Indagine USA: sono i direttori artistici i primi a pagare per la crisi del disco

Bruciate dalla recessione economica e dalle promesse mancate di Internet, dalla crisi internazionale delle Borse e dai sogni infranti dell’integrazione multimediale, le major della discografia proclamano a gran voce il ritorno al “core business” e alla loro funzione istituzionale, quella di scoprire e lanciare nuovi talenti. Ma intanto una ricerca empirica condotta dal sito americano HITS Dailydouble avverte che, solo negli USA, gli uomini impiegati negli uffici artistici (i cosiddetti reparti A&R) delle maggiori case discografiche sono calati del 25 % negli ultimi cinque anni, scendendo ad un totale di circa 200 unità.
Come gli allenatori italiani delle squadre di calcio, insomma, sarebbero sempre loro i primi a pagare quando si verifica una crisi di risultati. Nel presentare i dati della loro indagine, i redattori di HITS si chiedono cosa accadrà nell’imminente futuro: se, ad esempio, si tornerà ad utilizzare formati desueti come gli EP, in luogo degli assai più costosi CD a lunga durata, per saggiare il gradimento potenziale di nuove proposte musicali, e se si assisterà ad un rifiorire di accordi e collaborazioni tra major ed etichette e produttori indipendenti, più agili nei movimenti su un terreno scivoloso e aleatorio come quello della ricerca dei talenti. Indicazioni in questo senso sono già evidenti anche in Italia, dove cominciano ad emergere e a consolidarsi marchi di produzione e agenzie di management a tutto campo in grado di fornire prodotti “chiavi in mano” alle case discografiche o di trattare al loro stesso tavolo. Novità su questo fronte sono annunciate, anche da queste parti, a breve termine.
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