo pensare che, deciso il tema, abbiamo fatto a tavolino i pezzi, ma anche che abbiamo raccolto roba a caso e confezionata in maniera unitaria. Insomma, un bel casino per te che ne devi parlare”.

Per quanto riguarda invece la musica, la domanda sulle influenze pare banale ma è meno scontata di quello che si possa pensare… “Non abbiamo mai scelto la direzione di un brano a priori con l'idea di fare un sound-alike, tipo "facciamo una roba che suoni così". Perciò come Eterea penso che nel complesso non ci siano punti di riferimento precisi. Posso dire che io ultimamente ascolto parecchia dubstep fracassona, tipo i set postati dalla UKF su Mixcloud, ma anche Claude Debussy e James Newton Howard. Dipende da quanto carico mi hanno fatto il gin tonic”.

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Nella recensione abbiamo trovato particolarmente interessante la citazione di "The Perfect Human" in "Homo Siemens", definito il pezzo cardine del disco. C'è un significato particolare dietro questo brano? “Quel breve corto è stupendo perché, oltre ad essere ambientato nel vuoto, è vuoto anche a livello concettuale. La voce off, pur essendo umana, ricorda quella di un androide programmato per indagare su questo curioso animale chiamato essere umano. Sembrava il perfetto speaker per la nostra "indagine", anche perché è pure divertente (ovviamente senza volerlo)”. Nel disco sono presenti i featuring di Dave Santucci, Martino Cuman e Enrico Gabrielli. Come sono nate queste collaborazioni e in che modo hanno inciso sul disco? “Avevo approfittato del fischio di Dave Santucci per un'altra produzione e sembrava perfetto per un paio di punti di BIOS” ci racconta Gigi, “la distanza Vicenza-California è stata disintegrata dalla rete. Martino invece ha preparato questo testo molto divertente sulla sequenza di Fibonacci che abbiamo inserito su ‘Tim Peaks’, che volevamo portare a un livello superiore rispetto alla versione grezza finita due anni prima sulla compilation "Squillami". Infine abbiamo incontrato Enrico al torneo di calcetto organizzato dalla Trovarobato: aveva ascoltato (non si sa come) le versioni grezze del disco e si è offerto di suonare su due brani. Ti pare che diciamo di no?”.

Dal punto di vista dei live invece, com’è portare un disco complesso come “Bios” su un palco? “Divertente!” ammette candidamente Gigi. “Abbiamo creato un piccolo cortometraggio animato assieme alla Good Bread Company che spiega prima del live la sequenza di Fibonacci. Facciamo largo uso di tecniche di visual mapping grazie alle “ditine” del nostro amico Take. Ci vestiamo da dottori. Spariamo cazzate. Sfondiamo gli sterni grazie ai bassi curati dal prode Michele "Skatz" Scatena della Hot Farm, che suona pure il sax dalla postazione di fonico”.

Per chiudere la chiacchierata, infine, non possiamo non cercare di dare una sbirciatina al futuro prossimo degli Eterea: “Saremo ospiti ad un convegno matematico a Venezia per presentare il progetto di “BIOS”. Pubblicheremo dei remix fatti da vandali elettronici, ma soprattutto abbiamo una bella sbrancata di date in tutta Italia. I lettori possono trovare in rete il posto più vicino a casa loro ed evitare accuratamente di essere in zona quella sera!”.

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