Talenti e investimenti, le etichette inglesi replicano all'Arts Council

Talenti e investimenti, le etichette inglesi replicano all'Arts Council

Non sono passate inosservate le dichiarazioni di Alan Davey, presidente dell'Arts Council britannico che intervenendo a un programma radiofonico della BBC ha accusato le case discografiche di miopia e di non assumersi rischi imprenditoriali nella promozione di nuovi talenti musicali (lo stesso Arts Council, attingendo a fondi governativi e ricavati dalla Lotteria Nazionale, ha istituito un fondo da mezzo milione di sterline che verrà elargito in tranche da 5 mila a 15 mila sterline ad artisti meritevoli e bisognosi di sostegno economico).

"Le osservazioni di Alan Davey sulla mancata assunzione di rischi nel settore della musica pop sono disinformate e lontane dalla realtà", ha ribattuto l'amministratore delegato dell'associazione dei discografici britannici BPI Geoff Taylor in un comunicato stampa ripreso da Music Week, ricordando che negli ultimi cinque anni le etichette locali hanno investito 1 miliardo di sterline in A&R. "I risultati parlano da soli", sostiene Taylor. "Cinque dei dieci album più venduti dell'anno scorso provengono dal Regno Unito, ed è difficile considerare le affermazioni a livello mondiale di artisti come Adele, Mumford & Sons, Emeli Sandé, Ed Sheeran, Muse e Jessie J come un esempio di un'ottica a breve termine, o un insuccesso nel promuovere talenti. Anche gli enormi successi come quelli degli One Direction, emersi da X Factor, andrebbero celebrati".

"Il nuovo fondo dell'Arts Council", ha aggiunto Taylor, "rappresenta una goccia nell'oceano, circa lo 0,33 per cento, in confronto all'investimento annuale delle etichette britanniche. Finanziare gli investimenti nei talenti locali è sempre un'ottima cosa, ma l'Arts Council dovrebbe sottolineare l'eccellente curriculum dell'industria musicale nel lancio di nuovi talenti invece di attaccarla rilasciando interviste infondate".

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