Trent'anni di Statuto: 'Siamo operai della musica e ci sentiamo privilegiati'

Trent'anni di Statuto: 'Siamo operai della musica e ci sentiamo privilegiati'

Trent'anni di carriera, e il meglio deve ancora venire. Così promettono gli Statuto in "Un giorno di festa", il disco uscito il 30 aprile (per l'etichetta di Ron Le Foglie e il Vento, distribuzione Sony Music) che la mod band torinese sta promuovendo in questi giorni dal vivo in giro per l'Italia. In "Il meglio arriverà", la canzone che chiude l'album con una dichiarazione di intenti per gli anni a venire, il gruppo riavvolge il nastro della sua storia: i primi passi, il Festival di Sanremo del 1992 (dove vennero presentati tra le Nuove Proposte dalla EMI), i concerti affollati, le radio che non passano i pezzi, i dischi venduti più di quelli di "certi maestri che costano cento dei nostri cachet". "E' la nostra storia raccontata con una buona dose di ironia", puntualizza il cantante e frontman Oscar Giammarinaro in arte oSKAr. "In trent'anni abbiamo ottenuto risultati che non avremmo potuto immaginare. Non avevamo obiettivi e abbiamo raccolto più di quel che valiamo", aggiunge con una punta di modestia. "Siamo piaciuti, penso, perché abbiamo sempre creduto in quel che facciamo. Perché siamo portatori di un messaggio e di uno stile".

Un'immagine e un sistema di valori intimamente connessi alle radici operaie della Torino industriale, ma ispirate in tutto e per tutto a quella cultura "modernista" che proprio negli Statuto (il nome è quello della piazza torinese da sempre punto di incontro degli appartenenti al "movimento") e nel capoluogo piemontese ha trovato i suoi portabandiera nazionali. "Ci si scopre mod per i motivi più disparati", spiega oSKAr. "A me, per esempio, la passione si è accesa guardando su un canale tv locale, Quartarete, i video di 'One step beyond' e 'Bed and breakfast man' dei Madness. Rimasi folgorato dalla musica, dall'abbigliamento, dal loro modo di muoversi. Fu così che scoprii lo ska e gli Specials. E poi la musica giamaicana, quella afroamericana, il film 'Quadrophenia': insomma, tutto l'universo mod. Un movimento apolitico e non religioso fondato sulla multirazzialità, che prende il meglio da ogni cultura: la musica afroamericana, gli scooter italiani, il taglio di capelli alla francese...Che è iniziato con il primo modern jazz e si è sviluppato attraverso il rhythm&blues, il soul, il Northern soul, lo ska. Che lega Who, Small Faces e Kinks ai Jam e al primo revival anni Settanta, i Blur e gli Oasis ai Kasabian. La sua particolarità è di essere una cultura sempre al passo coi tempi, anzi sempre un po' in anticipo. A Torino il movimento è ancora molto radicato. In piazza Statuto, al sabato pomeriggio, si incontrano oggi quattro generazioni di mod, una realtà unica al mondo".

Torino e il Torino (la squadra di calcio) sono punti fermi nell'immaginario del gruppo. Anche in questo disco, dove "La mia città" dipinge una comunità colpita dalla crisi industriale ma vogliosa di rialzare la testa e "Capitan Statuto" celebra appassionatamente Giorgio Ferrini, centrocampista, capitano e colonna dei granata per sedici stagioni, un record. "Torino" dice oSKAr, "è sempre stata dipendente dalla Fiat, un feudo della famiglia Agnelli, e le cose non sono cambiate gran che nonostante la crisi dell'industria automobilistica e il ridursi delle opportunità di lavoro. Le Olimpiadi invernali del 2006 sono state un grande inganno di cui si sono avvantaggiati i soliti noti, ma oggi la città si sta rilanciando con creatività, come destinazione turistica e polo culturale. A dispetto dei fondi che sono sempre meno, e alla faccia di chi ci vorrebbe ancora sudditi invece che cittadini". E poi ci sono il Toro, le domeniche in Curva Maratona... "Il Toro non è certo la squadra del cuore della famiglia Agnelli e basta vedere quale trattamento è stato riservato allo stadio Filadelfia: un tempio nazionale dello sport che in qualunque altra città del mondo verrebbe valorizzato e che qui è diventato una montagna di ruderi pietosamente coperta proprio durante i Giochi Olimpici per evitare la vergogna. E tutto questo solo perché non ci giocava la squadra dei regnanti...". Anche così si spiega il tributo a Ferrini? "Siamo fieri della nostra fede calcistica e Ferrini è stato un bell'esempio di grinta, di sudore, di purezza atletica e sportiva. Il capitano per antonomasia dopo Valentino Mazzola. E' stato un grande uomo, oltre che un grande giocatore. Per questo abbiamo voluto dedicargli una canzone".

Tanto amore per la città natale non è stato sempre ricambiato: tanto che dal 2004 al 2010, in polemica con l' "establishment" culturale locale, gli Statuto a Torino non ci hanno più suonato, festeggiando il venticinquennale di carriera a Genova ("la nostra seconda città, che ci ha sempre accolto con entusiasmo. Sono stati loro a scegliere noi, più che il contrario"). "Anni controversi, sì", ricorda il frontman. "Percepivamo ostilità nei nostri confronti, anche da parte degli organi di informazione e delle istituzioni, e a un certo punto ci siamo stufati. La data zero del nuovo tour all'Hiroshima Mon Amour, una settimana fa, dimostra che le cose per fortuna sono cambiate: locale esaurito, ospiti come Emiliano Mondonico, Ron e Alessandra de Il Genio, grande spazio sulle pagine locali dei quotidiani. Impensabile, prima di quell'edizione 2010 del Traffic in cui ci siamo esibiti alla Reggia di Venaria accanto a Paul Weller e agli Specials, nostri idoli e maestri. Salire sullo stesso palco è stato per noi come un premio alla carriera. Quest'anno l'occasione si è ripetuta con i Madness e anche quella è stata un'esperienza bellissima".

Le loro fonti di ispirazione, gli Statuto non le hanno mai nascoste. E "Invisibile", sul nuovo album, evoca in modo esplicito "Shout to the top" degli Style Council... "Non è un plagio, perché la sequenza degli accordi è diversa e la canzone si sviluppa in un altro modo, ma la citazione è voluta", conferma oSKAr, che così spiega la cover di "Rudi's in love" portata al successo nel 1968 dai britannici Locomotive: "E' un pezzo che conosciamo da tempo e che ci piace perché ha una stesura degli accordi abbastanza originale, oltre a una sonorità che a un italiano suona familiare. Io in inglese non ho mai cantato, per questo il pezzo è diventato 'Rudy Playboy' ".

Più energica e scoppiettante la title track "Un giorno di festa", ritratto a suon di "maximum r&b" di una nuova Torino (e di una nuova Italia) in cui padri e figli si trovano a trascorrere tempo insieme perché entrami disoccupati ("In un periodo triste come questo", dice oSKAr, "bisogna cercare di guardare anche al lato positivo delle cose, conservando un po' di ottimismo e speranza"),



Contenuto non disponibile


mentre le atmosfere latine di "Madrid" evocano altri momenti felici del gruppo. "Invitati dai nostri amici mod madrileni, nella capitale spagnola abbiamo suonato in un magnifico teatro davanti a gente proveniente da tutto il Paese. L'anno scorso ci siamo tornati richiamati dai bukaneros, i sostenitori della squadra di calcio del Rayo Vallecano che allo stadio cantano sempre la nostra 'I campioni siamo noi' in lingua spagnola". Momenti da incorniciare, in una lunga carriera altalenante. Il peggio? "Il periodo successivo alla morte di mio padre. Come reazione emotiva, persi la voce per due anni. Non riuscivo neanche più a parlare". Il meglio? " Suonare all'Avana, in Plaza de la Revolución, nel 1997 davanti a duecentomila persone su invito del governo. Fare un videoclip con Paolo Pulici, il nostro idolo calcistico, e farci presentare da lui sul palco nel nostro concerto di ritorno a Torino dopo sette anni... Ma anche tanti altri momenti". Sanremo? "Non così esaltante, in termini di soddisfazione personale, ma è grazie alla partecipazione al Festival che ancora oggi riusciamo a mantenerci con la nostra musica. Con un tenore di vita da operai, mica da rockstar... Ma sentendoci comunque dei privilegiati perché fatichiamo molto di meno e ci divertiamo molto di più".

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.