Rock in Roma 2013, gli organizzatori: 'Un format vincente che piace all'estero'

Rock in Roma 2013, gli organizzatori: 'Un format vincente che piace all'estero'

In quella che in molti, specie nel nord Italia, sono pronti a ricordare come "l'estate senza festival", Roma vedrà sfilare sul palco (anzi, sui palchi) dell'Ippodromo delle Capannelle tutti i più grandi headliner in giro per l'Europa nel corso della prossima bella stagione: "E le prevendite stanno andando piuttosto bene", ci conferma Max Bucci, con Sergio Giuliani direttore artistico del Rock in Roma, che tra giugno e agosto vedrà esibirsi all'ombra del Colosseo - tra gli altri - Bruce Springsteen, Blur, Green Day, Rammstein, Atoms for Peace, Iggy and the Stooges e tanti altri, "Abbiamo già venduto più di 2500 biglietti all'estero, 900 solo negli USA. Poi in Isreale, in Cile...".

Sembra pagare, nell'anno della chiusura (temporanea?) dei grandi raduni rock, il format della rassegna diluita su più giorni: "Ma il termine 'rassegna' non ci piace", specifica Bucci, "Preferiamo pensare al Rock in Roma come ad un festival con un proprio format, adatto al pubblico italiano, che preferisce concentrare i propri sforzi - soprattutto economici - su eventi più modellati sulle proprie preferenze rispetto alle manifestazioni che accorpino live set di diversa estrazione. Il Rock in Roma è un festival in tutto e per tutto: l'ippodromo non è una location, ma un villaggio nel verde dove - al momento - manca giusto il campeggio. Lo spirito rimane quello delle grandi manifestazioni europee e mondiali. Se abbiamo deciso di spalmare il nostro cast su tre mesi piuttosto che su quattro o cinque giorni, è perché - oltre alle differenze culturali che fanno preferire una formula del genere al pubblico al quale ci rivolgiamo - una soluzione del genere ci permette di avere in cartellone praticamente tutti gli artisti disponibili nel periodo estivo. Incrociare le agende focalizzandosi su un periodo temporalmente troppo limitato ci costringerebbe ad operare scelte dolorose. E' successo persino al Rock in Rio, che di problemi di mezzi, decisamente, non ne ha...".

Per la prima volta, il Rock in Roma schiera tre palchi: il Black Stage, per eventi da 12/15mila spettatori, il Red Stage, per concerti da 20/25mila presenze, e il White Stage (allestito solo in funzione dell'esibizione del Boss) capace di accogliere 50mila paganti e oltre: "Abbiamo pensato che sia la migliore soluzione possibile per evitare, in caso di particolare richiesta di biglietti, complicati spostamenti di location", chiarisce Bucci, "A fronte di eventualità simili, ci basterà convogliare il pubblico verso la nuova area deputata allo spettacolo". Uno sforzo produttivo non da poco, che implica anche una grande attenzione dal punto di vista della sicurezza: "Su questo la nostra linea è chiara e intransigente", assicura il promoter, "Fummo noi ad organizzare la prima data di Jovanotti dopo la tragedia di Trieste, sappiamo cosa voglia dire lavorare rispettando in pieno le norme: in primis, il nostro team di professionisti che allestisce gli show allo Stadio Olimpico interverrà in forze, nulla sarà lasciato al caso o all'improvvisazione. In secondo luogo, il formato del festival ci permette di lavorare in tempi molto meno ristretti rispetto agli standard in modo da avere tutte le certificazioni del caso tempo prima che aprano i cancelli. Gli spettacoli prenderanno il via a inizio giugno, ma il nostro staff sarà sul posto già dal 20 maggio".

Grandi nomi, un'organizzazione elaborata e peculiare (con tanto di servizi navetta, parcheggi convenzionati e corse ferroviare extra a tarda notte tra le stazione Capannelle e Termini: "Vogliamo spingere il nostro pubblico a non usare l'auto. O, nel caso, per lo meno a sfruttare l'iniziativa di car pooling che abbiamo varato sul nostro sito") che, ovviamente, non sono gratis: "E' bene chiarirlo: questo è un festival organizzato da due privati", sottolinea Bucci, "Paghiamo tutto di tasca nostra: location, parcheggi, servizi ferroviari straordinari e tutto il resto. L'anno scorso pagammo pure il servizio di polizia locale". Di qui la richiesta, fatta ieri in conferenza stampa, di un intervento più deciso da parte delle istituzioni: "Sia chiaro, non stiamo chiedendo soldi a nessuno. Roma, come tutte le altre grandi città in Italia, è priva di uno spazio da dedicare alle grandi manifestazioni musicali dal vivo. Al futuro sindaco di Roma noi chiediamo solo l'indicazione di uno spazio idoneo e i permessi di costruzione. Poi a reperire i capitali penseremmo noi, rivolgendoci - se si dovesse presentare l'opportunità - anche all'estero. Vorremo solo venisse istituito un tavolo per confrontarci con i rappresentati degli affari culturali del governo".

Già, perché oltre i patri confini il Rock in Roma piace, e tanto. Talmente tanto che qualche avances, da oltrefrontiera, è già arrivata: "Confermo, abbiamo ricevuto delle proposte per esportare all'estero la manifestazione. E' lusinghiero, ma a Roma la formula musica più turismo oggettivamente funziona bene. Poi trovare uno spazio come quello offerto dall'Ippodromo delle Capannelle da tenere occupato per tre mesi sarebbe molto difficile. Perché all'estero, a differenza di quanto avviene da noi, gli spazi vengono sfruttati il più possibile".

Rimane il fatto che il Rock in Roma, almeno per questa estate, sia stato capace di contendere a Milano - che ospiterà City Sound, la tradizionale rassegna organizzata da FourOne migrata lo scorso anno dall'Arena Civica cittadina all'Ippodromo di San Siro con il quale il festival capitolino condivide parte del cartellone - il titolo di capitale della stagione rock all'aperto. Un buon auspicio anche per il sud Italia, da sempre piuttosto bistrattato dal circuito live internazionale? "Sarebbe inutile negarlo: Roma, con 5 milioni di abitanti ed uno dei principali flussi turistici del Paese, è una città privilegiata. Poi la disponibilità dell'Ippodromo delle Capannelle per noi è di grande aiuto, nonostante tutta la fatica fatta per organizzare il festival. Credo sia molto difficile replicare un evento del genere a sud della Capitale: un po' per ragioni logistiche ed infrastrutturali, ma soprattutto per ragioni economiche: sono cresciuto a Napoli, e l'attuale situazione socio-economica del territorio che ospiterebbe il festival - la mancanza di lavoro, la crisi - sicuramente ci giocherebbe contro".

Lo sguardo, in ogni caso, è già proiettato verso l'edizione 2014, che - se possibile - sarà ancora più ricca. "Gli auspici per il prossimo anno? Beh, poter schierare nel bill i maggiori headliner on the road la prossima estate", ammette Bucci: "Se proprio dovessi esprimere un desiderio, vorrei ospitare almeno tre concerti sul White Stage, contro l'unico, quello di Springsteen, di quest'anno. Ci stiamo già muovendo". Qualche nome? "Per scaramanzia non ne faccio, ma i più informati certo sapranno di grandissimi artisti pronti a scaldare i motori in vista della prossima stagione estiva dal vivo". Chi ha orecchie per intendere...

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