Nuovi progetti (e un sito Internet) per l'Archivio Internazionale del Disco

Quasi centomila pezzi, tra cilindri in cera, 78 giri, vinili, compact disc e DVD, collezionati e catalogati a fine 2002: prende consistenza numerica sempre più rilevante il patrimonio discografico raccolto presso l’Archivio Internazionale del Disco, il centro museale e di consultazione-ricerca scientifica creato a Milano presso Echomusic-Istituto Superiore di Musicologia per iniziativa di Luca Cerchiari e oggi secondo per ampiezza, in Italia, alla sola Discoteca di Stato ubicata a Roma. L’archivio, nato quasi quattro anni fa con il finanziamento dell’assessorato alla Cultura della Regione Lombardia (poi affiancato da un contributo della Provincia), è stato creato “per dotare anche il Centro-Nord di un istituto destinato alla classificazione e alla conservazione del patrimonio discografico mondiale, offrendo a tutti gli interessati la possibilità di ascoltare i materiali sonori, di effettuare studi e ricerche e di accedere ad una vasta documentazione anche bibliografica in materia” spiega Cerchiari, docente universitario che tra il febbraio e il maggio del prossimo anno terrà un corso sulla civiltà musicale afro-americana (con addentellati alla produzione discografica) presso l’Università di Padova.
    Quasi centomila pezzi, tra cilindri in cera, 78 giri, vinili, compact disc e DVD, collezionati e catalogati a fine 2002: prende consistenza numerica sempre più rilevante il patrimonio discografico raccolto presso l’Archivio Internazionale del Disco, il centro museale e di consultazione-ricerca scientifica creato a Milano presso Echomusic-Istituto Superiore di Musicologia per iniziativa di Luca Cerchiari e oggi secondo per ampiezza, in Italia, alla sola Discoteca di Stato ubicata a Roma. L’archivio, nato quasi quattro anni fa con il finanziamento dell’assessorato alla Cultura della Regione Lombardia (poi affiancato da un contributo della Provincia), è stato creato “per dotare anche il Centro-Nord di un istituto destinato alla classificazione e alla conservazione del patrimonio discografico mondiale, offrendo a tutti gli interessati la possibilità di ascoltare i materiali sonori, di effettuare studi e ricerche e di accedere ad una vasta documentazione anche bibliografica in materia” spiega Cerchiari, docente universitario che tra il febbraio e il maggio del prossimo anno terrà un corso sulla civiltà musicale afro-americana (con addentellati alla produzione discografica) presso l’Università di Padova.
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