The Observer, Charlestones: un live al mitico Cavern Club di Liverpool

The Observer, Charlestones: un live al mitico Cavern Club di Liverpool

Lo scopo di The Observer, il nostro osservatorio sulla musica italiana emergente, non è solo quello di scoprire, per l’appunto, musica italiana emergente. Oltre a fare opera di scouting, infatti, The Observer continua poi a seguire, nel corso del tempo, la crescita delle band e degli artisti che mettiamo inizialmente sotto i nostri riflettori. E’ questo, ad esempio, il caso dei Charlestones, una delle band rivelazione della scorsa stagione, piombata sulle pagine di Rockol dopo la partecipazione al Sisley Independent Tour del 2012. Ecco un veloce promemoria per chi avesse perso le puntate precedenti: i Charlestones sono quartetto formatosi nel 2008 dall’incontro di Mattia Bonanni (voce e chitarra), Gian Marco Crevatin (chitarra), Matteo Peresson (basso) e Federico Pellizzari (batteria) e fortemente attratto da tutto ciò che British, musica soprattutto. Un sound il loro, che ha trovato sfogo nell’ottimo “Off the beat” album uscito ormai da qualche mese, e di cui potete leggere la recensione cliccando qui.



Una band figlia dei Beatles, tanto per dire la principale fonte d’ispirazione dei Nostri, che torna oggi sulle pagine di Rockol proprio perché dei Beatles ha deciso di seguire le orme, questa volta… fisicamente.
La notizia è che i Charlestones si esibiranno, il 15 e 16 maggio, niente meno che sul front stage del mitico Cavern Club di Liverpool, il tempio sacro dei Beatles, in occasione dell’International Pop Overthrow (o IPO), un festival di musica pop che si svolge da ormai quattordici anni in diverse location sparse in tutto il mondo: Los Angeles, Chicago, New York, Boston, San Diego, Phoenix, Detroit, Milwaukee, Portland, Seattle, Austin, Dallas, Vancouver e Toronto, così come a Liverpool (appunto al famoso Cavern Club), e Londra. Scopo del festival, mettere sul palco alcuni tra i migliori gruppi pop provenienti dalle diverse parti del globo, dando ad ogni band la possibilità di suonare la propria musica in un’atmosfera di festa e in location significative e caratteristiche.

Vista l’occasione, abbiamo pensato quindi di raggiungere i quattro ragazzi di Tolmezzo per scambiare due parole per commentare questa esperienza e fare un po’ il punto della situazione arrivati ad uno snodo fondamentale come questo. A completare il tutto, ecco poi spuntare due video inediti registrati in studio, due performance che potete vedere di seguito, da oggi in esclusiva per Rockol.



Come stanno i Charlestones è Mattia Bonanni, voce e chitarra del gruppo, a raccontarcelo: “Bene, direi. Il tempo passa e non te ne rendi nemmeno conto. Ai tempi abbiamo aspettato parecchio prima che il disco uscisse, era pronto da mesi. Poi è successo, e di fretta è passato, sono arrivate le buone recensioni, abbiamo fatto dei bei concerti, i nostri fan sono sembrati soddisfatti e ne abbiamo anche di nuovi; solite cose. Ora continueremo per tutta l'estate, ci aspettano ancora un bel po’ di soddisfazioni”. Una domanda che facciamo spesso in questi casi è se a distanza di tempo, si è scoperto qualcosa di nuovo o di diverso nell'album. Molti, col tempo, trovano, per così dire, una nuova prospettiva per guardare al proprio lavoro… “Credo che le idee che ognuno di noi si fa rispetto alla propria musica siano poco affidabili. Nel senso che ci sei troppo dentro per poterne dare un giudizio obiettivo. Io sono convinto, e lo ero mesi fa, che un disco così in Italia siano pochi quelli in grado di farlo. Contando poi che adesso possiamo fare molto meglio, direi che il cerchio oggi si restringe ulteriormente. Ho avuto modo di parlare con parecchia gente, sconosciuta e non. La maggior parte ritiene ‘Off the beat’ di livello nettamente superiore rispetto al primo lavoro, altri dicono il contrario, non tanto per le canzoni quanto per lo spirito. Perciò dipende, i secondi sono pochi, e credo non abbiano ascoltato poi così bene, ma li rispetto. Dopotutto ero affezionato anch'io al nostro passato”.

L'evento principale, e "la scusa" per fare questa chiacchierata, è la partecipazione all'international Pop Overthrow a Liverpool: “Ci hanno contattati tramite Virus Concerti” ci spiega entusiasta Mattia, “la nostra agenzia, che, devo dirlo, fa sempre un buon lavoro. Abbiamo accettato al volo, ovviamente. Tempo fa mi ero ripromesso che avrei messo piede la prima volta per suonarci, a Liverpool. A volte i sogni e le buone idee prendono forma tutto sommato”. E quindi, “tutto sommato”, i Charlestones suoneranno nella città dei Beatles, al mitico Cavern Club: “Manca meno di una settimana oramai. Rimarremo là qualche giorno in più, giusto il tempo per concederci il dovuto pellegrinaggio; andremo a Manchester, verseremo qualche lacrima di fronte a casa Gallagher, poi da Mr. Sifter. Ci saranno anche i nostri fratelli Hacienda, siamo in contatto già da mesi per questa cosa e siamo particolarmente entusiasti all'idea di ritrovarci là”.



Ritrovarsi quindi in un posto dove l’inglese è la lingua madre, tanto quanto il pop. Che cosa significa per una band italiana confrontarsi con una platea inglese? “Dichiarare da dove veniamo credo sarà la prima cosa che farò. Non per pararci le spalle, quanto per far capire che non saremo lì per far finta di essere inglesi, tutto qui. Mi potrò liberare dall'incubo di dover dire grazie ad ogni fine canzone, questo sì, la trovo una parola sempre e totalmente inadatta ai concerti”.
I Charlestones tra l’altro, rimanendo in tema “attrazione internazionale”, sono stati pubblicati addirittura anche in Giappone… “Va ringraziato Fuji, si sta occupando di tutto. Ci ha trovati lui e fa tutto lui; gestisce la This Time Records, la nostra etichetta, a Tokyo. I dischi sono nei negozi, fa una certa impressione vederli in foto. Pochi giorni fa ci ha scritto che la versione giapponese del video di "She was a firework" entrerà in rotazione su uno dei maggiori network musicali giapponesi. Non vediamo l'ora di andarci a suonare”.

Oltre alla news sulla trasferta di Liverpool, da oggi possiamo vedere due live in studio che Rockol propone in esclusiva: “Li abbiamo registrati negli studi della nostra etichetta, i Moscow Studios, mi pare a dicembre. Sono rimasti là inutilizzati per un po’ di tempo, poi ci siamo ricordati di loro. Come vedete faceva freddo; niente di meglio che dei maglioni di lana in questi primi giorni di caldo”.
Per concludere, prendiamo quindi spunto da queste immagini per chiedere se e quando i Charlestones hanno intenzione di rientrare in studio: “Abbiamo parecchie nuove canzoni” ci svela Mattia, “alcune credo tra le migliori di sempre. Qualcosa di nuovo lo suoneremo forse a Liverpool, sarebbe la giusta inaugurazione. Non credo però rientreremo in studio a breve, se lo faremo, ci saranno dei cambiamenti di rotta, questo è sicuro”. Prossime mosse dunque? “Prenderemo un aereo, martedì prossimo”.

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