Rolling Stones, il tour USA manca il sold out: possibile un taglio al cachet

Rolling Stones, il tour USA manca il sold out: possibile un taglio al cachet

"Il costo dei biglietti? Certe volte ci sembra davvero esagerato, altre non ci sembra abbastanza", commentava il frontman Mick Jagger quando - a poche ore dall'annuncio della branca estiva del tour per il cinquantenario dei Rolling Stones - in molti avevano sommessamente protestato per il prezzo particolarmente alto dei tagliandi: "In ogni caso, è un argomento dal quale non mi faccio ossessionare". Se quanto riferito oggi dal quotidiano britannico Guardian dovesse corrispondere a verità, sarà bene che il frontman della veterana formazione non si faccia ossessionare nemmeno dal proprio cachet: dato l'andamento delle prevendite fortemente inferiore alle aspettative (con conseguente immissione sul mercato di biglietti a prezzo scontato) i promoter statunitensi starebbero pensando di rinegoziare l'accordo con la band di "Satisfaction", abbassando (non è dato sapere quanto sensibilmente) il compenso di 20 milioni di dollari pattuito in origine per la tranche nordamericana della tournée.

"E' stato un disastro totale", ha raccontato una fonte (ovviamente anonima) ai cronisti del quotidiano fondato a Manchester nel 1821: "Uno show troppo costoso senza sentimento: un modo davvero terribile per uscire di scena".

La deludente performance al botteghino non ha interessato tuttavia i tre show previsti nel Vecchio Continente (il 29 giugno al Festival di Glastonbury e il 6 e 13 luglio a Hyde Park, a Londra), che - contrariamente a quelli nordamericani - hanno fatto segnare rapidissimi "tutto esaurito".

Lo scorso mese di gennaio fonti vicini al gruppo riferirono alla stampa USA come il mancato accordo tra la band e il festival Coachella fosse da imputare proprio a ragioni di carattere finanziario, con il management del gruppo inflessibile nel richiedere un cachet stellare e i promoter timorosi di non riuscire a coprire il costi di ingaggio se non in caso di sold out: successivamente fu lo stesso Jagger a smentire questa versione dei fatti, parlando semplicemente di circostanze temporali sfavorevoli dietro la rinuncia all'inserimento nel cartellone.

Che il piano elaborato dal gruppo comportasse per il promoter partner un altissimo rischio di impresa fu chiaro già lo scorso 21 marzo, quando Billboard svelò i retroscena del mandato concesso dal gruppo a AEG Live per le date in nordamerica: il promoter australiano Paul Dainty e la Virgin Music, i primi a contattare i rappresentati degli Stones in vista della stringa di dati, avrebbero preferito fare un passo indietro dopo aver calcolato i (risicatissimi) margini di utile concessi agli organizzatori del tour nell'accordo elaborato dall'entourage di Jagger e compagni.

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