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NEWS   |   Pop/Rock / 30/12/2002

Supergruppo interpreta le 'canzoni perdute' dei Beatles

Supergruppo interpreta le 'canzoni perdute' dei Beatles
Una band di lusso, composta da Graham Parker e Kate Pierson dei B-52, Robin Zander dei Cheap Trick e Bill Janovitz dei Buffalo Tom e prodotta da Jim Sampas, promotore del progetto, ha registrato alcune canzoni scritte da John Lennon e Paul McCartney (ed originariamente incise da artisti come Cilla Black, Peter and Gordon e i Badfinger): il disco, intitolato "From a window", verrà pubblicato negli Stati Uniti il prossimo 18 marzo. "La lavorazione a questo album è stata una sorta di 'parco giochi del rock'n'roll'", ha dichiarato Bill Janovitz a Rollingstone.com: "Ci siamo rifugiati in uno studio sulle Berkshire Mountains - già utilizzato da Aerosmith e Rolling Stones - a mangiare schifezze, bere birra, alzarsi tardi la mattina e a suonare. Mi domandavo: 'davvero mi pagheranno per tutto questo?". Dopo la pubblicazione di "From a window", la super-band non esclude di portare in tour le 'canzoni perdute' di Lennon-McCartney. Ecco la tracklist del disco:
"Come and get it"
“I'll keep you satisfied"
"Bad to me"
"From a window"
"I'm in love"
"I'll be on my way"
"It's for you"
"Love of the loved"
"Step inside love"
"Hello little girl"
"Goodbye"
"One and one is two"
"World without love"
"Woman"
"Nobody I know"
"Tip of my tongue"
"That means a lot".

Ecco, ogni tanto Rockol pubblica notizie che mi fanno incazzare. Mica per colpa di Rockol (o almeno, non sempre). Però quando ho letto questa, che era nel nostro backsite in attesa di pubblicazione, mi sono davvero incazzato. E adesso vi spiego perché.
Quando, troppi anni fa, mi sono messo in testa di procurarmi “tutte” le canzoni dei Beatles, mi sono comperato un librone che conteneva “tutti” gli spartiti dei brani composti da Lennon e McCartney (o da McCartney e Lennon, come adesso Paul vorrebbe che si scrivesse - vedi News a proposito delle polemiche con Yoko Ono). Dunque, in questo libro di spartiti ci ho trovato alcuni titoli che non conoscevo, e che comunque non facevano parte della discografia incisa dei Beatles. Ovviamente mi sono incuriosito, e ho cominciato a cercare di saperne di più. Ragazzi, erano altri tempi: non c’era Internet, i libri di argomento musicale disponibili in Italia erano pochissimi, e proprio non sapevo come risolvere il mio problema.
Qualcosina cominciai a veder affiorare dai bootleg, ma ancora non mi bastava; poi, finalmente, la mia ricerca fu soddisfatta in una sola mossa, quando (1979) pescai su un catalogo di vendite per corrispondenza un album in serie economica EMI (Nut 18) intitolato “The songs Lennon and McCartney gave away”, cioè più o meno “le canzoni che Lennon e McCartney hanno dato via”. Ovviamente ordinai il disco, e quando lo ricevetti ci trovai, dentro un’orrenda copertina, un piccolo tesoro: 20 canzoni di Lennon-McCartney che al mio orecchio non erano, nella maggior parte, mai arrivate. Sì, c’era “I’m the greatest”, che avevo già perché era uscita, cantata da Ringo Starr, nell’album “Ringo” (1973), ma le altre erano un piccolo tesoro, per un fanatico beatlesiano.
Si trattava, per la maggior parte, di canzoni che la coppia autoriale Lennon-McCartney aveva scritto per altri artisti, quasi tutti della scuderia NEMS di Brian Epstein, nel periodo 1963-1965.
“I’ll be on my way”, giugno 1963, per Billy J. Kramer & the Dakotas, è la più antica (uscì come lato B di una versione di “Do you want to know a secret”); altre sei sono uscite come singoli nella seconda metà dello stesso anno (“Bad to me”, sempre per Billy J. Kramer & the Dakotas, 26 luglio 1963; “Tip of my tongue”, per Tommy Quickly, 30 luglio 1963; “Hello little girl”, per i Fourmost, 30 agosto; “Love of the loved”, per Cilla Black, 27 settembre; “I’ll keep you satisfied”, ancora per Billy J. Kramer & the Dakotas, 1 novembre; e “I’m in love”, per i Fourmost, 15 novembre del 1963). Nel 1964 Lennon e McCartney “diedero via” tre canzoni a un duo che non faceva parte della NEMS: si chiamavano Peter & Gordon, e la “connessione” stava nel fatto che il Peter del duo faceva di cognome Asher, ed era il fratello dell’allora fidanzata di Paul, Jane Asher. Per Peter & Gordon, Lennon e McCartney firmarono i lati A dei primi tre singoli: “World without love”, febbraio 1964; “Nobody I know”, maggio 1964; e “I don’t want to see you again”, settembre 1964 (ho scritto “Lennon e McCartney firmarono” perché è piuttosto probabile che le canzoni fossero frutto della penna del solo Paul; del resto, l’accordo fra Paul e John era che tutte le canzoni da loro composte - in coppia, in collaborazione, con interventi del socio o anche da soli - uscissero con la firma doppia.
Sempre nel 1964, in maggio Mike Shannon & the Strangers pubblicarono “One and one is two”, in luglio gli Applejacks uscirono con “Like dreamers do” e Billy J. Kramer & the Dakotas con “From a window”, e in agosto Cilla Black incise “It’s for you”. L’anno dopo, 1965, in settembre P.J. Proby uscì con “The means a lot”, sempre a firma Lennon-McCartney. Nel 1966, Paul McCartney volle fare un esperimento: scrisse una canzone per Peter & Gordon, ma la firmò con uno pseudonimo (Webb), giusto per verificare se il successo di vendite di certi dischi fosse dovuto al “marchio” Lennon-McCartney più che alla qualità della canzone. “Woman”, uscita in febbraio, restò nella Top 50 per 7 settimane, toccando come più alta posizione la numero 23 (decidete voi quale sia stato il risultato dell’esperimento...). Nel 1967 sempre McCartney scrisse (firmandola Lennon-McCartney) “Cat call” per la Chris Barber Band; del 1968 sono “Step inside love” (Cilla Black) e “Penina” (scritta da McCartney e “regalata” a Carlos Mendes).
Complessivamente, fra il 1963 e il 1969 sono state 21 le canzoni firmate “Lennon-McCartney” (dico 21 contando per comodità anche “Woman”) pubblicate da altri artisti e mai incise dai Beatles nella loro discografia ufficiale; a quelle sopra ricordate vanno aggiunte “Thingumybob” (tema musicale per un programma televisivo del 1968, inciso dalla Black Dyke Mills Band), “Goodbye”, scritta da McCartney per Mary Hopkin che la pubblicò nell’aprile del 1969, e “Give peace a chance”, scritta da John Lennon e da lui incisa con la Plastic Ono Band nel luglio del 1969.
Se avete avuto la pazienza di seguirmi fin qui, avrete notato che nella scaletta del disco di cui parla la notizia che ha dato la stura a questa fluviale ricognizione compaiono “solo” 16 delle canzoni che Lennon & McCartney hanno “dato via”; logico che non vi siano state incluse “Thingumybob” e “Give peace a chance” (ma a questa stregua non ci sarebbe dovuta essere nemmeno “Goodbye”), meno “filologica” l’esclusione di “I don’t want to see you again”, “Like dreamers do”, “Cat call” e “Penina” (che nel “mio” disco, quello comprato più di vent’anni fa, invece c’erano (la compilazione era stata curata da Colin Miles). Ancora meno filologica l’inclusione di “Come and get it”: è una composizione di Paul McCartney per un gruppo da lui curato e prodotto, i Badfinger, che la incise per includerla nella colonna sonora del film “The Magic Christian” (Joseph McGrath, 1969) nel cui cast figurava, insieme al protagonista Peter Sellers, anche Ringo Starr. Ma “Come and get it” è un’ottima canzone, e i Badfinger sono stati un ottimo (e sfortunato) gruppo; considero questa inclusione come un omaggio, e non me ne scandalizzo, da purista quale sono.
Ma adesso devo spiegarvi l’incazzatura. Quando misi le mani su “The songs Lennon and McCartney gave away” lavoravo in discografia, e non poteva non venirmi in mente l’idea di far risuonare quelle canzoni per pubblicarle sul mercato italiano (quell’album, oggi ormai fuori catalogo, era praticamente sconosciuto da noi). Ci provai seriamente, e con un simpatica cover band dei Beatles (i Quarrymen di Livorno) arrivammo fino a registrare quattro pezzi da usare come “demo” per convincere qualcuno a darmi retta. Naturalmente non ci riuscii. Un paio d’anni fa, quando conobbi (per via della sua partecipazione al musical “Eppy”) un’altra cover band dei Beatles (anche questi si chiamavano Quarrymen, ma venivano mi pare da Bari) anche a loro proposi di contribuire al mio progetto, al quale non avevo mai definitivamente rinunciato; ma loro avevano in mente di registrare un album che volevano intitolare “2” (sì, era appena uscito “1”, l’antologia dei Beatles con “tutti” - si fa per dire - i loro numeri uno) e non mi diedero retta. Sicché, sapere che il signor Jim Sampas ha avuto la mia stessa idea (ventitrè anni dopo, scusate se lo sottolineo) mi fa imbufalire. Perché lui ce l’ha fatta e io no?
Vabbé, ascolterò il disco e lo recensirò. E vi prometto che nell’occasione sarò imparziale e obbiettivo: però, come si fa a non includere nella tracklist “I don’t want to see you again” e “Like dreamers do”, che sono così carine?...
(fz)
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