50 anni di Nomadi: 'Siamo come l'Uomo Mascherato, non moriamo mai'

50 anni di Nomadi: 'Siamo come l'Uomo Mascherato, non moriamo mai'

Non sono solo i Rolling Stones, di un anno più vecchi di loro, a festeggiare le nozze d'oro con la musica e i cinquant'anni di carriera. Quest'anno tocca anche ai Nomadi, tenuti caparbiamente in vita dal leader, tastierista, cofondatore e unico membro originario Beppe Carletti, e l'evento ovviamente non poteva passare sotto silenzio: si farà festa il 14, 15 e 16 giugno a Cesenatico, venticinquemila abitanti d'inverno e centomila d'estate, la dimensione giusta rispetto a Novellara (troppo piccola) e a Rimini (troppo grande), che pure si era fatta avanti per ospitare le celebrazioni. "Con gli amministratori comunali ci siamo trovati subito in sintonia", spiega Carletti. "Cesenatico è una città a misura d'uomo. Un luogo per famiglie, e dunque adatto ai Nomadi. C'è tutto, e a portata di mano: spiaggia, alberghi e un bellissimo stadio (capienza garantita: 14-15 mila spettatori), arioso e accogliente. Sarà come far festa su un grande prato verde".

Prezzi popolari, come d'abitudine per i Nomadi (28 € per assistere alla tre giorni, 15 € per la giornata singola, ingresso gratuito per i bambini sotto i dieci anni), e programma ricco: tre concerti da due ore e mezza ciascuno ("con sessanta canzoni a rotazione", spiega Carletti, "selezionate da un repertorio di trecento pezzi: per due terzi ogni show sarà diverso dagli altri, vogliamo che chi starà con noi per tre giorni non abbia di che lamentarsi"), esibizioni di cover band (se ne contano addirittura 271, in tutta Italia), una mostra di dipinti del compianto Augusto Daolio, e una - ricca di foto, memorabilia e discografia completa, in tutti i formati - dedicata ai 50 anni di vita del gruppo (che potrebbe in seguito diventare anche itinerante: sono già arrivate richieste dalla Liguria). E poi convegni (uno sulla storia dei Nomadi e uno sui diritti dell'infanzia, a ricordare l'impegno della band nel sociale), una partita di calcio contro la Nazionale Italiana Cantanti, una messa domenicale in memoria di Augusto e di Dante Pergreffi, i due Nomadi scomparsi nel '92 a cinque mesi di distanza, e spazi - in apertura e chiusura della tre giorni - dedicati alle bande di paese ("la mia prima memoria musicale", spiega Carletti, "quando in casa non avevamo neanche il televisore"): la prima assemblata tra Novi di Modena e Rolo, la seconda proveniente da Fabbrico, il paese natale di Dante.

Bocche cucite sugli ospiti musicali e non, che ovviamente sul palco non mancheranno (non ci sarà Zucchero, però: "E' stato il primo che ho chiamato", spiega Carletti, "ma è impegnato in tour all'estero"), mentre la formazione dei Nomadi sarà solo e soltanto quella attuale, con Daniele Campani (batteria), Cico Falzone (chitarre), Massimo Vecchi (basso e voce), Sergio Reggioli (violino, percussioni e voce) e il nuovo cantante Cristiano Turato accanto al leader e alle sue tastiere. "Sono piuttosto intransigente su questo punto, lo so, ma chi se n'è andato è perché non si trovava più a suo agio: non mi piacciono i cavalli di ritorno". Né i cloni, par di capire: "Non ho voluto ripetere l'errore dei Litfiba, quando sostituirono Piero Pelù con un cantante fotocopia. In cinquant'anni abbiamo dovuto pedalare anche in salita, e ci sono stati momenti difficili. Quando Augusto morì, nel '92, pensavo fosse finita ma poi furono le lettere dei fan a convincermi che bisognava andare avanti nel rispetto della sua memoria. Scegliemmo due cantanti, Francesco (Gualerzi) e Danilo (Sacco), per non caricarli di troppe responsabilità, poi Danilo rimase solo e prese possesso del palco finché decise che voleva fare da sé. Cristiano arriva dal metal, dei Nomadi conosceva una canzone sola ed è stato una scelta rischiosa. Non ha neppure la voce tagliata per certi pezzi tenorili ma ci ha contagiato con la sua carica e con il suo entusiasmo e sta facendo suo il repertorio. Prendo a prestito un vecchio slogan della EMI, per dire che nei Nomadi c'è sempre qualcosa di nuovo. E un detto di Augusto, che diceva che i Nomadi sono come l'Uomo Mascherato: non muoiono mai".

Testimone e protagonista di un tempo andato, Carletti si presta volentieri ai ricordi degli esordi nei primi anni Sessanta, tra balere e dancing, tra San Felice sul Panaro e Carpaneto Piacentino, quando i musicisti avevano diritto a una bevanda gratis, suonavano con impianti da 200 watt e dovevano alternare lenti e pezzi veloci per far ballare il pubblico. "Tempi bellissimi", ricorda Carletti, "mi spiace che i miei figli non li abbiano vissuti". Ma la nostalgia è il refolo di un momento, i Nomadi marciano ancora a una media di 90 concerti all'anno, forti di una discografia che supera i 50 titoli, del sostegno di 100 fan club e di album (come l'ultimo "Terzo tempo") capaci ancora di agguantare vendite ragguardevoli e dischi d'oro. I progetti in cantiere sono tanti, anche se ancora privi di scadenza: un dvd a compendio delle tre serate, un cd live e un disco del cinquantenario dedicato a rivisitazioni del repertorio storico ("sarebbe squallido ricantare sulle vecchie basi, ci vorrà il suo tempo"). E resta qualche sogno nel cassetto. A Carletti, che si è cimentato nel genere con "Siddharta", piacerebbe un musical sui Nomadi. E magari anche un film ("Sì è fatto avanti Pupi Avati, chissà"). Intanto a tutti preme festeggiare nel modo migliore il cinquantenario. Al Comune di Cesenatico (che vuole far meglio di Riccione, dieci anni fa) e ovviamente al leader storico. "Abbiamo un solo desiderio: che la gente si ricordi negli anni di questa festa".

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