Beyoncé, The Mrs. Carter Show World Tour: la recensione del concerto di MIlano

Beyoncé, The Mrs. Carter Show World Tour: la recensione del concerto di MIlano

Si esce leggermente frastornati dal concerto di Beyoncé per il delirio di luci, bassi profondi, fuochi pirotecnici, visual sontuosi, spettacolari coreografie, grandi performance vocali ma anche tanto zucchero, inevitabile kitsch e pubblico in delirio.
Però usciamo anche con alcune certezze: Beyoncé con questo suo tour si vuole imporre come una regina del pop che vuol piacere a tutti. Il tema regale infatti è uno dei concept che ricorre più spesso nei video che inframezzano lo show, dove Beyonce indossa i panni di un'incipriata Maria Antonietta, un'oziosa Cleopatra e un'imperiosa Elisabetta I. Del resto se il marito Mr. Shawn “Jay Z” Carter, a cui è intestato il tour (scatenando in USA il solito vespaio femminista), intitola ironicamente il suo disco insieme a Kanye West “Watch the throne”, allora tutto torna.
Ma Mrs. Carter non è una regina altezzosa che guarda dall'alto i suoi sudditi o impone il suo stile: lo show si trasforma presto in una sorta di grande spettacolo ecumenico che soddisfa ogni gusto, sesso ed età. Si parte con la danza marziale di “Run the world” e “End of time” con un tripudio di luci strobo e fuochi artificiali, per poi passare alle ballad (“Flaws and all”, “1+1” forse la parte più debole dello show), passando dagli episodi più nigga (“Diva” e “Baby boy”) a quelli più scenografici dove i ledwall orizzontali si abbassano per permettere di giocare con le silhouette di Beyonce e del corpo di ballo, creando effetti di profondità e sdoppiamento piuttosto efficaci. Il tutto inframezzato dai video molto arty e decadenti che sembrano firmati da Floria Sigismondi, altri invece di stile pop-barocco, tutti orchestrati da una direzione artistica perfetta.
Lei si cambia d'abito, balla, sculonetta, sorride, canta con voce potente e sicura sempre con microfono in mano e ovunque si muova ha sempre il vento tra i capelli (questo è un mistero vero, come se sotto di lei ci fosse una macchina eolica che la segue).
Rispetto alle altre reginette del pop Lady Gaga e Rihanna o alla regina madre Madonna, lo show di Beyonce è certamente più vario ed energetico, edulcorato per il target famiglie ma musicalmente superiore. Basterebbe solo citare “Why don't you love me” eseguita con piglio da moderno rhythm & blues da una band ben rodata e che mi ha ricordato il miglior Prince, come pure “Single Ladies” che, per chi scrive, rimane uno dei pezzi pop più innovativi degli ultimi vent'anni. Non mancano poi le hit come “Crazy in love” (spurgata dal rap di Jay-Z, ma accompagnata da un visual tra il bling-bling e lo stile art decò del Grande Gatsby di Luhrmann) e “Love on top” salutate con un boato, e pure un nuovo pezzo (“Grown Woman”) utilizzato per i nuovi spot Pepsi.
Come ogni regina che si rispetti sono tanti gli omaggi distribuiti durante il concerto ai passati regnanti della black music: dalla Donna Summer di “Love to love me baby” nell'originale “Naughty girl” a Michael Jackson (citazioni sparse di “Human nature” e “Off the Wall”), dal botta-e-risposta del Ray Charles di “What'd I said” fino al vero e proprio tributo a Whitney Houston prima del bis “Halo”. Come tutti gli spettacoli del genere ogni cosa è programmata al secondo, niente è lasciato al caso e la parola improvvisazione è praticamente bandita. La band - composta da 11 elementi, tutta al femminile - sta nelle retrovie, in un palco rialzato, disposto in linea orizzontale e spesso viene anche coperto dai videowall. I momenti forse più imbarazzanti sono quando Queen B. interagisce con il pubblico con un filo di voce, spesso roca, quasi a farla sembrare rotta dall'emozione e con le solite frasi molto ruffiane di circostanza, ma che scatena il delirio del pubblico adorante. Come quando la regina scende dal palco e si sposta nel cossiddetto “B Stage”, nel bel mezzo del forum dove esegue i brani più acustici come “Irreplaceable” e raccogli il calore del pubblico insieme ad asciugamani e bandiere italiane.
Per la cronaca il concerto è stato preceduto dal set minimale (solo basi e tastiera) di Luke James: morbido r&b ben eseguito con voce sicura e padronanza del palco. Se azzecca il singolo giusto sarà possibile vederlo nei piani alti delle charts (il nuovo disco “Made to love” uscirà il 16 luglio).

(Michele Boroni)

SETLIST
Who run the World
End of time
Flaws and all
If I were a boy
Get me bodied
Baby boy
Diva
Naughty girl
Party
Freak um
I care
I miss you
Schoolin life
Why don't you love me
1+1
Irreplaceable
Resentement
Love on top
Survivor
Crazy in love
Single ladies
Grown woman
Halo
 

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