Fastball: «Oggi un Bruce Springsteen sarebbe considerato patetico»

Fastball: «Oggi un Bruce Springsteen sarebbe considerato patetico»
Di questi tempi, sorprende sentire per radio un gruppo che fa un rock americano "mainstream", nipotino di quello di Tom Petty o John Cougar. Pure, questo in buona sostanza fanno i Fastball, il cui singolo "The way" sta ottenendo buoni risultati anche da noi, dopo i dischi d'oro (occhio: quelli americani, non quelli, più facili, italiani) ottenuti in Nordamerica.
«Sì, è vero che si sente sempre meno rock in giro. Ci sono tutti questi produttori alla ricerca di suoni sempre più nuovi. Forse non si rendono conto che questa continua spinta a sperimentazioni spesso fini a se stesse farà sì che tra due anni i loro dischi, che ora suonano proiettati nel futuro, saranno terribilmente fuori moda. Ma soprattutto c'è un altro aspetto del rock che vorremmo recuperare: Bruce Springsteen, John Cougar, i Creedence Clearwater Revival sono diventati leggenda perchè la gente vedeva che mettevano la propria vita in quello che facevano», spiegano Tony Scalzo e Miles Zuniga, che con il batterista Joey Shuffield (già con i Wild Seeds) costituiscono i Fastball. «Purtroppo oggi quando qualcuno scava in profondità dentro i propri sentimenti, cercando di non parlare soltanto del proprio piccolo io, viene definito come minimo "patetico". Ed ecco perchè ci sono in giro così tanti artisti della vecchia generazione: a loro è stato consentito proporsi in un certo modo. Alle giovani bands di oggi risulta molto difficile».
Quella del vostro secondo disco "All the pain money can buy" sembra quasi una rivolta del rock a tutti i computer, campionamenti e "contaminazioni".
«Non è tanto questo: non siamo contrari a confrontarci con altri stili, nel nostro disco c'è un intervento free-style della cantante Poe che sta benissimo nella nostra canzone. E poi non ci si può rifugiare nel passato come fanno gli integralisti americani della "Heartland". Casomai ci ribelliamo a un mondo stordito dai media, dove sembra avverarsi la profezia del film "Rollerball", con il mondo spartito tra gigantesche multinazionali e la gente che non sogna nemmeno più di ribellarsi».
I tre saranno in Italia ad autunno per alcuni concerti: «Perchè da voi ci si diverte ancora, non come in America dove tutti ci annoiamo a morte», garantiscono.
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