Inchiesta classifiche Rockol: parla Mauro Ragnini (Audioglobe)

Inchiesta classifiche Rockol: parla Mauro Ragnini (Audioglobe)
Toscano, 34 anni, Mauro Ragnini inizia a lavorare nel mondo della musica negli anni '80 come deejay e ufficio stampa per conto di alcuni locali notturni (ai tempi la sua occupazione professionale è però nel settore dell'abbigliamento). Nel dicembre del '93 fonda Audioglobe insieme ad altri cinque soci, assumendo in prima persona la responsabilità del marketing e della promozione del catalogo in distribuzione alla società, che gestisce in proprio anche alcuni marchi di produzione discografica.


Di quali artisti vi state occupando attualmente?
Audioglobe è suddivisa in diverse aree: elettronica, rock, metal. Abbiamo appena preso in distribuzione la Red Line Entertainment, una grossa etichetta dalla quale abbiamo avuto il nuovo disco di Prince. Un altro prodotto interessante al quale ci dedicheremo prossimamente è l'album di un artista belga, Sharko, che si potrebbe definire come una sorta di nuovo Jeff Buckley. E naturalmente non ci dimentichiamo dei Thievery Corporation, che sono già sul mercato da diverse settimane.

A proposito dei Thievery Corporation: pur essendo un gruppo di “nicchia”, hanno ottenuto un buon successo in classifica…
Sì, esatto! Io sono un appassionato di matematica e di informatica, perciò faccio molta attenzione alle classifiche e specialmente al modo in cui vengono stilate. Avrei parecchie cose da dire a riguardo…

L'umore generale di chi lavora nelle piccole etichette o nel campo della distribuzione indipendente, a proposito del funzionamento delle classifiche, è di scontento…
Diciamo piuttosto che le etichette indipendenti all'interno delle classifiche non esistono proprio. E questo non è certo conseguenza delle vendite.

Vale a dire?
A noi la situazione sembra ridicola. Uso questo termine perché possiamo valutare i fatti da addetti ai lavori, non come un lettore comune che acquista una rivista ed è curioso di sapere quali siano i dischi più venduti: di questo, almeno in teoria, si dovrebbe trattare. Personalmente seguo le classifiche di Musica e Dischi, di TV Sorrisi e Canzoni e di Trade, cioè quelle a cui il negoziante fa più riferimento, o almeno quelle che vengono lette dagli addetti ai lavori. E mi capita di trovarci dischi che hanno venduto duecento copie, mentre altri che ne hanno vendute duemila non compaiono da nessuna parte. Sto parlando di prodotti indipendenti. Da quel che ho capito i problemi derivano dal modo in cui le vendite di un disco vengono misurate. Da quanto ne so io, le rilevazioni vengono fatte unicamente di sabato.

Enzo Mazza della FIMI, a proposito di questo argomento, ci ha detto che la rilevazione viene effettuata a partire dal venerdì mattina per chiudersi il giovedì sera successivo. E ha ammesso che a volte questo metodo può creare dei problemi, perché se una casa discografica mette in commercio un prodotto il mercoledì le vendite vengono conteggiate a cavallo di due settimane, riducendo di conseguenza l'impatto sulle classifiche.
D'accordo. Però come mai anche quando tutti i dischi vengono distribuiti lo stesso giorno, nel nostro caso il lunedì, il disco da duecento copie finisce in classifica e quello da mille no? La mia risposta è che il disco che ha venduto di meno appartiene ad un artista più conosciuto. Io non so come funziona la rilevazione, so soltanto che mettendo a confronto i nostri dati di vendita con la graduatoria delle classifiche ci viene spesso da ridere. Solo tra gli artisti che curiamo noi ci accorgiamo che spesso entrano nelle charts proprio quelli che hanno venduto di meno.

Che spiegazione vi siete dati? Pensate che sia soltanto un problema di monitoraggio?
Da un lato è proprio una questione di monitoraggio. Non voglio dire che il monitoraggio è fatto male, dico che il negoziante che risponde al telefono spesso non fornisce i dati corretti.

Però la FIMI spiega che la rilevazione della Nielsen avviene tramite penna ottica. Proprio questa è la differenza fondamentale tra la classifica Nielsen e quella, per esempio, di Musica e Dischi, che viene invece elaborata sulla base delle informazioni raccolte al telefono.
E dove sono i codici a barre? Quelli della Audioglobe, della Wide, della White & Black? Queste aziende non fanno parte della FIMI!

Sempre secondo FIMI, il problema della rilevazione elettronica si poneva più che altro per i dischi in vinile che non hanno il codice a barre. Ma anche questo sarebbe stato risolto.
Non so cosa dire. So solo che i nostri dischi hanno il codice a barre, altrimenti non potremmo distribuirli. Però i numeri di ogni singolo codice lo conosciamo solo noi (a Rockol, che ha avuto modo di verificare il modo in cui i codici stessi vengono caricati nel database Nielsen, questo non risulta). La FIMI, perciò, non può fare rilevazioni su ciò che vende Audioglobe, o Wide o White & Black o Frontiers.

Ma nel momento in cui qualsiasi disco viene acquistato alla cassa del negozio, i dati del codice a barre vengono letti dalla penna ottica, registrati su computer e poi inviati alla Nielsen per il conteggio.
Non è detto. Noi abbiamo accordi con un paio di catene di vendita: la Ricordi, ad esempio, è il nostro migliore cliente. E lì utilizzano un unico codice a barre per qualsiasi prodotto Audioglobe: uno solo. Quando un disco viene venduto viene conteggiato come “prodotto Audioglobe” e non identificato come un titolo preciso. Dunque Ricordi e Feltrinelli non possono fornire dati di vendita corretti. Noi abbiamo in catalogo ventisettemila articoli, di cui dodicimila sono titoli attivi. Di tutti questi, Ricordi e Feltrinelli hanno un solo codice a barre. Faccio un esempio concreto di quello che succede: la settimana dopo i Thievery Corporation è uscito il nuovo volume della collana Hotel Costes che ha venduto molto di più, almeno un terzo, e non è entrato in classifica.

Perché allora proprio i Thievery Corporation sono entrati in classifica? Non sono un gruppo così popolare…
Perché alle spalle dei Thievery Corporation non c'è soltanto la Audioglobe ma anche un'azienda di abbigliamento e una struttura che organizza concerti e che ha fatto molta promozione; e anche perché noi stessi abbiamo ingaggiato un ufficio stampa a Milano per promuovere la loro esibizione. Il nome dei Thievery Corporation ha iniziato a circolare, e non dimentichiamo che i loro dischi precedenti erano stati pubblicati da una major, la Virgin, non da un'indipendente.

Ci pare di capire che non siate molto soddisfatti del sistema di rilevare le vendite…
In realtà delle classifiche non ci importa nulla. Non ci hanno mai aiutato, semplicemente perché non ci siamo mai stati. La Audioglobe ha aperto nel dicembre del 1993, sta per compiere dieci anni ed ha continuato a crescere senza dar credito alle classifiche e senza essere iscritta alla FIMI.

Cosa vorreste cambiare, comunque, se ve ne fosse offerta la possibilità?
Vorremmo semplicemente che le classifiche fossero uno spaccato reale di quel che succede sul mercato. Oggi è come se la situazione fosse in mano ad un club di cuochi: in quella cucina si mangia soltanto ciò che loro decidono di cucinare. E' come se sul mercato ci fossero venti cuochi, e di quei venti solo i dodici appartenenti a un determinato gruppo potessero decidere il menù. Ma gli altri otto, che vengono lasciati in disparte, non se ne stanno mica fermi: continuano tranquillamente a fare il loro lavoro. Le classifiche servono, ce le richiedono dall'estero, però anche lì si sono accorti che non funzionano. Audioglobe è distributore in Italia di numerose etichette che pur realizzando vendite consistenti in classifica non ci entrano mai. Mentre capita che artisti distribuiti dalle major e che vendono un decimo dei nostri compaiano regolarmente. Ricordo il caos che successe a settembre: i fatti sono lì, lampanti, e non c'è altro da dire.

Che idea vi siete fatti di quell'episodio?
Io ho solamente letto gli articoli che sono stati pubblicati. Il problema riguardava la classifica Nielsen, utilizzata dalla FIMI, e la spiegazione che è stata fornita è che si è trattato di un refuso del computer. Ma il computer non può fare refusi, al massimo produce una stringa di dati illeggibili. Perciò è il programma che non funziona, anche perché lo stesso problema si è ripresentato dopo soli dieci giorni.

La spiegazione che è stata ripetuta anche a noi è che si trattava di vecchi titoli rimessi in commercio nell'ambito di offerte promozionali particolari e che proprio in forza del prezzo ridotto erano ritornati in classifica…
Ma come mai tutti quei dischi erano arrivati nei primi posti in classifica? E poi, com'è possibile pensare di rivenderne le stesse quantità di un anno prima? Sono discorsi che non filano. Un disco dopo un mese è bruciato, tutti quelli che fanno questo mestiere lo sanno. A meno che si tratti di dischi di alto livello come quelli dei Coldplay e di Moby, che vendono regolarmente tutte le settimane perché sono prodotti di qualità dai quali vengono anche estratti diversi singoli.

Siete mai entrati in contatto con la Nielsen, per sottolineare questi problemi?
No, anche se sono stato tentato di farlo. Sono stato abbonato per un anno al servizio Discopress di Musica e Dischi… Però, ripeto, per noi le classifiche sono importanti a livello di informazione, nient'altro.

Pensate quindi che sia sufficiente puntare sulla qualità e sulla credibilità degli artisti, per ottenere riscontri?
Sì, è su quello che lavoriamo.

In che modo?
Dipende, per esempio in base alla disponibilità delle testate. Nel campo dell'heavy metal va bene, ma per quanto riguarda l'elettronica non esistono riviste specializzate. Principalmente ci affidiamo ad un ufficio stampa. Ascoltiamo tutti i dischi che riceviamo con attenzione e poi decidiamo a chi farli avere. Lavoriamo principalmente con la stampa e con le radio.

Su quali negozi fate affidamento per la distribuzione?
Quel tipo di decisioni spetta più che altro al marketing: facciamo delle riunioni settimanali con i venditori. Oggi Audioglobe lavora un po' con tutti i punti vendita, sia quelli generici che quelli specializzati. E poi ci sono le grandi catene. Facciamo in modo che il punto vendita venga informato dell'uscita di un determinato disco con largo anticipo.




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