Parla il promoter degli Awards: 'Ha sbagliato Chiambretti e chi non è venuto'

Italian Music Awards, il giorno dopo. Addetti ai lavori e osservatori interessati discutono a caldo dello stile di presentazione, della scaletta dello show, della resa televisiva del programma, della qualità degli ospiti e del trattamento loro riservato.
Poi arrivano i dati Auditel, e qualcuno la prende come una doccia scozzese: meno dell'8 % di share, 7,85 % per la precisione. Dietro il “Chi l'ha visto” di Raitre e sui ritmi della telenovela in onda su Rete 4: un flop su tutta la linea? Maurizio Salvadori, organizzatore della serata per conto di Clear Channel, dissente: “Prima della trasmissione i pessimisti pronosticavano il 6 % e gli ottimisti puntavano al 9 %: dunque siamo rimasti in linea con le aspettative. E poi i dati di ascolto bisogna anche saperli leggere: due milioni e 250 mila spettatori di media, con punte di 4 milioni, su un programma che è durato 2 ore e 35 minuti non sono cosa da poco. Siamo stati la quarta trasmissione della serata, nonostante la fortissima controprogrammazione, e in fondo siamo solo alla prima, vera edizione del premio. Per fare di meglio, con la musica in prima serata, ci vuole più supporto di comunicazione: Sanremo funziona perché è preceduto da un battage di stampa che dura quindici giorni”.
Questo per quanto riguarda i numeri. E il presentatore? In certi momenti sembrava di assistere ad un “Chiambretti c'è” infarcito di ospiti musicali…Salvadori ammette che non tutto è andato per il verso giusto, con l'imprevedibile conduttore torinese. “Chiambretti l'ho voluto io, e la mia stima nei suoi confronti resta immutata. Il problema con Piero, e l'ho verificato solo lavorandogli a fianco, è che è un cane sciolto: non ha compreso o non ha voluto capire che un professionista dovrebbe adeguarsi alle esigenze della trasmissione, invece di rimanere sempre fedele a se stesso. Alcuni episodi della serata mi hanno dato francamente fastidio: non si può lasciare sul palco un mostro sacro come Elton John per cinque minuti senza coinvolgerlo nel chiacchiericcio tra i presentatori. O scaldare gli animi contro Ombretta Colli, che personalmente desidero ringraziare ancora per il contributo fornito a questa serata, solo per strappare facili applausi da una fetta del pubblico. Da uno show come questo, avrei voluto che la politica rimanesse fuori. Chi non vive quotidianamente nel mondo della musica forse non capisce che per avere un cast come quello di ieri sera agli artisti bisogna dare delle garanzie precise. E' la TV che deve adeguarsi alla loro concezione del fare spettacolo”. E la scaletta, con gli interpreti invitati a rimanere sul palco ad aspettare un premio che si sa già che toccherà nuovamente a loro? “No, non vedo il problema”, replica Salvadori. “Ma ammetto che dobbiamo imparare a gestire meglio i tempi televisivi. Per non sforare troppo non abbiamo mandato in onda i crediti sui performer stranieri, come sarebbe stato giusto”.
Il maggior cruccio del promoter, piuttosto, resta l'indisponibilità di tutti gli artisti nominati a prender parte alla serata, anche senza la garanzia di un premio in cambio: come avviene in tutte le manifestazioni analoghe in giro per il mondo. “Ci arriveremo, ma ci vuole tempo. Questa è una festa della musica e sbaglia, secondo me, chi rifiuta di partecipare. Per questo ho apprezzato la signorilità di Mango, che è venuto pur sapendo di non avere vinto. E la disponibilità di Eros Ramazzotti, a cui la grande esperienza dello show business internazionale ha insegnato evidentemente qualcosa”.
Formula vincente, dunque, quella degli Awards? “Io credo di sì”, risponde Salvadori. “Resto convinto delle mie idee: che questo è uno spettacolo importante da prima serata TV, che ci vuole uno spazio grande come il FilaForum e che gli artisti in promozione con i loro nuovi dischi servono a dare alla serata un tocco di attualità televisiva. Mi piacerebbe magari un'academy che dia più spazio ai tecnici, in categorie come la musica dal vivo e i videoclip, ma questi sono dettagli. Questo è un progetto in cui mi sono buttato per passione e non per denaro (e che costa molto, come tutte le produzioni Rai di prima serata: 800 mila euro circa). Sono già pronto a ripartire con la nuova edizione”.


“Pierino, più a suo agio che a Sanremo, fa scintille” (Peppe Videtti, “Repubblica”). “Chiambretti si è rivelato una scelta strafelice” (Marinella Venegoni, “La Stampa”). “Piero Chiambretti ha trasformato in uno spettacolo brillante quello che in genere è un rito abbastanza ripetitivo” (Mario Luzzatto Fegiz, “Il Corriere della Sera”).
Massimo rispetto per l'opinione di colleghi più esperti, ci mancherebbe: ma che spettacolo hanno visto, ieri sera? mi viene da chiedere. Io c'ero, come loro, ed ero in tribuna stampa: mi sono annoiato mortalmente, e per ingannare il tempo ho cominciato a prendere nota delle sciocchezze sciorinate dal presentatore. Che ha debuttato così: “Dichiaro ufficialmente aperto il primo Italian Music Awards”. Peccato che quella del 2002 sia stata la terza edizione (e non è stato un lapsus, Chiambretti ha ripetuto almeno due volte nel corso della serata lo stesso errore). Poi ha definito “thailandese” l'indonesiana Anggun. Poi non ha ricordato, elencando le componenti dell'Academy dei votanti, che ne fanno parte anche i giornalisti. E vogliamo ricordare alcune delle battute più desolanti? A Carmen Consoli: “Carmen Lasorella è tua sorella?”. Commentando una foto di Ligabue ragazzino: “Ecco Ligabue quando era ancora Ligavitello!” (bue/vitello, ah ah, le matte risate!). A Zucchero: “Se prendi troppi Buscopan a stomaco vuoto ti viene un Forum così”.
Veramente scintillante e brillante, non c'è che dire... Però Chiambretti si è almeno sforzato, e questo gli va riconosciuto, di tenere vivo il ritmo soporifero di uno show senza scaletta rigorosa, vistosamente abborracciato, in cui a Mark Knopfler può succedere di suonare dal vivo senza essere presentato, in cui Fernanda Lessa - anziché fare ciò che le si sarebbe dovuto chiedere: tacere, cambiarsi d'abito spesso e indossare abiti il più succinti possibile - viene utilizzata come improbabile (e incapace) traduttrice (l'avete sentita alle prese con Elton John e le Atomic Kitten?).
Non so se alla fine della serata fosse più incazzata Ombretta Colli, ex cantante e oggi presidente della Provincia di Milano - che è stata salutata da potenti bordate di fischi da parte del pubblico, ma sono i rischi del suo mestiere - o lo fossero di più i discografici, che avendo finanziato tutto l'ambaradan si sono sentiti dire che devono abbassare il prezzo dei dischi e si sono sentiti fare (in casa loro, alla "loro" festa) l'elogio della pirateria. Ma va bene così: ufficialmente sono tutti contenti (tranne qualcuno che magari si aspettava un premio vero e non uno inventato per ricompensare l'esibizione: non farò nomi, ma sapete di chi parlo... è quello del Buscopan), comunque sia andata è stato un successo; e vietato criticare, altrimenti passi per disfattista e sabotatore della discografia. Ne so qualcosa...
(franco zanetti)
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