The Observer 2013: l'intervista ai Miss Chain & The Broken Heels

The Observer 2013: l'intervista ai Miss Chain & The Broken Heels

Due settimane fa abbiamo presentato i Miss Chain & The Broken Heels sulle pagine di The Observer. La settimana scorsa, invece, recensito il loro nuovo (ottimo) lavoro in studio, il secondo in totale, intitolato “The dawn”.

Oggi abbiamo preso contatto direttamente con il combo power pop capitanato da Miss Astrid Dante per scambiare due parole e conoscerli più da vicino, chiudendo così lo spazio della nostra rubrica a loro dedicato. Sono proprio Miss Astrid e Franz a rispondere alle nostre domande. La prima, a dire il vero, più che una domanda, una curiosità: da dove nasce il nome Miss Chain & The Broken Heels? “Miss Chain arriva dal gruppo che avevo negli anni d'oro” ci racconta Astrid, “i The Nasties, un power trio quasi completamente femminile. Nel 2007 avevo una manciata di pezzi messi da parte che erano decisamente troppo pop rispetto allo standard punk rock. Decisi di registrarli con un caro amico, Paolo Dondoli (Ray Daytona & the Gogobongos). Il primo singolo è nato così, drum machine, 10000 chitarre, voci e cori a profusioni. I "Broken Heels" non erano altro che questa mia band fantasma, poi divenuta reale. Il nome fa riferimento alla mia incapacità di stare sui tacchi fino a fine serata. Ho una grande collezione di tacchi rotti a casa”.

"The dawn" è il secondo album della band, arrivato a tre anni di distanza dal bel disco d’esordio “On a bittersweet ride”: “Per quel che mi riguarda” prosegue Astrid “ascoltare questo disco è come rileggere le pagine di un diario segreto, spesso il mio, talvolta quello di qualcun altro. ‘On a bittersweet ride’ è uscito nel 2010, da allora abbiamo vissuto in prima persona la vita on the road, girando in lungo e largo l’Italia, l’Europa e gli Stati Uniti. Esperienze del genere ti aprono il cuore e la mente, la strada diventa la tua palestra personale e cresci assieme alle persone che suonano con te e sono la tua famiglia. Non è semplice avere un gruppo e farlo funzionare tenendo in equilibrio ruoli e personalità forti. Andare in tour ci ha permesso di conoscerci a fondo, di entrare sempre più in sintonia, di rispettarci, capirci al volo e "allenarci" con impegno e dedizione alimentando l´alchimia che siamo riusciti a creare e la passione che condividiamo per la musica a 360°. Tutte le esperienze che abbiamo vissuto negli ultimi tre anni sono condensate in The Dawn! Il disco parla da solo, cantando le nostre avventure, emozioni, difficoltà, sogni e incubi ed è testimonianza di quanto sia bello crescere assieme”. “Rispetto al primo disco, si sono espansi gli ascolti e le influenze, e di conseguenza le idee” continua Franz.” Forse è anche accresciuta la consapevolezza che potevamo far nostri questi nuovi stimoli, magari rischiando un po´più che in passato”.



Restando in tema, di solito un buon modo per entrare in contatto con una band è appunto parlando di musica e di tutto quello che in qualche modo ha influenzato il percorso di realizzazione del disco. E’ quello che facciamo anche con i Miss Chain: “Un film che mi ha aperto la mente” ci svela Astrid “e mi ha ispirato durante la stesura del disco è ‘Nosso lar’, basato sugli insegnamenti dello spirito di Andrè Luiz, canalizzato dal medium Chico Xavier. Penso sia diventato il mio film preferito. Consiglio anche la visione del documentario ‘Earthlings’. Non sono riuscita a finirlo e se proverete a guardalo capirete perché. Tra gli ascolti oltre ai classici Motown, le compilation della Mississippi Records, Sam Cooke e varie gemme country (Roger Miller, Glen Campbell, Rick Nelson, Linda Ronstadt) ultimamente ascolto un sacco i seguenti dischi: Sunforest, Insect Trust, Gandalf, tutti definibili psychedelic rock folk. Come libro invece scelgo ‘The heroin giaries’ di Nixxi Sixx”. “Siamo grandi fan di alcune delle figure, per così dire, più oscure e misteriose del country/folk” prosegue Franz, “Sixto Rodriguez, che dopo anni di oblio sta finalmente ottenendo il riscontro che merita grazie al documentario ‘Searching for Sugar Man’; Townes Van Zandt, la cui storia personale è triste solo quanto le sue bellissime canzoni. Gene Clark. membro fondatore dei Byrds, che ha avuto una carriera solista tanto prolifica quanto sfortunata. A questi mi sento di aggiungere Greg Cartwright dei Reigning Sound, per me il miglior songwriter in attività´. Per quanto riguarda i libri, ‘There´s a Ghost’ è stata ispirata da ‘The Jolly Corner’ di Henry James, mentre una grossa influenza su di noi, dal punto di vista personale, l´ha avuta ‘The Secret’.

"The dawn" è un disco molto diretto, un lavoro che (melodicamente) arriva al punto senza girarci troppo intorno. Un bel pregio… “Sicuramente uno degli obiettivi era di registrare e trasmettere quello che siamo, senza filtri o troppi fronzoli, mantenendo la nostra dinamica diretta e piena di energia” concorda Astrid. “Da qui la scelta di registrare in analogico su nastro ed in presa diretta. I pezzi nascono dalla semplicità della combo chitarra-voce, per poi venir provati, modellati e riarrangiati tutti assieme, spesso durante i soundcheck prima dei concerti. Questo ci consente di "plasmare" il pezzo come band, confrontandoci su che direzione vogliamo che prenda, anche se lo scheletro parte sempre da una dimensione più personale”.
Scheletri, ossature power pop, country, garage, rhythm'n'blues, psichedelia… Come si vedono dall’interno i MC&TBH? “Siamo fan del rock’n’roll tutto, nelle sue svariate ramificazioni” proclama Franz, “o, meglio ancora, di tutta la musica che ha un´anima. Perché´ fossilizzarsi in una sola forma, che spesso rischia di diventare stereotipo?! Il bello sta proprio nel mischiare le influenze… Tempo fa un caro amico dell´Alabama, di stanza per qualche anno a Caldogno (come Roberto Baggio), ci disse: "Macché Power-Pop o Garage, voi siete un gruppo Punk! Venite da li´, suonate con quei gruppi e avete quell´attitudine…non importa se le vostre canzoni sono più´ pop o le vostre chitarre meno distorte...".Non ha forse ragione…?! In molti potrebbero storcere il naso, ma personalmente non percepisco così´ tanta differenza, ad esempio, tra il Punk-Rock e la musica Sixties, o Folk, se non l´involucro…



Che band sono dunque (o vorrebbero essere) i Miss Chain & The Broken Heels? “Forse ci piacerebbe scrivere e suonare come una band folk/rock della West-Coast americana” prosegue ancora Franz “ma poi per influenze, habitat, limiti e capacità purtroppo (o per fortuna) il risultato è un tantino diverso. Per quanto riguarda quello che siamo… beh… una band onesta, sorretta da una quantità´ massima di entusiasmo, e minima di hype”.
Il disco si avvale dell'apporto di Pierluigi Ballarin. Com'è nata questa collaborazione? Com'è stato lavorare con lui in studio? “La scelta di avere un vero e proprio "producer" per noi è stata come un grande salto nel buio” confida Franz a Rockol. “Fino a ‘The Dawn’, abbiam sempre registrato alla "buona la prima", senza troppi arrangiamenti o coinvolgimenti esterni. Perché´ rischiare di cambiare il modus operandi visto che aveva sempre funzionato bene?! Poi è arrivato Pier, e con la sua classe ed il suo talento ha sconvolto radicalmente la nostra concezione di "fare un disco". Non so come o perché´… a pelle ci ispirava una fiducia estrema, e così´ ci siam detti: "perché´ non provare a cambiare, perché´ non chiedere a lui?! Magari non dice di no…". Fortunatamente non l´ha fatto, ed è stato la vera chiave di volta per questo disco. Con lui al timone, hai sempre la sensazione che sia in totale controllo della situazione, e che sappia meglio di tutti come valorizzare una canzone. Quello che lui, Alessio e Bruno stanno creando al TUP Studio è un ambiente veramente unico, dove potersi immergere e creare musica. In sintesi: per noi è diventato il quinto membro della band (spesso e volentieri anche dal vivo)”.

Come già anticipato, i Miss Chain hanno avuto in passato l'occasione di suonare negli Stati Uniti; cose che per band di casa nostra non capitano tutti i giorni: “Abbiam avuto la fortuna di andare due volte in tour in America” precisa Franz. “La seconda, quella lungo tutta la West-Coast, è stato il seme che ha poi dato vita al nuovo album. Un flusso continuo di idee, incontri, sapori, sensazioni, che difficilmente ti lascia indifferente, e che ti stimola soprattutto dal punto di vista "artistico". La prima volta che abbiamo suonato dal vivo "Tell me why", ad esempio, è stata al Gilman Street di Berkley, mentre "Rainbow" è stata scritta da Astrid proprio in California. Non possiamo nascondere che abbiamo una particolare predilezione per gli Stati Uniti… forse perché´ è da lì che proviene la gran parte delle nostre influenze musicali, artistiche e culturali. O forse perché´, come spirito e attitudine, ci sentiamo molto vicini alla concezione di musica che pervade i loro gruppi ed il pubblico ai concerti. Va detto che suonare in America non è né meglio né peggio che farlo in Italia o Europa; è semplicemente… Diverso, e ha i suoi lati positivi come quelli negativi, come ogni altra nazione. Per noi forse rappresenta una specie di "ritorno a casa sentimentale", visto quanto siamo legati al suo lato artistico e letterario…e alle tante persone che abbiamo conosciuto e ci hanno aiutato in tour. Non vediamo l´ora di tornarci, quasi sicuramente il prossimo autunno, per un lunghissimo tour coast-to-coast!”

Se è vero che "...the future is unwritten", i Miss Chain come descriverebbero il loro? E’ Miss Astrid a chiudere in bellezza la chiacchierata con Rockol: “Lo stiamo scrivendo giorno dopo giorno. E sembra essere un best-seller”.

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