Jake Bugg esegue per Rockol 'Lightning bolt'. La videointervista

Jake Bugg esegue per Rockol 'Lightning bolt'. La videointervista

Nello sconfinato mare di pop star in crescita, tweet, post, messaggi, foto con filtri vintage per sguardi ammiccanti e bocche socchiuse o (peggio) a "becco d'anatra" e teenagers impazziti, c'è una piccola oasi preziosa e silenziosa. Non è ancora sulla bocca di tutti, ma in molti ormai ne hanno sentito parlare e presto verrà certamente sommersa di turisti per un motivo o per l'altro. Fuori di metafora stiamo parlando di Jake Bugg, un ragazzo di 19 anni che viene da Nottingham e che in pochi anni è riuscito non solo a pubblicare un primo album acclamato dalla critica come "rivelazione della musica britannica", ma anche a presentarlo dal vivo, dall'alto dei palchi più famosi e ambiti del globo: Glastonbury (la prima volta nel 2011, la seconda quest'anno), il Coachella e il T in The Park, per fare tre esempi.

Si sono fatti molti nomi per cercare di posizionare Jake sul giusto e degno gradino della scala di successione: si è parlato di Bob Dylan, Donovan e Jimi Hendrix, si è tentato di mantenere un profilo leggermente più basso, spacciandolo come il fratellino minore (potrebbe essere il figlio in realtà) di Stone Roses, Liam o Noel Gallagher, con il quale infatti è stato in tour l'autunno scorso. I paragoni potrebbero essere davvero molti, ma la realtà è che Jake Bugg è semplicemente un bravissimo chitarrista e un giovane blues man poco interessato ai riflettori ma con i quali deve fare inevitabilmente i conti per via del suo talento.
Noi di Rockol lo abbiamo incontrato e, ancora prima di poterci parlare vis-à-vis, abbiamo dovuto interrompere (a malincuore) l'assolo di chitarra improvvisato in cui si era immerso per ingannare l'attesa. E' stato chiaro fin da subito che lo strumento sarebbe stato più loquace dell'artista stesso.

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Bugg, a metà tra timidezza e introversa svogliatezza ha risposto alle nostre domande sul suo percorso artistico rivelandoci di sentirsi molto fortunato, ma lontano dalle logiche di pettegolezzi e indiscrezioni che lo hanno travolto per via della sua relazione, ora giunta al capolinea, con la modella Clara Delavigne. Gossip a parte Jake ha riferito: "Anche se non capisco cosa ci ricavino da una mia foto, devo ammettere che la mia vita è cambiata molto. Ho incontrato un sacco di persone in scenari differenti, ho avuto delle possibilità che chi viene da dove provengo io normalmente non ha. Di certo cambierò come persona, perché le persone cambiano, ma spero in modo positivo. Ho fatto molto meglio di quello che pensavo con il mio primo album, ma posso proseguire su questa strada. Basta che continui a fare quello che ho fatto, ovvero cercare di arrivare al cuore delle persone".

"Jake Bugg", uscito lo scorso 16 ottobre, è stato registrato "in moltissimi posti differenti con molte persone. Non è stata una cosa programmata, a dire la verità. Ho semplicemente eseguito un po' di canzoni, sono state registrate al microfono e incise sul disco". Ad affiancare l'artista nel suo album di debutto sono arrivati Crispin Hunt, Matt Prime e Iain Archer: "Io e Ian siamo ottimi amici e lui è una grande guida per me che mi aiuta a sviluppare le idee che ho. Mi dà consigli su quelle che secondo lui sono le cose migliori. Capisco che sono giovane e che ho ancora un sacco da imparare. Partendo da questo, proviamo a giocare con un paio di accordi e anche se non ne viene fuori una nuova canzone posso comunque dire 'ho imparato un nuovo accordo oggi' o che mi ha aiutato a migliorarmi come scrittore. Perciò spero di poter andare avanti così e un giorno essere in grado di creare un disco tutto da solo".

A poco meno di un anno dall'uscita del suo primo disco, Bugg è stato di recente "avvistato" a Malibu insieme al produttore Rick Rubin: il suo secondo disco è già in cantiere e anzi, è già quasi finito. E proprio in merito al suo prossimo lavoro in studio, il giovane cantante ha rivelato: "Penso che le persone saranno molto pronte a criticare, sicuramente. Saranno decisamente pronte a farlo. Ma invece di continuare a farle aspettare e dar loro sempre più tempo per selezionare i propri commenti, spero di poterlo pubblicare in Inghilterra entro l'anno. L'altro è uscito un anno fa, so che potrebbe essere pretenzioso, fare un album così in fretta, ma credo che suoni proprio come voglio io. Spero che dimostri il mio progresso. Quando ho fatto il mio primo album non ero mai stato fuori dagli UK prima. Da allora ho incontrato un sacco di persone, visitato un sacco di bellissimi posti nuovi, guardato attraverso differenti finestre e civiltà perciò spero di esserne motivato".

Per vedere Jake esibirsi dal vivo, i fan italiani dovranno attendere fino al prossimo 4 dicembre quando sarà di scena all'Alcatraz di Milano. Sarà l'occasione per lui di dimostrare coi fatti quanto ci ha rivelato in merito ai concerti: "Il live non è qualcosa che riguarda me, ma gli spettatori. E'molto importante perché è legato alle persone che vengono a sentirti. Devi fare in modo che si godano la loro serata. Sono loro che pagano per venire a vederti suonare e il numero delle persone è piuttosto rilevante se consideri che potrebbe esserci chiunque altro sul palco al posto mio a cantare la stessa canzone. Ma loro hanno pagato per vedere me quindi non riguarda me, riguarda il pubblico".

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