Vicenda Universal-PolyGram: nuovi movimenti in vista?

Il gruppo Seagram, che ha “di fatto” acquisito dalla Philips la PolyGram - e che è in attesa di formalizzare, oltre che i dettagli contrattuali, i termini dell’integrazione delle due etichette in tutto il mondo - starebbe cercando di rinegoziare il prezzo di acquisto stabilito con Philips lo scorso giugno (10,4 miliardi di dollari), secondo indiscrezioni filtrate dall’Olanda. Una delle cause sarebbe da ricercare nelle scarse offerte che Seagram ha ricevuto per il braccio cinematografico del suo nuovo acquisto, la PolyGram Filmed Entertainment: né la francese Canal Plus né la britannica Carlton si sarebbero avvicinate al miliardo di dollari che costituisce l’obiettivo della multinazionale canadese; inoltre, gli offerenti sarebbero interessati esclusivamente al catalogo, mentre vorrebbero rinunciare alla rete di distribuzione (un onere non indifferente, quest’ultimo, in termini di agilità, di struttura e di costi di personale).
La Philips, che ha già abbassato il prezzo di 200 milioni di dollari per la sua quota del 75% di PolyGram, fa sapere che, per quanto la concerne, il prezzo è definitivamente fissato; aleggia come una spada di Damocle, tuttavia, una fumosa clausola che recita che la vendita si ritiene perfezionata “in assenza di un evento o di un cambiamento (delle condizioni) chiaramente avverso”. Nel frattempo, la borsa di Toronto ha registrato sia un calo del 50% circa delle azioni Seagram dallo scorso maggio (periodo immediatamente precedente l’annuncio di acquisto di PolyGram) a oggi, sia il pessimismo degli analisti rispetto alla bontà dell’acquisto. Secondo Ton Gietman della HSBC Investment Bank, ad esempio, “PolyGram resta una buona società, ma Seagram l’ha pagata troppo”; altri suoi colleghi biasimano semplicemente l’opportunità di investire in un’industria in calo (la discografia) per un gruppo solido come Seagram.
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