Mariella Nava, 'Sanremo sì o Sanremo no?': l'intervista

Mariella Nava, 'Sanremo sì o Sanremo no?': l'intervista

Era il lontano 1987 quando, giovanissima e impacciatissima, Mariella Nava debuttava sul palco del teatro Ariston di Sanremo con un brano scritto e composto da sé, "Fai piano", in gara tra le nuove proposte. Giunta sino alla serata finale, la cantautrice nata in quel di Taranto nel febbraio 1960 non riuscì a portare a casa la vittoria e si piazzò solo all’ottavo posto. Da quel momento in poi, tuttavia, il suo nome cominciò a circolare con insistenza sulle bocche degli italiani e le sue canzoni finirono per scalare con successo le classifiche di vendita. E dopo aver scritto pagine importanti di storia della musica italiana (forse è banale ricordare che la Nava è autrice di quel gioiellino che è "Spalle al muro" di Renato Zero) ed aver collaborato con gente come Dionne Warwick o Amii Stewart, lo scorso Marzo la cantautrice pugliese è tornata in pista con una nuova raccolta dal curioso titolo "Sanremo sì, Sanremo no".

"Ricordo bene quella mia prima esperienza a Sanremo", racconta Mariella a distanza di ventisei anni, "Quando calchi per la prima volta un palco così importante vivi tutto con grande incoscienza: in un misto di emozione e paura, quello che ti preme di più è dare una giusta immagine di te. Giochi davvero il tutto per tutto e devi saper gestire bene la carica e la tensione: ci sono carriere che da Sanremo avrebbero dovuto prendere il volo e che invece non si sono mai accese". In seguito a quella partecipazione Mariella ha continuato a frequentare assiduamente il Festival di Sanremo: con ben undici partecipazioni (otto in veste in artista in gara e tre in veste di autrice), il suo è uno dei nomi che dominano incontrastati la classifica delle presenze. Quello che lega la cantautrice pugliese al palco del teatro Ariston, insomma, è un bel rapporto. Un rapporto che la Nava ha deciso di celebrare con una raccolta, "Sanremo sì, Sanremo no", in tutti i negozi di musica dallo scorso 26 marzo: "In quasi trent’anni di carriera ho pubblicato solo due raccolte. Così mi è venuta la strana voglia di darne alla luce una che raccogliesse tutte quelle canzoni che condividessero il fatto di essere state pensate proprio per il Festival di Sanremo. Alcune di queste ebbero la fortuna di essere eseguite dal vivo sul palco dell’Ariston, altre invece hanno avuto modo di ottenere fortuna altrove (come nel caso di 'In nome di ogni donna', candidata al premio Amnesty International). Da qui il titolo dell’album, 'Sanremo sì, Sanremo no', appunto. Al tempo stesso ho voluto celebrare il Festival della Musica Italiana, a cui devo veramente molto".

A pensarci bene, tuttavia, il nome di Mariella Nava aveva cominciato a circolare tra gli addetti ai lavori già da qualche tempo prima di quel febbraio 1987. Un anno prima, infatti, Gianni Morandi incise la sua "Questi figli" per il suo album "Uno su mille ce la fa". Facendo un bel salto in avanti nel tempo, sappiamo che nel 2011 Mariella provò a partecipare al Festival condotto proprio dal Gianni nazionale. Il suo pezzo, tuttavia, fu scartato: "Morandi apprezzò veramente molto il brano. Credo però che a fare paura fu il tema che questo trattava, quello della violenza contro le donne. Specie se dai più il Festival di Sanremo viene considerato come un momento di leggerezza e spensieratezza". Un altro tentativo di partecipazione alla kermesse festivaliera, anche questo respinto, risale invece a quest’anno. Fazio e i suoi collaboratori hanno optato per un pubblico a metà strada tra il talent, il cantautorato e l’underground, tralasciando il nazional-popolare. A tal proposito la cantautrice pugliese puntualizza: "Se vogliamo dirla tutta il nazional-popolare alla fin fine era comunque presente nel connubio tra talent e alternativo, come nel caso di Elio e le Storie Tese. Ormai anche Elio è diventato nazional-popolare, nonostante proponga in chiave ironica spunti di grande intelligenza. Occorre tuttavia ricordare che, al giorno d’oggi, Sanremo si è trasformato in un prodotto televisivo che deve fare i conti con format come quelli di X-Factor, Amici o del più recente The Voice; di conseguenza, è molto difficile che personaggi che non vivono sotto i riflettori come me riescano a ricadere in determinate scelte". Proprio parlando di talent show, Mariella rivela: "Non snobbo i talent show, anzi. Li considero dei punti di passaggio nel processo di costruzione di future carriere musicali che offrono visibilità ai giovani talenti italiani. Per contro, i concorrenti vengono costretti ad eseguire brani che non sono i loro e questo spersonalizza il loro talento. Non sono d’accordo sul fatto che tutti possano cantare tutto, il che costituisce un grave difetto per i talent show. Inoltre, il televoto premia non tanto il talento quanto la canzone che si sceglie di cantare".

"Sanremo sì, Sanremo no" è stato prodotto da Antonio Coggio per Suoni dall’Italia, l’etichetta discografica indipendente fondata dalla stessa Mariella Nava: "Desideravo dare vita, nel mio piccolo, ad una sorta di cenacolo come lo era la RCA, un laboratorio dove gli artisti si incontravano scambiandosi idee e traendo ispirazione l’uno dall’altro. Con Suoni dall’Italia ho messo a disposizione di giovani talenti un gruppo di persone che vengono dall’esperienza vera della musica leggera italiana come Piero Pintucci, Franco Migliacci e Fulvio Mancini". All’interno della raccolta troviamo anche i due pezzi presentati alla commissione artistica dell’ultimo Festival di Sanremo, "Fisionomia" e "Il viaggio". Quest’ultimo, tra l’altro, è stato scelto come nuovo singolo estratto dal disco e, come ci racconta Mariella, "è un brano molto attuale che tratta delle tante difficoltà portate con sé dalla crisi, anche a livello emotivo e nelle relazioni di coppia. Credo che quando ci si sceglie è come intraprendere un viaggio in cui ognuno dei due deve sostenere ed aiutare l’altro, nonostante le avversità".

In questi giorni Mariella Nava è impegnata nei vari showcase di presentazione del disco. Dalla metà di giugno in poi, invece, la cantautrice porterà in giro per le piazze italiane le sue canzoni: "Vorrei portare dal vivo il racconto della mia storia, ovvero questi (quasi) trent’anni di carriera. Anche con delle immagini: dietro di me, non a caso, ci sarà uno schermo sul quale la mia storia scorrerà visivamente. E mi auguro che da ottobre in poi il tour possa proseguire nei teatri".

Nel finale, la cantautrice pugliese ci regala una chicca di storia della musica e rivolge un messaggio ai lettori del nostro sito: "So bene che lo spazio di Rockol è uno spazio dedicato ad un particolare tipo di musica. A tal proposito non denigro la musica rock, anzi, me ne nutro al pari di tutti gli altri generi: nella musica non devono esistere compartimenti stagni né divisioni. Un musicista di nome Leonard Bernstein, nelle sue lezioni, ricordava sempre ai suoi allievi che la nascita e l’origine del rock risiede nella musica sinfonica e che proviene dalla voglia dell’America di possedere un proprio genere musicale. Quindi, a pensarci bene, la musica classica è molto vicina a quella rock: gli Europe, ad esempio, nella loro "The Final Countdown" (e qui intona le celebri note suonate dalla tastiera di Mic Mchaeli) utilizzano un tema che hanno ripreso da Richard Wagner".

(Mattia Marzi)

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