USA, risarcimenti per i CD troppo cari: ma i consumatori non si fanno vivi

Per compensare gli acquirenti di dischi americani dei prezzi ingiustificatamente alti dei CD, le major discografiche BMG, EMI, Sony, Universal e Warner e le catene commerciali Trans World Entertainment, Tower Records e Musicland avevano accettato lo scorso settembre (vedi News) di rimborsare l’equivalente di 143 milioni di dollari in contanti e in compact disc: ma fino a questo momento solo 30 mila persone, in tutti gli Stati Uniti, si sono fatte avanti per riscuotere la cifra (irrisoria) di loro spettanza.
Come si ricorderà, la questione sollevata da amministrazioni pubbliche e associazioni per la tutela dei consumatori riguardava le politiche di “cartello” che i cinque principali distributori di dischi avrebbero concordato tra il 1995 e il 2000 con le tre catene di vendita al dettaglio al fine di arginare la corsa al ribasso dei prezzi nei negozi di dischi americani: il comportamento delle major e dei loro partner commerciali venne stigmatizzato dalle autorità che tutelano la concorrenza, convincendo gli imputati a cercare un accordo extragiudiziale prima di imbarcarsi in una lunga e costosa vertenza legale.
Secondo i calcoli dei giudici, i 44 milioni di dollari in contanti messi a disposizione dalle società accusate di aver leso i diritti dei consumatori avrebbero dovuto essere spartiti tra qualche milione di persone, assicurando a ciascun acquirente “gabbato” un assegno simbolico del valore di 5/20 dollari a testa (a seconda del numero di coloro che ne faranno richiesta). Ma finora, forse a causa dell’esiguità della somma garantita a ciascun ricorrente, i potenziali aventi diritto hanno dimostrato scarsissimo interesse per il risarcimento: e questo nonostante che per riscuotere la propria frazione della somma, i consumatori che hanno comprato un CD, una cassetta o un disco in vinile tra il 1995 e il 2000 non debbano neppure esibire alcuna prova di acquisto, ma semplicemente compilare un modulo pubblicato su un apposito Web site e su alcune riviste americane.
Il termine di scadenza per esigere il rimborso scade il 3 marzo prossimo, e gli avvocati che hanno promosso l’iniziativa sperano ora di sollevare un po’ più di attenzione sulla questione per mezzo di una campagna radiofonica nazionale. Se il numero dei ricorrenti superasse gli 8,8 milioni di persone, tuttavia, la distribuzione del denaro verrebbe bloccata, perché risulterebbe antieconomico spedire in giro un numero enorme di assegni di valore inferiore ai 5 dollari: in quel (alla luce dei fatti improbabile) caso le somme stanziate finirebbero tutte nelle casse di organizzazioni senza fine di lucro allo scopo di finanziare, in tutto il Paese, programmi di educazione musicale; agli stessi enti sono destinati anche 5 milioni e mezzo di CD per un valore commerciale stimato di 75,7 milioni di dollari.
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