Inchiesta classifiche Rockol: la parola a Andrea Salvetti (Festivalbar)

Andrea Salvetti, 35 anni, un passato radiofonico e come collaboratore di Claudio Cecchetto a DeeJay Television, ha ereditato la guida del Festivalbar dal padre Vittorio, scomparso a soli 61 anni nell'ottobre del 1998. Sotto la sua gestione la gara canora, che “patron” Salvetti aveva ideato nel 1964 con l'intenzione di premiare le canzoni estive più “gettonate” nei juke box, ha conservato la sua enorme popolarità televisiva (è l'unico programma musicale a fare grandi numeri di share e di audience in prima serata) nonché la sua forte influenza sul mercato musicale: le compilation che raccolgono ogni anno le canzoni degli artisti ospiti sono diventate un “brand” consolidato da centinaia di migliaia di copie e l'apparizione sui palchi della rassegna itinerante è diventata un momento quasi imprescindibile nella promozione dei maggiori artisti pop, sia italiani che internazionali.


Il Festivalbar resta un evento unico, nel panorama musicale nazionale?
Sì. A differenza di una manifestazione come gli Italian Music Awards, la nostra non vuole premiare i successi discografici dell'anno ma i brani e gli artisti che il pubblico ha gradito di più nel corso dell'estate. E le preferenze del pubblico vengono espresse in tanti modi diversi: attraverso le classifiche di vendita, certo, ma anche per mezzo di quelle radiofoniche come il Music Control. E' vero che quest'ultimo è un servizio a pagamento, ma non mi risulta che malgrado ciò gli sia mai sfuggito un grosso successo: difficilmente un brano di grande ascolto e di vendite importanti non viene monitorato. Per noi è un sistema che funziona: gli artisti che interessano al Festivalbar sono quelli più acclamati, che alle spalle hanno investimenti importanti delle case discografiche, produzioni di album e non solo di singoli.

Oltre al Music Control ci sono, appunto, le classifiche di vendita. Che giudizio ne dà?
La classifica Nielsen, a mio parere, è fatta con grande serietà e professionalità e dunque io la prendo per buona, come d'altronde faccio con il Music Control. Non sto a giudicare, in ogni caso, e non voglio entrare in polemiche che non mi riguardano. Credo che ognuno debba fare il proprio mestiere: io sono un produttore televisivo e mi devo avvalere degli strumenti che sono disponibili per creare un prodotto il più credibile possibile. In ogni caso, non mi rifaccio alle charts come se fossero l'unico oracolo esistente. Nel determinare i vincitori della manifestazione noi teniamo conto anche dei voti espressi direttamente dal pubblico sul nostro sito Internet. E i visitatori sono moltissimi, oltre un milione durante i tre mesi estivi, con venti milioni di pagine viste. Buona parte di questi sono anche fruitori di musica.

Però anche le classifiche di vendita entrano in gioco nel conteggio, pare di capire…
Certo, teniamo conto di tutte le graduatorie: quelle sull'acquisto dei dischi, quelle di airplay radiofonico e quelle espresse direttamente dal pubblico in rete.

Oltre alla classifica Nielsen utilizzate anche quella redatta da Musica e Dischi?
Personalmente faccio uso della chart Nielsen perché impiega un metodo di elaborazione a mio avviso più rigoroso, ma devo dire che quella di Musica e Dischi la conosco di meno. Non ho dubbi sulla serietà della testata, che è una delle poche riviste destinate ai professionisti del settore: ma è pur vero che, se il metodo di raccolta dei dati è l'intervista telefonica, ci sono tante variabili che possono entrare in gioco e modificare i risultati. Dipende da chi si trova dall'altra parte del telefono, sempre che si riescano a fare tutte le telefonate... Mi sembra che l'impiego dei codici a barre garantisca più scientificità.

Attraverso quali meccanismi viene scelto il vincitore?
Utilizziamo un protocollo basato sull'assegnazione di un punteggio, che è uguale per tutti a seconda della posizione occupata in classifica, settimana dopo settimana. In pratica, ogni artista che figura nelle classifiche settimanali radiofoniche, in quelle della Nielsen e del sito Internet del Festivalbar ottiene un punteggio che si somma a quello delle settimane precedenti. In questo modo effettuiamo un sondaggio piuttosto realistico sulle preferenze del pubblico durante l'intera stagione estiva, da maggio a settembre. Vince il Festivalbar chi raggiunge il punteggio maggiore, indipendentemente dal numero di dischi venduti.

Il fatto di essere così legati alle classifiche non rischia di penalizzare qualche artista altrettanto meritevole di considerazione?
A lei viene in mente un sistema più equo di questo? Sono più democratiche le giurie che si vedono in giro? Il metodo più equilibrato consiste nel tenere sotto osservazione diverse graduatorie, non una soltanto. Se io tenessi conto solo della classifica dei dischi stilata dalla Nielsen sarei sicuramente criticabile, e la mia scelta potrebbe essere fonte di polemiche. Per valutare con precisione le preferenze del pubblico dobbiamo comportarci diversamente.

Quindi è giusto dire che il Festivalbar nasce con l'intento di rispecchiare ciò che è popolare sulla scena musicale?
Esattamente.

Oggi però una parte del pubblico sembra voler ribaltare questa tendenza: molti giovani rifiutano ciò che gli viene proposto dai media e dalle case discografiche e vanno alla ricerca di prodotti che le radio non passano, e che spesso in classifica non ci arrivano…
Guardi, io ritengo che oggi l'offerta radiofonica sia abbastanza variegata da mettere a disposizione del pubblico una molteplicità di proposte. E' vero che i principali network nazionali sono ormai posizionati su una programmazione abbastanza omogenea (anche se non del tutto) tra di loro, costretti forse dalla necessità di inseguire il pubblico di massa per vendere pubblicità. Ma nell'etere c'è posto per tutti: ci sono antenne che passano solo rock o heavy metal, altre che trasmettono musica melodica o latino-americana… Ognuno può scegliere l'emittente che preferisce.

Come avviene il reclutamento degli artisti che partecipano al Festivalbar?
Principalmente attraverso le case discografiche. Generalmente sono loro a farsi avanti con delle proposte, ma noi facciamo contemporaneamente le nostre ricerche per assicurarci che non ci sfugga qualche nome interessante. Nella stragrande maggioranza dei casi, i prodotti che ci vengono segnalati sono così numerosi da abbracciare un po' tutta l'offerta presente sul mercato. La nostra attività di ricerca consiste principalmente nell'individuare, attraverso canali diversi, ciò che viene pubblicato negli altri paesi: il tutto viene poi scremato fino a far emergere i candidati finali al cast. Noi non produciamo musica, e dunque prendiamo in considerazione solo prodotti discografici esistenti. In caso contrario ci metteremmo in concorrenza con l'industria, cosa che abbiamo evitato per quarant'anni e che vogliamo continuare ad evitare.

Date un'occhiata anche alle classifiche internazionali, dunque…
Certo, perché può succedere che le case discografiche rinuncino a proporci degli artisti che noi invece riteniamo possano funzionare. Cerchiamo davvero di portare sui nostri palchi tutti i successi potenziali dell'estate, assicurando la massima varietà di proposte. Nell'arco di una stagione, sul palco del Festivalbar passano circa sessantacinque cantanti, suddivisi su dieci puntate. Credo che negli anni il Festivalbar abbia mantenuto, e forse anche incrementato, la sua credibilità sotto il profilo musicale, proponendo all'interno della stessa puntata artisti come Elton John e Las Ketchup, diversi artisticamente ma ugualmente importanti in termini di mercato. La nostra resta una manifestazione di promozione discografica: ma all'80% di proposte suggerite dall'industria e dalle classifiche se ne aggiunge sempre un 20% che è di nostra scelta esclusiva. E' un metodo che seguiamo anche nel costruire le nostre compilation: nelle tracklist includiamo anche gli artisti che piacciono a noi, perché ci è sempre piaciuto scommettere.




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