NEWS   |   Industria / 14/05/2013

Francia, allo studio una 'tassa per la cultura' su tablet e smartphone

Francia, allo studio una 'tassa per la cultura' su tablet e smartphone

Provoca già molte polemiche, in Francia e non solo, l'ipotesi di introdurre una tassa sulla vendita di telefonini e tablet per finanziare la cultura. La proposta è inclusa in un report redatto da Pierre Lescure, già amministratore delegato dell'emittente televisiva Canal Plus, su commissione del presidente François Hollande, e potrebbero colpire società come Apple e Google: dal momento che i consumatori francesi spendono più denaro nell'acquisto di hardware che di contenuti culturali, è il ragionamento di Lescure, un'imposta a sostegno dei progetti culturali dovrebbe gravare su prodotti come iPhone, iPad, tablet e smartphone dotati di sistema operativo Android. La tassa allargherebbe così il bacino dei soggetti di imposta tenuti a finanziare arte, cinema e musica in Francia (ne fanno già parte utenti televisivi, emittenti radiotelevisive e Internet service provider). Hollande ha fatto sapere che un'eventuale modifica alla legislazione vigente verrà proposta entro il mese di luglio dal suo governo, in cui l'idea di una "tassa sulla cultura" sta già raccogliendo consensi: in particolare da parte del ministro della Cultura Aurélie Filippetti, secondo cui il provvedimento colpirebbe in maniera minima e diffusa i produttori di terminali mobili e potrebbe essere incluso in una legge di bilancio da discutere in Parlamento a novembre.

La misura protezionistica, coerente con il principio di "eccezione culturale" propugnato da tempo dalla Francia, rischia però di deteriorare ulteriormente i rapporti tra le istituzioni del Paese e i giganti mondiali della tecnologia, dopo che il ministro dell'Industria Arnaud Montebourg ha bloccato il tentativo di Yahoo! di acquistare una quota di maggioranza della piattaforma video francese Dailymotion.

Anche in Italia non mancano i commenti negativi: "E' uno scandalo", sostiene il presidente della FIMI Enzo Mazza. "Di fatto si cerca di introdurre una licenza collettiva che ucciderebbe il nascente mercato online della musica al solo scopo di sostenere qualche film nazionale senza mercato o un giornale francese decotto...".