Rats, primo album in 18 anni: 'Un filo rosso con i tempi di 'Indiani padani' '

Rats, primo album in 18 anni: 'Un filo rosso con i tempi di 'Indiani padani' '

Titolo e copertina non potrebbero essere più espliciti. Con la sua rossa cornetta telefonica a penzoloni che richiama l'immagine sinistra di un'impiccagione, il nuovo album dei Rats "Siete in attesa di essere collegati con l'inferno desiderato", in uscita il 10 maggio per Bagana Records/Audioglobe, è un disco che parla il linguaggio crudo del presente. Di alienazione, di disorientamento, di speranze perdute e dell'illusione dell'interconnessione globale servita su un piatto virtuale da Facebook e dalle nuove tecnologie di comunicazione. Arriva a una vita di distanza, diciotto anni addirittura, da "La vertigine del mondo", ultimo dei tre album che il trio emiliano realizzò negli anni Novanta per la CGD, anche se risale a poco più di un anno fa il ritorno con un EP, "Metafisico equivoco", da cui sono state recuperate due canzoni, la title track e la ballata "(Stai con me) Fino alla fine". Le altre dieci sono nate con un'urgenza e una rapidità che trovano riscontro nel suono fresco, elettrico ed energico dell'opera.





"Siamo stati in studio pochissimo tempo", conferma il leader, cantante e chitarrista Ulderico "Wilko" Zanni, sempre affiancato da Romi Ferretti (basso) e Lor Lunati (batteria).. "E abbiamo realizzato un disco molto istintivo, non troppo pensato, né troppo prodotto o arrangiato" (con il chitarrista aggiunto Jonathan Gasparini di nuovo al banco di regia). "Quando i discografici della nostra etichetta, Bagana Records, ci hanno detto che per loro i tempi erano maturi ci hanno chiesto se avessimo dei pezzi pronti. Abbiamo risposto di sì anche se non era vero. Così i dieci inediti sono nati nel mese che ha preceduto l'ingresso in studio di incisione. Registrazioni, missaggi e mastering hanno richiesto un altro mese, dunque sono bastati sessanta giorni a completare il lavoro". Suonando "live in the studio" ma anche, giocoforza, collaborando a distanza, dal momento che Romi Ferretti continua a vivere a Miami. "Lui ci mandava i suoi file con WeTransfer, noi li scaricavamo il giorno dopo per aggiungerli alle tracce base: credo che gli U2 siano stati i primi a sperimentare questo metodo di lavoro che oggi è diventato d'uso comune. Ed è l'unico possibile, quando non ci si trova tutti nello stesso posto nello stesso momento".

Unica concessione alla "modernità", perché "Siete in attesa di essere collegati con l'inferno desiderato" è per il resto un disco analogico al cento per cento. "Dal missaggio, che abbiamo effettuato con un banco SSL di metà anni Novanta, alla masterizzazione realizzata con processori valvolari", conferma Wilko. "Ci premeva restituire il calore della musica, marcare la differenza con i metodi di produzione correnti tutti a base di 'loop' manipolati dal computer". Sarà un caso, ma il disco è stato registrato ai Dude Music di Correggio, luogo d'origine del loro mentore Luciano Ligabue, e mixato/masterizzato agli Ithil World di Imperia, città natale di quello Stefano Senardi che li volle alla CGD... "Un caso? Forse non più di tanto. Perché in questo disco ci sono molte situazioni che rimandano proprio al nostro primo album, quell' 'Indiani padani' che fu indiscutibilmente una creatura di Senardi. E' come se molti cerchi si fossero chiusi e molti punti ricollegati tra di loro. Io scorgo delle similitudini, tra questo disco e il primo album, ci sento la stessa energia legata anche ai cambiamenti esistenziali che abbiamo vissuto". Anche perché, dopo le divagazioni più intimiste dell'EP precedente, si coglie una rinnovata attenzione agli aspetti anche più sgradevoli dell'attualità: "Ci sono ancora episodi legati all'esplorazione del mondo degli affetti e dei sentimenti", precisa Wilko, "ma certo l'album affronta anche tematiche crude, ruvide. Non è propriamente un disco improntato a pace, amore e libertà...Si parla di abbandono, di disgregazione. Di questa società italiana vittima di una forma di squilibrio e di follia che non mi sembra di riscontrare negli altri Paesi che ho visitato. Vedo intorno a me la perdita dei valori di solidarietà e tolleranza, il montare di un fortissimo individualismo. Ed è illusorio pensare che la tecnologia ci permetta di restare sempre connessi, in contatto l'uno con l'altro. In realtà si è diffusa una falsa idea di libertà che fa sempre comodo a qualcuno, a chi detiene il potere. Viviamo un sogno fittizio quando in realtà ci stiamo costruendo l'inferno con le nostre mani. Devo dire che ho più fiducia nelle generazioni future che nella mia, i quarantenni-cinquantenni di oggi. Hai presente quelle tavolate di gente al ristorante, al venerdì sera, dove nessuno parla con chi ha di fronte perché impegnato a inviare messaggi col telefonino? I ragazzi mi sembrano più maturi, più motivati a recuperare un senso della collettività".

Ispirato da un misterioso autore letterario inglese, ("presente anche fisicamente nell'album. Vediamo chi scopre di chi si tratta...dico solo che è un personaggio importantissimo che aveva previsto tutto quel che sta accadendo"), Wilko ha dedicato particolare attenzione alla stesura dei testi. "A parte 'Vivo', firmata da Picca alias Stefano Piccagliani che la canta in duetto con me, li ho scritti tutti io", racconta. "Mi viene in mente un altro parallelo con i tempi di 'Indiani padani', quando scrissi tutto il disco sotto la magnolia del giardino di casa mia, in pochissimo tempo. Stavolta è cambiato il luogo, ma non il metodo: i testi mi sono venuti di getto senza starci troppo a pensare, le metriche le ho trovate in maniera veloce ed efficace. Mi piacciono molto, è la prima volta che che ne sono così soddisfatto". Il linguaggio è diretto ma anche metaforico, come in "Superman vs. Baudelaire". "Un pezzo molto surreale", riflette l'autore. "Rappresenta l'eterna competizione tra il muscolo e la testa, tra l'apparenza e la realtà. Un poeta si mostra per quel che è e si mette in gioco più di un supereroe, che dietro la facciata di salvatore del mondo nasconde sempre grandi sofferenze. Per un poeta la sofferenza è un segno di identità".

Anche le musiche non deluderanno i fan: per spiegare il contenuto dell'album l'ufficio stampa parla di Foo Fighters, Jet e Stone Temple Pilots. Ma per chi ha qualche anno di più è facile scorgere anche riferimenti ai "power chords" degli Who, o una forte influenza Black Sabbath nel singolo "Tieniti forte". "E' il mio background, quello", conferma Wilko. "Sono fortemente radicato nel rock di fine anni Sessanta e dei Settanta, ma adoro anche i Foo Fighters e apprezzo i Biffy Clyro, i Queens Of The Stone Age e la scena stoner, le sonorità scure e potenti di gruppi come i Kyuss."

Rock'n'roll intergenerazionale, insomma. Basterà a ricollocare i Rats sulla mappa musicale? Wilko è prudente: "Vediamo quel che succede. Questo disco lo abbiamo inciso perché avevamo delle cose da dire. Non lo avremmo fatto se non ne avessimo avuto la convinzione e dei contenuti forti a disposizione". Dal vivo verrà presentato in anteprima il 17 maggio: manco a dirlo, il luogo prescelto è il Vox di Nonantola (Modena). "Il nostro tempio. Il locale che ci ha consacrato nei primi anni '90, e che ci ha fatti rinascere con la reunion del 2008. Non potevamo scegliere un posto diverso, per il release party. A maggio gireremo un videoclip, ma quel che conta ora è tornare sul palco".

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