One Direction al Forum di Assago: la recensione del concerto

One Direction al Forum di Assago: la recensione del concerto

C’è un uomo, nelle file in fondo del concerto più atteso dell’anno. E' in piedi.
Il 95% degli uomini e donne sopra i 16 anni è lì per lavoro o per accompagnare qualcuno. Sono seduti e quasi tutti hanno la faccia rassegnata e/o chinata su uno smartphone. Sembrano esausti: hanno probabilmente sudato sette camice per trovare un biglietto per le loro figlie/sorelline/nipoti.
Quell’uomo no. Balla. Ha una maglietta bianca con una scritta a mano: “Daddy directioner”.
Ha la faccia felice, quell’uomo. Ha capito tutto: l’evento è una festa anche per lui, non solo per la figlia.




Gli One Direction arrivano a Milano, per la seconda data italiana, dopo l’Arena di Verona. Ed è una festa davvero. Lo è per le ragazze che assediano il Forum di Assago, dentro e fuori: senti arrivare urla dall’interno fin dal parcheggio, a sua volta assediato da altre ragazze che cantano e da altri genitori che aspettano.
E il concerto degli One Direction è un bel concerto - fatevene una ragione, voi che vorreste che il gruppo inglese facesse schifo. Invece.
Solo che quasi non lo senti, il concerto.
Anche se sei dentro. Perché ogni mossa, ogni entrata, ogni parola dei cinque ragazzi viene accompagnata da urla, a livelli assordanti. La scena non è molto diversa da altre già viste in altre ere, con altri gruppi. Ma sembra tutto più forte, questa volta - perché gli One Direction sono una macchina da guerra.
Il concerto, dicevamo: senza fronzoli, un palco con un megaschermo sullo sfondo, una struttura con la band diligentemente messa ai lati e una pedana elevata sui cui gli One Direction ogni tanto salgono per cantare. Il resto del palco è vuoto, loro non fanno mossette o balletti (non sono una boy band anni ’90), ma semplicemente cantano e si muovono, mentre il megaschermo rimanda citazioni che non c’entrano nulla con i teenager ma ammiccano ai genitori: dai collage simil-Rotella, ad un lyric video su “One thing” fatto con la grafica bauhaus (che certo fa più “cool” su una copertina dei Franz Ferdinand, ma qua funziona benissimo), ai fumetti, agli Space Invaders degli anni ’80.
Ma per il resto è tutto qui: cinque ragazzi che cantano musica pop, lo fanno bene e si vede che divertono - e sono allenati benissimo.
Perché ovviamente c’è del metodo, nella costruzione dello spettacolo, e il metodo è la semplicità: l’unico effetto speciale è un’uscita dalle botole, e la passerella che si solleva e viaggia sospesa sopra la platea del Forum fino a portare i cinque ad una pedana in mezzo: in quel momento in cui cantano un po’ di cover: “One way or another” dei Blondie, “Teenage kicks” degli Undertones (su cui il vostro severo recensore si è lasciato andare ad un balletto), persino una improvvisata (?) versione di “I’ll be there for you” dei Rembrantds, ovvero la sigla di Friends, richiesta via Twitter sui megaschermi.
Nella seconda parte dello show i ragazzi imbracciano pure le chitarre, accennano qualche suonata. Tengono bene il palco, e si vede che non avranno problemi a cantare negli stadi l’anno prossimo quando sarà il momento - si parla già di San Siro.
Alternano brani lenti come “Summer love” (su cui intravedo due genitori che ballano abbracciati come fosse un lento Motown degli anni ’60) ad un finale più rock ed elettrico con “Teenage dirtbag” dei Wheatus, “Rock me” che cita “We will rock you” dei Queen e il primo bis “Live while you’re young” che plagia “Should I stay or should I go”.
Fuori dal Forum, alla fine, la festa sembra un po’ meno tale: ancora tante ragazzine che hanno atteso e ora vedono le facce felici delle coetanee che escono. E soprattutto macchine in seconda, terza fila che bloccano le rotonde: genitori che attendono. Loro, sicuramente, non si sono divertiti. Ma le figlie sì, e pure qualche genitore che era dentro.
Sicuramente il Daddy Directioner si è divertito un sacco.

(Gianni Sibilla)
 

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